sabato 19 settembre 2026

Introduzione alla Storiografia. Seconda parte


 

 

 

2. Alcuni personaggi appartengono tanto alla storia, quanto alla letteratura  e alla filosofia che attingono alla storia, quanto al melodramma e al cinema che utilizza diverse discipline.

Baudelaire: Alcibiade, Catilina e Cesare quali splendidi tipi del dandismo.

 Andrea Sperelli di D’Annunzio è camaleontico come l’Alcibiade di Plutarco, di Cornelio Nepote, di Montaigne, e quanto il Catilina di Cicerone.

Il “ritratto paradossale” del Catilina di Sallustio,  pieno di vizi e di virtù. Alcibiade, Catilina e Cesare sono seduttori tipici. Hanno un antecedente in Odisseo, con l’aggiunta della bellezza.

Alcibiade nel Simposio di Platone, quindi  in Nietzsche.

Alcibiade  prefigura il  don Giovanni di Kierkegaard e Andrea Sperelli: seguono la soddisfazione istantanea e la legge del nunc.

Altri “ritratti paradossali” con la compresenza di vizi e virtù: papa Alessandro VI di Guicciardini (virtù avanzate e vizi oscenissimi, Storia d’Italia, I, 2) ed Enrico V di Shakespeare[1]. Si può aggiungere Napoleone.

 

3. La conoscenza dei fatti storici e di quelli letterari è indispensabile alla crescita della persona. Cicerone Orator [2]: "Nescire autem quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum (120)

C. Pavese. Leopardi e il “secolo di ragazzi”. Alcuni non diventano mai uomini: H. Hesse. Esopo: Prometeo e gli uomini[3]. Il gregge attaccato al piuolo dell’istante  Il benessere dell'albero per le sue radici:  la storia antiquaria di Nietzsche.

 T.Mann: La storia è quanto è stratificato sotto di noi (Giuseppe e i suoi fratelli).

T. S. Eliot : il senso storico, la maturità della mente, e la visione d’insieme  di tutta la letteratura europea che ha un’ esistenza simultanea.

Difficile e tardiva è la distinzione tra mito e storia. Il genealogo Ecateo, in quanto studioso del mondo eroico, non può negare il presupposto fondamentale di quella storia eroica ch’egli tratta: il commercio, cioè, fra uomini e dèi.

S. Mazzarino sul rapporto fra le Storie di Polibio e la tragedia storica romana  

 

Delle lotte fra Romani e Galli, due vittorie furono celebrate con preteste: quella di Clastidium, riportata da Marcello nel 222 a. C.;

e quella di Sentinum, del 295 a. C., in cui il console Decio Mus, che comandava l'ala sinistra contro i Galli (alleati dei Sanniti), s'era consacrato, col rito della devotio , agli dèi della terra e, gettandosi contro i nemici, aveva assicurato la sua morte e la vittoria.

La battaglia di Clastidium era stata portata sulle scene da Nevio stesso, che certo poté seguire con ansia, come contemporaneo, quella vicenda in cui Claudio Marcello, allora il più insigne esponente del ramo plebeio dei Claudii, aveva vinto in duello il celtico Virdumaro, e riportato il trionfo.

La battaglia di Sentinum fu celebrata in una pretesta del pesarese Lucio Accio, Aeneadae  o Decius-

 Erodoto riferisce anche leggende e racconti cui non è tenuto a credere. Livio: all’antichità si conceda la licenza di rendere più venerabili i primordi della città mescolando l’umano con il divino. Curzio Rufo dà notizia di un racconto tràdito anche cui non crede. Così pure Arriano. Nemmeno Tacito elimina del tutto il mito.

 

La storia nasce dalla poesia. Vico: la storia romana si cominciò a scrivere dai poeti. Anche quella greca: prima di Ecateo milesio furono i poeti a scriverla. Pavese: la poesia nasce da tutta la vita storica. Insomma storia e poesia sono intrecciate tra loro. La presenza continua di Omero, e in particolar modo dell’Odissea, nella cultura europea. Tutti gli scrittori europei sono saliti sulle spalle di Omero poeta sovrano. L’ aforisma che Giovanni di Salysbury (XII secolo) attribuisce a Bernardo di Chartres: “Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantum humeris insidentes »

Umberto Eco: ogni parricidio elimina i padri ricorrendo ai nonni. Picasso e Joyce.

 

4. Alcuni topoi comuni alla storiografia e alla letteratura. “Attraverso la sofferenza, la comprensione”. La parodo dell’Agamennone di Eschilo. Il Creso di Erodoto.

 

Condanna della tirannide, un potere zoppo generato dall’u{bri~: Sofocle, Euripide (Fenicie) Erodoto (la nonna di Periandro: una Bacchiade zoppa) . Il  film The great dictator (1940) di Chaplin.

 

Il diritto del più forte: Tucidide.

 

L’imperialismo in Tacito: quello rinunciatario della Germania (maneat, quaeso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui, quando , urgentibus imperii fatis , nihil iam praestare  fortuna maius potest quam hostium discordiam" (Germania, 33),

e quello velleitario degli Annales  (II, 26). In questa opera conclusiva Tacito rinfaccia a Tiberio il richiamo di Germanico vincitore di Ariovisto: “posse et Cheruscos ceterasque gentīs, quoniam Romae ultioni consultum esset, internis discordiis relinqui” dice l’imperatore invidioso del nipote.

 

L’esecrazione del denaro e la maledizione del potere, di ogni potere. Le tragedie di Seneca. L’Adelchi di Manzoni. Onore alle donne e agli uomini che non hanno potere.

 

Esecrazione e santificazione della guerra. La guerra fatta di propaganda: Alessandro Magno, Dario III (Curzio Rufo) e il console Claudio Nerone (Tito Livio).

 Del resto, soprattutto nei poeti, c’è anche la propaganda contro la guerra: Ares nell’Agamennone di Eschilo,  e nell’Edipo re di Sofocle. Il film Senso di Visconti.

 

Il determinismo geografico (Erodoto, Ippocrate, Seneca Medea)  e quello vestiario (Alessandro Magno in Curzio Rufo).

 

Topoi gestuali. L’ostensione del ventre: Agrippina (Tacito Annales) e Giocasta (Seneca Edipo re) . L’obiectus pectorum delle donne dei Germani in Tacito. I gesti estremi delle donne dei Cimbri e dei Teutoni in Plutarco

  Le donne dei Germani compiono gesti estremi mentre assistono alla sconfitta dei loro uomini. Nella Vita di Mario l’autore racconta che nell’estate del 102 a. C. le donne dei Teutoni ad Aquae Sextiae (l’odierna Aix, a nord di Marsiglia) scesero in campo armate di spade e scuri e con grida terribili respinsero sia i loro uomini in fuga sia i Romani inseguitori. Mescolate ai combattenti strappavano le armi ai Romani, e, insensibili alle ferite, combattevano fino alla morte (19). 

 L’anno dopo (agosto 101 a. C.) le donne dei Cimbri sconfitti ai Campi Raudii (nel vercellese) ritte sopra i carri, vestite di nero, ammazzavano quelli che fuggivano, fossero essi i mariti, i fratelli o i padri. Strangolati con le loro mani i più teneri figlioletti, li gettavano sotto le ruote dei carri e gli zoccoli delle bestie, e infine si sgozzavano” (27)

 

Nicolao di Damasco (64 a. C.-14 d. C, ha scritto una storia universale) e la sublata vestis.  Riprende questo episodio da Ctesia di Cnido medico della corte persiana alla fine del V secolo a. C.

 

5. La storiografia tragica (Filarco III sec. a. C.) e quella pragmatica (Polibio -206-124). 

 Filarco viene criticato da Polibio per la presenza, nella sua opera, di  gesti patetici che non si confanno alla storiografia. L’eccidio di Mantinea (223 a. C.). Polibio fu un opportunista di genio. Adattò la storiografia tucididea alla nuova situazione (A. Momigliano). La storiografia drammatica è generalmente mal reputata. Ma molti personaggi della storia si comportano come attori di teatro. La teatralità di Demetrio Poliorcete, quella di Antonio e quella di Cleopatra (Plutarco).

 

Nella Vita di Antonio, accoppiata con quella di Demetrio, Plutarco cita due versi dell’Edipo re (il quarto leggermente modificato e il quinto senza ritocchi) per significare la dissolutezza pestifera di Antonio: quando il triumviro si recò in Oriente, l’Asia intera, come quella famosa città di Sofocle (Tebe) era piena di fumi di incenso, e insieme di peani e di gemiti (24, 3).

Subito dopo Plutarco racconta che Antonio entrò in Efeso preceduto da donne vestite come le Baccanti e da uomini e fanciulli abbigliati da Satiri e da Pan; la città era piena di edera, tirsi, zampogne e flauti e la gente acclamava Antonio come Dioniso che dà gioia e amabile.

Per alcuni sarà stato tale, ma per i più era

j Wmhsth;~ kai;  jAgriwvnio~ (24, 4-5), Dioniso Crudivoro e Selvaggio.

Quando Cleopatra si recò da lui risalendo il fiume Cidno, con teatralità ancora più vistosa, si diffuse dappertutto la voce che Afrodite con il suo corteo andava da Dioniso per il bene dell’Asia (wJ~ hJ jAfrodivth kwmavzoi pro;~ to;n Diovnuson ejp j ajgaqw`/ th`~  jAsiva~, 26, 5). Quindi Plutarco racconta alcune buffonate che i due amanti compivano divertendo gli Alessandrini i quali dicevano che Antonio con i Romani usava la maschera tragica e con loro quella comica ( levgonte~ wJ~ tw`/ tragikw`/ pro;~ tou;~  JRomaivou~ crh`tai proswvpw/, tw`/ de; kwmikw/` pro;~ aujtouv~,  29, 4).

 L’ultima scena di Augusto (Svetonio:  krovton dovte).

 

6. La guerra civile e il capovolgimento dei valori anche lessicali.

Sinistro carnevale. Tucidide. Sallustio. Platone e la democrazia degenerata.

 Il significato delle persone può capovolgersi: Dario III, Edipo: da basilei'~ a farmakoiv.

 

7. Necessità di sviluppare lo spirito critico. La storia hegelianamente intesa  riduce a una nuda ammirazione del successo, lo nota Nietzsche che  le contrappone la storia critica. L’uomo virtuoso nuota contro le onde della storia. Lo  storicismo come accettazione della storia con le sue implicazioni autoritarie Senofonte, Isocrate[4] e lo storicismo come razionalità del reale (Mazzarino). 

Mentalità schiavistica di Isocrate e antischiavistica di Alcidamante

Con l'Archidamo  (intorno al 366) il retore Isocrate può considerarsi lo "storico", per così dire, della mentalità schiavistica spartana in senso stretto: il discorso, infatti, è impernato, per gran parte, sulla ricostruzione dell’antichissima vittoria di Spartani su Messenii, per mostrare il buon diritto degli Spartani a tenere i Messenii sotto il giogo della tremenda schiavitù. Dice l’Archidamo isocratèo: “gli alleati vi propongono di rinunciare a Messene per fare la pace…vorrebbero dunque che voi in breve tempo gettaste via la gloria, che i nostri anenati, in mezzo ai pericoli, ci lasciarono per settecento anni”  ...L'Archidamo di Isocrate è insomma proteso alla difesa dello schiavismo spartano su una base "storica ".

Alcidamante- retore e sofista avversario di Isocrate nel Messeniaco (del 366) invece scrive:” ejleuqevrou~ ajfh`ke pavnta~ qeov~, oujdevna dou`lon hJ fuvsi" pepoivhken”, dio  lasciò tutti liberi, la natura nessuno fece schiavo (In Aristotele Retorica 1373b).   Orosio anticipa Hegel quamdo scrive che la storia è tutta divina , è storia dei giudizi di Dio.

 

Pesaro 19 settembre 2026 ore 11, 49 giovanni ghiselli.

p. s.

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[1] A. La Penna, Aspetti del pensiero storico latino, pp. 220-221.

[2] Del 46 a. C.

[3] Promhqeu;~ kai; a[nqrwpoi , Prometeo e gli uomini 322.

 

[4] Con l'Archidamo  il retore Isocrate può considerarsi lo "storico", per così dire, della mentalità schiavistica spartana in senso stretto: il discorso, infatti, è impernato, per gran parte, sulla ricostruzione dell’antichissima vittoria di Spartani su Messenii, per mostrare il buon diritto degli Spartani a tenere i Messenii sotto il giogo della tremenda schiavitù. Dice l’Archidamo isocratèo: “gli alleati vi propongono di rinunciare a Messene per fare la pace…vorrebbero dunque che voi in breve tempo gettaste via la gloria, che i nostri anenati, in mezzo ai pericoli, ci lasciarono per settecento anni”  ...L'Archidamo di Isocrate è insomma proteso alla difesa dello schiavismo spartano su una base "storica ".

Alcidamante nel Messeniaco (del 366) scrive:” ejleuqevrou~ ajfh`ke pavnta~ qeov~, oujdevna dou`lon hJ fuvsi" pepoivhken”, dio  lasciò tutti liberi, la natura nessuno fece schiavo (In Aristotele Retorica 1373b).   Orosio anticipa Hegel quamdo scrive che la storia è tutta divina , è storia dei giudizi di Dio.

 

 


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