domenica 6 settembre 2026

Euripide Ione ventiduesima parte (versi 1279- 1311). La paternità come finzione legale. L’ironia tragica al culmine.


 

Quindi Ione passa a maledire Creusa senza sapere che è proprio la donna che l’ha messo al mondo: “guardate la donna capace di tutto i[desqe

th;n panou`rgon (1279)  quale inganno  ha intrecciato da inganno- “ek tevcnh~ tevcnhn- oi{an e[plexe” (1279- 1280).

Creusa  si è acquattata sotto l’altare del dio per non pagare il fio dei misfatti compiuti dice ancora Ione.

 

Segue una sticomitia tra madre e figlio che non si sono riconosciuti

Creusa prova a difendersi: “ti  proibisco di uccidermi in nome del dio che mi protegge qui dove ci troviamo”

Ione ribatte che lei non non ha nulla in comune con Apollo

Creusa: “consacro il mio corpo al dio”.

Apollo veramente glielo aveva già preso senza chiederle il permesso.

Ione: “ e allora tentavi di uccidere con veleni il suo protetto?” Ione si avvicina alla verità senza saperlo.

Creusa: “ non eri più del Lossia ma di tuo padre” che sarebbe Xuto secondo l’errore di Creusa.

 

Di fatto Xuto è il tipo del marito scimunito come Admeto e Giasone. Il marito spiace a Euripide. Anche oggi non poche volte lo sposo della madre non è il padre e l’uomo così chiamato è spesso è una finzione legale.

 Nell’Ulisse di Joyce Stephen Dedalus dice:  “ il padre è un male necessario (IX episodio, Scilla e Cariddi, La biblioteca,  p. 283  A father is a necessayi evil 186;  poi Paternity may be a legal fiction 186, la paternità  magari una finzione legale 284”.

 

Ione: “Ma sono nato dal padre: dico l’essenza – oujsivan levgw- (1288).

 

 Anche Ione rifiuta il padre che gli è stato attribuito. Lo fece pure Alessandro Magno che diceva di essere figlio di Zeus. Con me lo ha fatto Päivi che mi ha eliminato insieme con nostra figlia. Non so se abbia fatto del bene almeno a sé stessa. I grandi autori parlano sempre di chi li legge.

 

Creusa: “certo allora lo eri, ma ora io sono sua, tu non più”.

Madre e figlio si contendono l’appartenenza ad Apollo.

Ione: certo non sei pia : le mie mansioni erano allora quelle della pietà religiosa” tama; dj eujsebh` tot j h\n (1290)

E’ quasi una schermaglia teologica.

Creusa: “ho cercato di ucciderti in quanto nemico della mia casata”

Ione: “non sono mai venuto in armi alla tua terra”

Creusa: “Certamente sì e avresti incendiato la reggia di Eretteo”

Ione: “ con quali torce o con quale fiamma di fuoco?”

Creusa: “volevi prendere dimora nel mio palazzo dopo averlo occupato facendomi violenza- ejmou` biva/ labwvn” 1295.

Creusa ora attribuisce anche a Ione quanto ha sbìto da Apollo.

Ione: “il padre mi attribuiva una terra che aveva acquisito” Ora Ione si riferisce a Xuto.

Creusa: “come toccherebbe agli Eolidi quello che è dgli Ateniesi di Pallade?

Eolo era fratello di Xuto.

Ione: “con le armi non con le parole l’ha salvata”

Creusa: “era il soccorritore che vi abitava-ejpivkouro~ oijkhvtwr 1299)  non il padrone della terra”.

Ione: “e dunque volevi ammazzarmi per paura?”

Creusa: “per non morire, se non avessi ottenuto tu la sorte dovuta”

Ione: “essendo tu senza figli invidi il fatto che il padre mi ha trovato”

Creusa: e ti rapinerai le case di quelli senza figli?”

Ione: “non devo avere parte di quanto è di mio padre?”

Creusa: “quanto è uno scudo- ajspiv~- e una lancia (e[gco~): questa è tutta  la tua proprietà (1305).

In greco scudo è femminile e lancia è neutro. Le donne devono difendersi spesso dalla prepotenza maschile. Ancora oggi.

Ione: “lascia l’altare e le sedi del dio”

Creusa: “ammomisci tua madre ovunque sia”

Qui l’ironia tragica tocca il culmine, come quando Edipo dice:" in vece loro, io queste battaglie, come per mio padre/combatterò e dappertutto arriverò”- (Sofocle, Edipo re, vv. 264- 265). Parla di Laio che era suo padre ma ancora non lo sapeva.

 

Torniamo alla sticomitia tra Ione e Creusa

Ione: “E tu non riceverai una pena per avere tentato di uccidermi?

Creusa sfida Ione a compiere un sacrilegio affermando che non si muoverà dal santuario: “Sì,  se tu vuoi sgozzarmi sfavxai dentro questo sacrario (1309)

Ione: “quale piacere hai tu - tiv~ hJdonhv soi- nel morire tra le ghirlande del dio?

Creusa: “ daremo dolore a uno dal quale siamo stati addolorati” (1311)

Pesaro 6 settembre 2026 ore 11, 37 giovanni ghiselli

p. s.

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