sabato 19 settembre 2026

Tirteo. Parte prima: la cultura e la vita di Spartani e Spartane ricavate da diversi autori.


 

 

L’akmè di  Tirteo è situata poco dopo la metà del VII secolo. La tradizione narra che era un maestro di scuola, zoppo, inviato dagli Ateniesi agli Spartani in difficoltà durante la seconda guerra messenica contro gli iloti. Fatto sta che  ci sono arrivate elegie con le quali il poeta cerca di infondere eroismo nell'animo degli Spartiati in lotta  contro gli schiavi riottosi: la popolazione della Messenia sottomessa due generazioni prima (fine dell'VIII secolo a. C.), si era ribellata. Il poeta è una fonte preziosa per individuare la cultura spartana, l'educazione impartita ai giovani, la sua unilateralità guerresca. Egli, quasi sicuramente fu cittadino di Sparta; la leggenda dell'origine ateniese è supportata dal dialetto usato: l' epico-ionico  che evidentemente era già divenuto la lingua madre anche del genere elegiaco. Prima di commentare i suoi versi però, vediamo qualche cosa sulla costituzione di Licurgo usando notizie tramandate da Plutarco (vissuto all'incirca tra il 50 e il 120 d. C.) nella Vita  dedicata al mitico legislatore del Peloponneso.  

 Licurgo pensava che se i princìpi più importanti per la prosperità e la virtù vengono inculcati fin dall'inizio nelle coscienze e nelle abitudini dei cittadini, vi rimangono  sempre, poiché l'educazione crea un legame più forte della costrizione. Ragione suprema dello stato insomma è l'indottrinamento sistematico. Egli "attribuì in tutto e per tutto alla paideia (educazione) il compito della legislazione"( Vita , 13) . Fondamenti di questa cultura sono l'eclissarsi della vita privata dietro quella pubblica; la separazione tra i contadini e gli artigiani che producevano, da una parte, mentre dall'altra si trovava  il ceto dominante tutto dedito alla politica, agli esercizi guerreschi, alla caccia; quindi c’era  l'educazione statale della gioventù di ambo i sessi, il che comportava una maggiore libertà di movimento per le donne  rispetto a quelle della sfera ionico-ateniese, tanto che Euripide nell'Andromaca  del 429, terzo anno della guerra fratricida del Peloponneso, si badi bene, fa dire a  Peleo, il nonno di Neottolemo che esecra le Spartane e i loro costumi: neppure se lo volesse, potrebbe restare onesta ("swvfrwn", v. 596) una delle ragazze di Sparta che insieme ai ragazzi, lasciando le case con le cosce nude ("gumnoi'si mhroi'"",  v.598) e i pepli sciolti, hanno corse e palestre comuni, cose per me non sopportabili " (Andromaca, vv.595-600).

 

Nelle Leggi di Platone, l’Ateniese ricorda allo spartano che l’ideale guerriero della sua città non si cura abbastanza di esercitare la capacità di resistenza al piacere, e aggiunge che non sarebbe difficile per chi volesse preferire le leggi di Atene, criticare le norme spartane indicando la licenza delle loro donne: “deiknu;~ th;n tw`n gunaikw`n parj uJmi`n a[nesin (637c).

 

Nel dialogo tucididèo tra Melii e Ateniesi, questi biasimano i loro nemici nei termini seguenti: “ I Lacedemoni fanno uso della virtù soprattutto verso se stessi e le istituzioni del loro paese. Ma verso gli altri, pur potendo uno dire molte cose su come si comportano, riassumendo al massimo si potrebbe dimostrare che essi nel modo più evidente tra quelli che conosciamo, considerano il piacevole bello, e il conveniente giusto" (Storie, V, 105, 4).

 

 

 

Plutarco invece ( Vita di Licurgo , 14) dà un'interpretazione non malevola dello stesso fatto: "Licurgo volle che le fanciulle rassodassero il loro corpo con corse, lotte, lancio del disco e del giavellotto...per eliminare poi in loro qualsiasi morbidezza (qruvyin) e scontrosità umbratile (skiatrofivan), le abituò a intervenire nude nelle processioni, a danzare e a cantare nelle feste sotto gli occhi dei giovani".

Nella Lisistrata di Aristofane  la spartana Lampitò è una ragazzona robusta: Lisistrata la saluta con w\ filtavth Lavkaina (78) e le dice che il suo corpo è bello e fiorente (wJ" eujcroei'"- wJ" de; sfriga'/ to; sw'ma sou).

Poi aggiunge: potresti strangolare anche un toro  (ka]n tau'ron a[gcoi", 80).

Lampitò risponde, lo credo bene: gumnavddomai , faccio palestra io e salto sulle  natiche poti; puga;n a{llomai

 

  Lo storiografo ionico-ateniese Erodoto (I, 8) del resto riferisce una considerazione opposta della nudità femminile, facendo dire a Gige re di Lidia e antenato di Creso:"la donna quando si toglie le vesti, si spoglia anche del pudore".

 

 La paideia  spartana si estendeva agli adulti che dovevano avere la coscienza di appartenere non a se stessi, ma alla patria.

 

Quanto al danzare e cantare delle donne, possiamo trovarne un'interpretazione malevola in Sallustio che descrivendo l'animo e i costumi di Sempronia, seguace di Catilina, scrive:"haec mulier...litteris Graecis et Latinis docta, psallere[1] et saltare elegantius quam necesse est probae ", questa donna...dotta nelle lettere greche e latine e capace di cantare suonando, e danzare in modo più elegante di quanto si addica a una donna onesta ( De Catilinae coniuratione , 25).

  

 Plutarco scrive anche che Licurgo (Vita , 25):"  avvezzò i cittadini a non avere né il desiderio né la capacità di vivere una vita propria (kat   jijdivan zh'n), ma, come le api, sempre uniti alla comunità e raccolti intorno al sovrano, erano quasi liberati dal proprio io, grazie all'entusiastica ambizione di appartenere tutti soltanto alla patria". C’è qualche cosa del comunismo e pure del fascismo in questo: i due estremi si toccano come vediamo anche oggi.

 

La base religiosa della costituzione venuta da Apollo delfico garantiva norme assolute alla condotta degli uomini: Il cosmos (ordine) spartano si trovava svincolato dal capriccio umano in quanto era agganciato all'assoluto, come sarà lo Stato di Hegel.

 

Gli Spartiati, relativamente poco numerosi, dovevano tenere assoggettato tutto il Peloponneso; quindi era necessario che venissero formati come dominatori combattenti, liberi da attività professionali. Nell'età classica perdurava ancora uno stadio antico di vita collettiva con un vincolo etnico particolarmente tenace e un'individualizzazione scarsamente sviluppata.  L'eccentricità , la stravaganza, e il protagonismo non erano consentiti.

 

Pesaro 19 settembre 2026 ore 16, 58 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Cfr. yavllw, canto al suono della lira; yalmov~ è il “canto al suono della lira”; yalthvrion, “cetra”.


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