domenica 20 settembre 2026

Omero, Odissea, seconda parte. L’età dei poemi omerici. La critica alessandrina analogica- razionalista e quella pergamena allegorizzante.


 

O dea, figlia di Zeus, cominciando da un punto qualunque, racconta anche a noi.

 

 Potremmo iniziare da diversi punti di partenza, come il primo canto dell'Odissea , il poema che mi accingo a spiegare, il cui autore, chiunque egli sia, conclude il Proemio con la richiesta alla Musa, la dea figlia di Zeus, di raccontare anche a lui le vicende dell'uomo versatile cominciando da un punto qualunque:"Tw'n aJmovqen ge, qea; quvgater Diov", eijpe; kai; hJmi'n" (I, 10) .

 

L'età dei poemi omerici, le prime edizioni e interpretazioni.

 

 Cominciamo a studiare Omero partendo dalle Storie  di Erodoto che già conosciamo e anzi ci sono diventate "venerande" per "l'averle noi studiate e venerate"[1].

Lo storiografo di Alicarnasso , lo sappiamo, tende al favoloso e al mitico che a noi non è dispiaciuto anche se i successori, in effetti meno piacevoli, glielo rinfacceranno, e, comunque, sul "padre della poesia", il "padre della storia" dà una notizia che non si discosta enormemente da quanto affermano gli studiosi moderni.

Raffaele Cantarella[2] anzi si trova d'accordo con la data proposta da  Erodoto il quale afferma che Omero fu contemporaneo di Esiodo, e che i due poeti vissero quattrocento anni prima, non di più  ("  JHsivodon ga;r kai;    { Omhron hJlikivhn tetrakosivoisi e[tesi dokevw men presbutevrou" genevsqai kai; ouj plevosi", II, 53, 2) e che sono stati loro a comporre per gli Elleni una teogonia, dando i nomi agli dèi, distinguendone gli onori, le prerogative e indicando il loro aspetto.

“Omero creò le forme nelle quali le grandi divinità vennero mantenute poi sempre nell’immaginazione dei Greci nell’arte e nella letteratura. Ci sono però due importanti eccezioni: Demetra e Dioniso, il dio dell’estasi i cui nomi compaiono nei suoi poemi assai di rado”[3].

Il "poeta sovrano"[4] dunque secondo Erodoto sarebbe fiorito verso l'850 a. C.

Vedremo che la datazione oscilla tra questa più antica fino al 650 a. C. che è la più tarda.

“Per chiunque studi l’antica Grecia è da tempo fuori discussione che l’Iliade e l’Odissea non sono poemi primitivi. Non solo la loro arte e la loro struttura, ma la loro intera concezione del mondo e della divinità sono molto lontane da quelle dei greci più antichi e più noti. Ambedue i poemi, in verità, contengono molta materia antichissima; ma ambedue, nella forma in cui ci sono pervenuti, sono il prodotto di un’epoca civilizzata e il culmine di un lungo processo di sviluppo”[5].

E' noto che sull'età dei poemi attribuiti a Omero e su chi li abbia composti è aperta una questione che risale almeno al III secolo a. C., quando Xenòne ed Ellanìco, due grammatici discepoli di Zenodoto il quale fu il primo bibliotecario di Alessandria  ( e visse fra il 330 ca. e il 260 ca.), separarono l'Iliade  dall'Odissea  considerando la prima opera di Omero, la seconda di un poeta meno antico.

Per questo vennero chiamati cwrivzonte", separatisti.

Il loro maestro  aveva curato la prima edizione critica dei testi ritenuti di Omero. Precedentemente le "rapsodie" omeriche, ossia i brani episodici recitati in pubblico dai rapsodi, erano stati raccolti da Licurgo a Sparta, e ad Atene da Solone prima, poi, con maggior cura, da Pisistrato che fece mettere in ordine le singole parti[6] ; quindi ci furono altre città che approntarono le edizioni dette appunto kata; povlei".

Seguirono le edizioni individuali chiamate kat j a[ndra, come quelle di Teagene di Reggio (VI secolo) , di Antimaco di Colofone (V-IV secolo) e di Aristotele che ne preparò una per Alessandro Magno .

Ma la prima edizione filologica  fu quella di Zenodoto che divise ciascun poema in ventiquattro libri e curò una diovrqwsi" vera e propria, cioè un "raddrizzamento", il quale partiva dalla redazione ateniese, la confrontava con altre, la correggeva e  corredava di un commento. Zenodoto aprì la strada ai suoi discepoli  separatisti indicando come spuri non pochi versi dell'edizione pisistratea, pur molto accreditata, al punto che Cicerone nel De oratore  presenta il non rozzo tiranno come l'ordinatore praticamente definitivo del grande patrimonio omerico "qui primus Homeri libros confusos antea sic disposuisse dicitur, ut nunc habemus "( III, 137) il quale dispose, si dice, come ora li abbiamo, i libri di Omero precedentemente privi di ordine.

Seguirono le edizioni alessandrine: quella di Aristofane di Bisanzio (265 ca.-190 ca.) sostenitore dell'analogia, teoria che considera la lingua un fatto non naturale ma razionale e fondato su regole[7]; poi quella , più nota, quella di Aristarco di Samotracia  (215-144 ca.) il quale, convinto dell'origine ateniese di Omero, tendeva ad atticizzare il testo e si oppose ai separatisti attribuendo l'Iliade  alla gioventù del poeta e l'Odissea  alla sua vecchiaia.

Omero come poeta dell’Iliade e dell’Odissea non è una tradizione storica, bensì un giudizio estetico[8].

Aristarco corredò la sua edizione di segni marginali che completano quelli già usati dai curatori precedenti. Tra questi segni "diacritici", che si trovano in un codice della biblioteca Marciana di Venezia, "un manoscritto pergamenaceo del decimo secolo, e dei più importanti della tradizione medievale di Omero"[9], segnalo, per curiosità e anche perché, data la loro evidenza, si possono ricordare, l' ojbelov", lo spiedo, ossia un trattino, che "infilzava" il verso spurio;  l' ajsterivsko" ,  la stelluccia, che segnalava un verso ripetuto;

e l'ojbelov" met j ajsterivskou , lo spiedo con stelluccia davanti a ripetizione abusiva.

 Questo metodo permetteva al diorqwvth" di mantenere le lezioni non approvate. La diovrqwsi"  alessandrina era fornita di un commento (uJpovmnhma) che chiariva i motivi delle scelte con ragioni che sono rintracciabili negli scovlia, le note dei manoscritti omerici arrivati fino a noi.

Seneca mostra di non apprezzare la questione omerica e l'attività filologica di Aristarco: “quantum temporis inter Orphea intersit et Homerum, cum fastos non habeam, computabo? Et Aristarchi notas quibus aliena carmina compunxit recognoscam, et aetatem in syllabis conteram?...adeo mihi praeceptum illud salutare excidit: “tempori parce”? Haec sciam? Et quid ignorem?” (Epistola, 88, 39), conterò quanto tempo ci corra tra Orfeo e Omero pur essendo privo di documenti storici? Ed esaminerò i segni diacritici di Aristarco con cui egli infilzò i versi interpolati e consumerò la vita a contare le sillabe?...davvero mi è sfuggito quel sano precetto: risparmia il tempo? Dovrei sapere queste pedanterie? E che cosa ignorare?

 

“Diceva Seneca nella medesima lettera a Lucilio: tempori parce, “abbi pietà del tempo!”. Non si pensa mai che il tempo sia una creatura viva e possa soffrire: il tempo subisce ogni giorno un’incredibile quantità di vessazioni informative…Qualcuno dovrebbe decidersi a scrivere un trattato Sulla dieta informativa. Siamo sommersi di notizie, servizi, scoop, di valore e significato assolutamente disuguale ma tutti da consumare in quantità pantagruelica: la tale attrice ha il seno rifatto, no anche le labbra….”[10]. 

 

Proseguo indicando alcune posizioni critiche mentre mi riservo di utilizzarne altre , non meno note e importanti, nella fase del commento dei versi che sceglierò.

 

 

Gli stoici interpretano Omero secondo il metodo allegorico che era già stato abbozzato da Teagene di Reggio il quale identificava gli dèi con gli elementi primordiali: p. e. Apollo ed Elios con il fuoco, Poseidone con l'acqua. Si può pensare alle Allegorie omeriche di Eraclito, lo stoico del I secolo. d. C.

 Il filosofo stoico Cratete di Mallo ,  invitato a Pergamo da Eumene II (197-158 a. C.), organizzò la biblioteca fondata dal re[11], e divenne caposcuola della filologia pergamena che contrapponendosi a quella alessandrina,  sosteneva l'anomalia, cioé l'irregolarità del linguaggio inteso come fatto naturale, e propugnava l'interpretazione allegorica dei testi omerici. Egli fu dunque in polemica con  il contemporaneo Aristarco, fautore dell'analogia, la quale vuole individuare norme e regole nell'uso della lingua, e assertore del fatto che bisognava spiegare Omero con Omero ( "  {Omhron ejx JOmhvrou safhnivzein", cfr. Schol. B a Z 201).

 

Ma leggiamo alcune parole del Pohlenz sull'indirizzo critico degli stoici pergameni:"Cratete, invece, si pose lo scopo preciso di compenetrare di spirito filosofico la filologia, di cui era insegnante a Pergamo. In antitesi con i "grammatici" alessandrini egli rivendicò l'antico nome di kritikov", dandogli però un significato nuovo, intendendo cioè che solo un'esegesi della poesia fondata su una conoscenza filosofica e "giudicante" porta a una vera comprensione della poesia stessa e mette in grado di giudicarla correttamente. Infatti, per quanto ricercasse in un componimento poetico l'armonia e lo stile, da buono stoico rinveniva il suo vero valore nel contenuto di pensiero e nelle tracce del logos  divino, che devono essere presenti in ogni poesia veramente grande. Al pari dei filosofi stoici egli credeva che gli uomini delle età più antiche, particolarmente i poeti e tra questi prima di tutti Omero, fossero stati i depositari di una coscienza più pura e genuina: nel riportarla alla luce della coscienza consisteva per lui il compito più elevato dell'esegeta. Il metodo allegorizzante della sua scuola offriva la possibilità di interpretare gli dèi omerici come forze della natura. Inoltre Cratete era convinto che Omero avesse già intuito le cognizioni scientifiche delle età posteriori: la sfericità della terra e del cosmo, le orbite e le zone, la distribuzione delle terre e delle acque sulla superficie terrestre, l'alimentazione degli astri con le esalazioni del mare, le lunghe notti polari e molti altri fenomeni gli sarebbero stati noti."[12].

 

Più avanti Pohlenz illustra la posizione di Posidonio (II-I secolo a. C.) :"Gli uomini dei primi tempi, essendo più vicini alla loro origine divina, dovevano avere anche posseduto, secondo Posidonio, una moralità più pura e una più profonda conoscenza del destino umano. Omero non rappresentava per lui il compendio di tutto il sapere; però si compiacque quando credette di poter constatare che l'antico poeta aveva avuto delle idee esatte intorno alle cause delle maree o alle piene del Nilo. E, pur non esaurendosi il valore della poesia nella sua azione educativa, Omero rimase per lui "il poeta", il rappresentante di una saggezza divina, anche se non la sorgente di una pura conoscenza di Dio. Si tenne lontano, come aveva fatto Panezio, dall'interpretazione allegorica, ma era convinto che i miti, a chi li penetrasse veramente, potessero rivelare un senso profondo, al pari degli usi antichi e delle cerimonie cultuali"(p. 484).

 

Sull'azione educativa, non da tutti approvata, dei poemi omerici farò diversi interventi commentando il testo, ora invece mi preme vedere come l'Anonimo autore del trattato Sul Sublime  (I secolo d. C.) elabori i suggerimenti dei filologi che l'hanno preceduto per quanto riguarda la questione della paternità dei poemi. Ebbene l'autore conclude il suo discorso critico sull'epica, dove trova non pochi esempi di grandezza eroica, attribuendo entrambi i poemi a Omero ma affermando che l'Odissea  non è altro che l'epilogo dell'Iliade ("ouj ga;r ajll j hj; th'" jIliavdo" ejpilogov" ejstin hJ  jOduvsseia", 9, 12) in quanto il poema di Achille fu scritto quando la forza creatrice dell'autore era al culmine  (" ejn ajkmh'/") ed è pieno di dialogo e azione, mentre in quello di Ulisse prevale l'aspetto narrativo che è caratteristico della vecchiaia ("th'" de;  jOdusseiva" to; plevon dihghmatikovn, oJvper i[dion ghvrw"", 9, 13). L'Omero dell'Odissea  dunque potrebbe essere paragonato al sole quando tramonta cui rimane la grandezza pur senza l'ardore. Si tratta comunque di una vecchiaia vigorosa perché è pur sempre la vecchiezza di Omero!("gh'ra" d  j o{mw" JOmhvrou", 9,14). Questa considerazione è accompagnata da altri giudizi critici di valore che mi riservo di utilizzare per commentare il testo e per compilare una scheda sul sublime in Omero.

Pesaro 20 settembre 2026 ore 11, 17 giovanni ghiselli

p. s.

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[1]Cfr. G. Leopardi, Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica , p. 90.

[2]Breve introduzione ad Omero , p. 40.

[3] M. Nilsson, Religiosità greca, p. 4.

[4] Dante (Inferno , IV, 88) trae questa alta considerazione di Omero dalle lodi che ne leggeva negli scrittori latini (Orazio, Cicerone, Seneca, Paolo Orosio). Altro riconoscimento della supremazia omerica si trova nel Purgatorio  quando Virgilio informa Stazio sulla situazione ultraterrena dei poeti antichi e chiama Omero "quel greco/che le Muse lattar più ch'altro mai"(XXII, 101-102). Nelle  opere minori di Dante si trovano pure citazioni omeriche di seconda e terza mano; per esempio in Vita nuova  II 8:" e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero:"Ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di deo", ricavata, non direttamente, dall'Etica Nicomachea  di Aristotele. 

[5] G. Murray, Le origini dell’Epica greca, p. 14.

[6]"secondo una convinzione largamente diffusa, Pisistrato aveva risolto una volta per sempre il problema del testo omerico autentico, facendolo stabilire da esperti e pubblicare in un'edizione per così dire ufficiale. Una diversa tradizione assegnava questo ruolo a Solone, autore della grande riforma costituzionale ateniese del 594 a. C. Secondo le parole di Diogene Laerzio, che scrisse le sue Vite e opinioni di eminenti filosofi nel III secolo d. C., ma qui cita l'autore di una Storia megarica  del IV secolo a. C. , fu Solone che "prescrisse che i rapsodi recitassero Omero in ordine fisso, in modo che dove cessava il primo, di là prendesse inizio il seguente"(I, 57)", M. I. Finley, Il mondo di Odisseo , pp. 21-22.

[7] Cesare scriverà un trattato, perduto, De analogia.

[8] F. Nietzsche, Appunti filosofici 1867-1869, p. 36.

[9]C. Del Grande, Storia della Letteratura Greca , p. 45.

[10] M. Bettini, I classici nell’età dell’indiscrezione, p. 5.

[11] Cfr. Franco Montanari, Pergamo, pp. 639 ss. In Lo spazio letterario della grecia antica, Volume I.

[12]M. Pohlenz, La Stoa  , 1, p. 365.


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