1. La conoscenza dei fatti storici e di quelli letterari è indispensabile alla crescita della persona. Cicerone. C. Pavese. Leopardi e il “secolo di ragazzi”. Alcuni non diventano mai uomini: H. Hesse, Esopo: Prometeo e gli uomini. Il gregge attaccato al piuolo dell’istante Il benessere dell'albero per le sue radici: la storia antiquaria di Nietzsche. T. Mann: la storia è quanto è stratificato sotto di noi. Ancora T. S. Eliot : il senso storico, la maturità della mente, e la visione d’insieme di tutta la letteratura europea che ha un’ esistenza simultanea.
Difficile e tardiva è la distinzione tra mito e storia. Il genealogo Ecateo, in quanto studioso del mondo eroico, non può negare il presupposto fondamentale di quella storia eroica ch’egli tratta: il commercio, cioè, fra uomini e dèi.
S. Mazzarino sul rapporto fra le Storie di Polibio e la tragedia storica romana.
Erodoto riferisce anche leggende e racconti cui non è tenuto a credere. Livio: all’antichità si conceda la licenza di rendere più venerabili i primordi della città mescolando l’umano con il divino. Curzio Rufo dà notizia di un racconto tràdito cui non crede. Così pure Arriano.
La storia nasce dalla poesia.
Vico[1]: la storia romana si cominciò a scrivere dai poeti. Anche quella greca: prima di Ecateo milesio furono i poeti a scriverla. Pavese: la poesia nasce da tutta la vita storica. Insomma storia e poesia sono intrecciate tra loro. La presenza continua di Omero, e in particolar modo dell’Odissea, nella cultura europea.
Giambattista Vico afferma che "la storia romana si cominciò a scrivere da' poeti", e inoltre, utilizzando un passo di Strabone[2] (I, 2, 6) sulla continuità tra l'epica ed Ecateo, :"prima d'Erodoto, anzi prima d'Ecateo milesio, tutta la storia de' popoli della Grecia essere stata scritta da' lor poeti"[3].
Nevio[4] scrisse il Bellum Poenicum, in saturni, con la prima guerra punica, Ennio[5] gli Annales già in esametri, con la seconda quando la storiografia statale era solo annalistica.
Con questi poeti arcaici la storia è già opus oratorium.
In un passo degli Academica, Cicerone afferma che i poeti arcaici, Ennio, Pacuvio, e Accio e molti altri piacciono “qui non verba, sed vim Graecorum expresserunt poetarum” (III, 10), poiché resero non le parole ma la forza dei poeti greci.
Analoga valutazione estetica si trova nel Prologo dell'Andria dove Terenzio si difende dall'accusa di contaminatio menzionando i suoi maestri Nevio, Plauto, Ennio:" quorum aemulari exoptat neclegentiam/potius quam istorum obscuram diligentiam" (vv. 20-21), dei quali preferisce cercare di eguagliare la negligenza piuttosto che la buia diligenza di costoro, ossia del malevolo vecchio poeta (vv. 6-7) Luscio Lanuvino e degli altri detrattori.
Attico nel De legibus dice a Cicerone, che dovrebbe scrivere la historia la quale manca alle lettere romane: “quippe cum sit opus , ut tibi quidem videri solet, unum hoc oratorium maxime” (I, 5), dal momento che appunto essa, la storia, come appunto a te sembra di solito, è l’unica scrittura davvero adatta all’oratore.
Quindi aggiunge che nihil potest esse ieiunius, niente può essere più scarno degli nnali dei pontefici massimi, poi anche le storie di Fabio Pittore[6], Catone, Fannio (genero di Lelio) e Venonio sono cosa exile, ( De legibus, I, 6), roba povera.
Cicerone nel De oratore (II, 12-15, 51-62) fa dire a Catulo che tra i Greci per essere grande storiografo bisognava essere anche grande oratore, mentre fra i latini “satis est non esse mendacem”.
La storia ufficiale infatti non era altro che compilazione di annali (erat enim historia nihil aliud nisi annalium confectio).
Gli annales pontificum erano scarne cronache annuali.
Ma torniamo al rapporto tra storia e poesia e chiudiamo l’argomento
Santo Mazzarino esamina il rapporto tra l'opera di Polibio e la tragedia storica romana:" In Roma la tragedia era sorta con Nevio, il poeta storico-epico del Bellum Poenicum. In particolare, la tragedia storica, o "pretesta", dei Romani si connetteva con la più tipica manifestazione del loro senso della storia e della morte"[7].
Nevio scrisse la praetexta Clastidium che celebrava la vittoria riportata dal console Marcello sui Galli nel 222 a. C.
Il pesarese Lucio Accio[8] invece con la pretesta Decius celebrò la vittoria di Sentinum, del 295 a. C., in cui il console Decio Mus, che comandava l'ala sinistra contro i Galli (alleati dei Sanniti), si era consacrato alla morte, col rito della devotio
Ricordo anche la praetexta Ambracia di Ennio che celebrò la spedizione vittoriosa di Marco Fulvio Nobiliore contro gli Etoli di Ambracia i quali si arresero dopo un lungo assedio (189 a. C.). Degli echi di questo fatto militare possono trovarsi anche nell’Amphitruo di Plauto.
Petronio nel Satyricon, attraverso il poeta Eumolpo dà precetti ai poeti che vogliano verseggiare fatti storici. I modelli sono Omero, i lirici greci, il romano Virgilio e la curiosa felicitas (118, 5) l'accurata fecondità di Orazio.
Ebbene il poeta-storico deve essere plenus litteris (118, 6), deve avere un’ampia cultura letteraria per non cadere sub onere, sotto il peso dell’impresa. Quindi non deve imitare gli storici cercando di racchiudere nei versi le imprese militari: “non enim res gesta versibus comprehendendae sunt, quod longe melius historici faciunt, sed per ambages deorumque ministeria et fabulosum sententiarum tormentum praecipitandus est liber spiritus, ut potius furentis animi vaticinatio appareat quam religiosae orationis sub testibus fides”, cosa che fanno molto meglio gli storici; ma lo spirito libero deve gettarsi a capofitto in mezzo alle ambiguità e funzioni divine e la sofferenza leggendaria delle battute, in modo che appaia il vaticinio di un animo invasato piuttosto che l’affidabilità di un discorso scrupoloso che dipende dalle testimonianze.
Si pensi al to; mh; muqw'de" di Tucidide :" e la mancanza del favoloso di questi fatti verosimilmente, apparirà meno piacevole all'ascolto (I, 22, 4). Il mito e il favoloso dunque, da quando Tucidide legiferò[9], va lasciato ai poeti. Polibio che ripete formule tucididèe seguì questa regola. Non altrettanto Tito Livio.
Tutti gli scrittori europei sono saliti sulle spalle di Omero poeta sovrano. L’ aforisma che Giovanni di Salysbury (XII secolo) attribuisce a Bernardo di Chartres.
Umberto Eco: ogni parricidio elimina i padri ricorrendo ai nonni. Picasso e Joyce.
Necessità della conoscenza della storia
Non tutti i bambini diventano persone mature. Lo afferma Cicerone nell'Orator [10]: "Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum. Quid enim est aetas hominis, nisi eă memoriā rerum veterum cum superiorum aetate contexitur?" (120), del resto non sapere che cosa sia accaduto prima che tu sia nato equivale ad essere sempre un ragazzo. Che cosa è infatti la vita di un uomo, se non la si allaccia con la vita di quelli venuti prima, attraverso la memoria storica?
Anche gli amori, per crescere diventare grandi, adulti, hanno bisogno di storia: “Anche gli amori muiono nell’attimo: vivono se diventano storia, cioè lunga fedeltà, rapporto con l’altro”[11].
Restare bambini, dal punto di vista del pensiero, non è cosa buona.
Lo fa notare C. Pavese:"C'è qualcosa di più triste che invecchiare, ed è rimanere bambini"[12].
Gli abitanti degli Stati Uniti, si dice, hanno qualche cosa di infantile. In effetti da loro non si respira la Storia. “Le strade, le piazze dove camminano li uomini, le donne e i bambini europei hanno preso il nome da statisti, generali, poeti, artisti, compositori, scienziati e filosofi…Le Streets e le Avenues in America sono semplicemente numerate; nei casi migliori, come a Washington, hanno anche un orientamento, visto che il numero è seguito da un North o da un West. Le automobili non hanno il tempo per meditare su una Rue Nerval o su un Largo Copernico. La sovranità del ricordo, questa auto-definizione dell’Europa come lieu de la mémoire, come luogo della memoria, ha però un suo ato oscuro. Le targhe affisse su tante case europee non parlano solo dell’eminenza artistica, letteraria, filosofica e politica. Commemorano anche secoli di massacri e di sofferenze, di odio e di sacrifici umani…L’Europa è il luogo in cui il giardino di Goethe confina con Buchenwald, in cui la casa i Corneille s’affaccia sulla piazza del mercato dove Giovanna d’Arco venne orribilmente messa a morte. Da questo censimento marmoreo, sembra che il numero dei morti superi quello dei vivi…L’America del Nord rifiuta proprio questa rete. La sua ideologia è quella dell’alba e del futuro. Quando Henry Ford ha dichiarato: “La storia è una sciocchezza”, lanciava la parola d’ordine dell’amnesia creativa, inneggiando a quel potere di dimenticare che è necessario all’inseguimento pragmatico dell’utopia”[13].
Leopardi trova che nella sua età prevalgano queste “creature”, giovani e anziane, infantilmente insensate[14]: "Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in paese di zoppi. E questi buoni ragazzi vogliono fare in ogni cosa quello che negli altri tempi hanno fatto gli uomini, e farlo appunto da ragazzi, senza altre fatiche preparatorie"[15].
In fondo ogni uomo è solo "un tentativo, un incamminato. Ma si deve essere incamminati verso la perfezione, in direzione del centro, non della periferia"[16]. Il centro è l'individuazione della propria humanitas, il riconoscimento dell' homo sum.
E’ difficile diventare uomini: “La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità…Certuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Taluno è uomo sopra e pesce sotto, ma ognuno è una rincorsa della natura verso l'uomo"[17].
“Ricordate di certo la favola di Esopo, quando Prometeo, su precisa indicazione di Zeus, plasma uomini e animali. Allorché Zeus si rende conto che gli animali sono molto più numerosi degli esseri umani, ordina a Prometeo di disfare un po’ di animali per trasformarli in uomini. E’ questo il motivo, afferma Esopo, per il quale gli esseri umani che non hanno ricevuto la loro forma umana sin dall’origine, si ritrovano con un corpo d’uomo e l’anima d’una bestia”[18]. “Pro;~ a[ndra skaio;n kai; qhriwvdh oJ lovgo~ eu[kairo~”[19], la favola è appropriata all’uomo rozzo e brutale
“Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piuolo dell'istante…solo per la forza di usare il passato per la vita e di trasformare la storia passata in storia presente, l'uomo diventa uomo"[20].
"Il benessere dell'albero per le sue radici, la felicità di non sapersi totalmente arbitrari e fortuiti, ma di crescere da un passato come eredi, fiori e frutti, e di venire in tal modo scusati, anzi giustificati nella propria esistenza- è questo ciò che oggi si designa di preferenza come il vero e proprio senso storico"[21].
E’ l’aspetto antiquario dell’amore per la storia.
“La storia è il nostro accaduto, è ciò che continuamente accade nel tempo. Ma tale è anche ciò che è stratificato, lo strato sotto il suolo su cui camminiamo e quanto più profondamente le radici del nostro essere arrivano allo strato insondabile di ciò che, sebbene posto sotto e fuori i confini fisici del nostro io, tuttavia lo plasma e alimenta (così che in ore di meno vigile coscienza possiamo parlarne in prima persona, come se appartenesse alla nostra carne), tanto più spiritualmente “carica” è la nostra vita, tanto più degna è l’anima della nostra carne”[22].
Noi gettiamo radici nei luoghi della terra dove facciamo esperienze: “poiché molti eventi egli vi aveva vissuto e le storie che noi viviamo in un luogo sono simili a radici che gettiamo nel suo sottosuolo”[23].
“Maturità della mente: a questa occorre la storia e la consapevolezza della storia”[24].
Il senso storico e quello letterario di T. S. Eliot impongono una visione d’insieme: "with a feeling that the whole of the literature of Europe from Homer and within it the whole of the literature of is own country has a simultaneous existence and composes a simultaneous order"[25], con la sensazione che tutta la letteratura europea da Omero, e, all'interno di essa, tutta la letteratura del proprio paese, ha un'esistenza simultanea e compone un ordine simultaneo.
Pesaro 30 settembre 2026 ore 16, 49 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time3231910
Today3024
Yesterday3906
This month260542
Last month307804
[1] 1688-1744.
[2] 64 a. C.-20 d.C. Ci è pervenuta la Geografia in 17 libri.
[3]La Scienza Nuova , Pruove filologiche, III e VIII.
[4] 280-201
[5] 239-169 a. C.
[6] 260-190 a. C. Uno dei più antichi annalisti, trattò la storia di Roma, in greco e in latino, fino alla seconda guerra pun punica, in polemica con la narrazione filocartaginese di Filino d’Agrigento.
[7]S. Mazzarino, Il Pensiero Storico Classico , II, 1, p. 152.
[8] 170-80 a. C.
[9] Jo d j ou\n Qoukidivdh~ eu\ mavla tou't j ejnomoqevthse kai; dievkrinen ajreth;n kai; kakivan suggrafikhvn…Luciano, Come si deve scrivere la storia, 41-42. Il trattatello è del 164 d. C. ”, Tucidide dunque legiferò molto bene e distinse la buona dalla cattiva storiografia.
[10] Del 46 a. C.
[11] Natoli, Parole della filosofia, p. 47.
[12]Il mestiere di vivere , 24 dicembre 1937.
[13] G. Steiner, Una certa idea di Europa, p. 37 ss.
[14]Al capitolo 58 ricorderemo l'attardato bambino pargoleggiante dell’età d’argento di Esiodo.
[15] Dialogo di Tristano e di un amico (1832). E’ una delle Operette morali delle quali l’autore scrive:"Così a scuotere la mia povera patria, e secolo, io mi troverò avere impiegato le armi del ridicolo ne' dialoghi e novelle Lucianee ch'io vo preparando"(Zibaldone , 1394) .
Mevga nhvpio~, molto stupido, incapace di parlare, è l'attardato bambino pargoleggiante (ajtavllwn) dell’età d’argento: tali tipi umani rimanevano cento anni in casa con la madre solerte, poi, quando ne uscivano, vivevano per un tempo meschino, soffrendo dolori per la loro stupidità: poiché non potevano astenersi da un’insolente prepotenza reciproca (Esiodo, Opere e giorni, vv 130-135).
[16] H. Hesse, Il giuoco delle perle di vetro (del 1943), p. 81.
[17] H. Hesse, Demian (del 1919), p. 54.
[18] Francesco de Stisi e Maria Leone, Luna, p. 172.
[19] Esopo, Promhqeu;~ kai; a[nqrwpoi , Prometeo e gli uomini (322).
[20] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, in Considerazioni inattuali II, p. 83 e p. 87.
[21] F. Nietzsche, Sull'utilità e il danno della storia per la vita, in Considerazioni inattuali II, p. 99.
[22] T. Mann, Giuseppe e i suoi fratelli. La storia di Giacobbe, p. 213.
[23] T. Mann, Giuseppe e i suoi fratelli. La storia di Giacobbe, p. 385.
[24] T. S. Eliot, Che cos’è un classico? (del 1944) In T. S. Eliot, Opere, p. 965.
[25] Tradition and the Individual Talent (del 1919),
Nessun commento:
Posta un commento