mercoledì 30 settembre 2026

Ifigenia CXLVI. Il proposito di dare ordine al caos.


 

Il giorno seguente, martedì dieci marzo, di mattina feci lezione

senza potere  impiegare, qualunque esse fossero in quel tempo, tutte  intere le capacità della mia mente. Il pomeriggio, in casa da solo, avevo bisogno di

riflettere. Indagare sul significato del rapporto con la bella ragazza

che mi stava sfuggendo era la mia attività mentale più viva.

Sapevo che per raccontare la nostra storia in maniera che fosse

 interessante per tutti, dovevo allenarmi a coglierne

giorno per giorno gli aspetti essenziali e universali.

Mettermi nei panni di un  lettore sensibile, intelligente e non ignorante.

Se invece lo scopo era riconquistare l'amore della giovane donna,

bisognava che comprendessi perché l'avevo perduta, e il mezzo

migliore per arrivare all'intelligenza di tanti fatti contraddittori e

confusi, era dare ordine al caos, trarre luce dal fumo-1.

  Del resto capire perché con Ifigenia avessi fallito, sarebbe stata una

necessità anche nel caso che avessi voluto cambiare compagna; e

in ogni modo la comprensione degli errori fatti nell'opera

educativa di questa amante, un’attività dove  avevo impiegato tempo, energie, sentimenti, era indispensabile per la mia parte pubblica, cioè politica. Non mi bastava imparare nozioni: volevo suscitare energie morali e sensibilità estetica nei miei discepoli. Per ottenere tale risultato dovevo risultare credibile, utile e pure piacevole.

 Perciò, sia  per arrivare al capolavoro auspicato, sia per ricominciare degnamente con Ifigenia, o, per iniziare ancora più degnamente con una migliore di lei, sia per educare i miei uditori e lettori di buona natura, dovevo trovare la causa più vera della nostra degradazione amorosa e umana.

 

Ifigenia talora aveva incoraggiato il mio  proposito artistico: una sera di febbraio,  dopo avere letto gli appunti che avevo preso nei giorni di

solitudine, parole rievocative di eventi tristi e lieti, disse

che dovevo cominciare a comporre la grande opera letteraria,

poiché il talento lo avevo, e il mancato successo del dramma non

significava che alle mie parole mancasse una forza ricca e

straordinaria-2. Una potenza che avrei dovuto disciplinare però, e

incanalare in uno stile epico fluente come l'acqua di un fiume ampio e

maestoso.

Ricordando questi suggerimenti, pensavo di avere ancora bisogno della sua presenza. Temevo che se mi avesse lasciato troppo per tempo, sarei diventato una schifezza di uomo: ingrassato, perduti o imbiancati i capelli, caduti o cariati i denti, sbiadita l’espressione  del viso non più  significativo; avrei smesso di leggere, mi sarei ubriacato, e una volta completamente brillo, sarei andato a ingiuriare-3 le cattive signorine 3bis sul lungomare di Misano bestemmiando Dio e tutti i santi a partire dall’onesto Giovanni e rinnegando in tal modo il mio stesso nome siccome divenutone indegno ; insomma avrei ucciso le mie potenziali capacità di fare le cose egregie delle quali però mi sarebbe rimasto il desiderio  frustrato tragicamente: allora i rimpianti e i rimorsi mi avrebbe spinto ad ammazzarmi lanciando bestemmie da fare inorridire le stelle.

Era stata Ifigenia a evocare la parte migliore di me, e lei

soltanto poteva portarmi al compimento di un'opera grande e

meravigliosa. Certo, le mancavano la finezza, l'autenticità e la

forza mentale che avrei voluto nella mia compagna di vita, però

aveva determinazione per gli scopi che le stavano a cuore davvero, e la mia

realizzazione artistica poteva importarle , se non altro perché, di riflesso,

avrebbe procurato fama e successo pure a lei. Ma soprattutto Ifigenia aveva ancora l’aureola della bellezza, consolatrice di tutti gli affanni.

Avvertenza: il blog contiene  tre note e mezzo con il greco non traslitterato

 

Note

 

1Cfr. Orazio, Ars poetica, v.143: "non fumum ex fulgore, sed ex fumo dare

lucem/cogitat..", non pensa di trarre fumo dallo splendore, ma luce dal fumo. Il

soggetto è Omero.

 

 

 

2Cfr. Shakespeare, The tempest:"But doth suffer a sea-change/into something  rich and strange

 

 

3Cfr. Aristofane, Cavalieri: “mequvwn te tai'" povrnaisi loidorhvsetai" (v. 1400), e ubriaco oltraggerà le puttane.

 

3 bis Per le “cattive signorine”  cfr. invece Cocotte di Gozzano. Come vedete è tutto testimoniato dalla  tradizione letteraria europea nobile e antica.

 

Pesaro 30 settembre 2026 ore 21. giovanni ghiselli

p. s.

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