venerdì 18 settembre 2026

Introduzione alla Storiografia. Prima parte.


 

 

Partiamo dalle etimologie che indicano il signficato vero  (e[tumo~) dei lovgoi, delle parole.

Storia, (iJstoriva) significa “indagine”, “ricerca” e verità, ajlhvqeia, a aj-privativo e lanqavnw, lat. lateo, “rimango nascosto”,   vuol dire “non latenza” e non dimenticanza (lanqavnomai).

La storia dunque è investigazione, ricerca mossa dalla curiosità che, dicono, fosse propria degli Ioni, nella cui lingua  è scritta la storia di Erodoto, come sono scritti, prevalentemente, i poemi omerici e i frammenti dei primi filosofi. Anche Odisseo in effetti vide città e conobbe cose umane spinto dalla curiosità dell'indagine e dalla disponibilità a meravigliarsi da cui, a detta di Platone (Teeteto , 155d) nasce pure la filosofia e deriva il progresso umano[1].

 La vita senza ricerca, dichiara il Socrate dell'Apologia  platonica , non è vivibile per l'uomo:"oJ de; ajnexevtasto" bivo" ouj biwto;" ajnqrwvpw/, (38a). Ma le ricerca di Socrate privilegia l'esame (ejxevtasi" ed ejxetavzw ), mentre nell' iJstorivh di Erodoto è fondamentale la visione (cfr. la radice iJd-/eijd-oijd- , l'aoristo ei\don e il latino video ).

Vedi il proemio di Erodoto p. 251)

 

Aristotele  sostiene che gli uomini hanno cominciato a fare filosofia, sia ora sia in origine, a causa della meraviglia: "dia; ga;r to; qaumavzein oiJ a[nqrwpoi kai; nu'n kai; to; prw'ton h[rxanto filosofei'n"[2]. Dallo qaumavzein  non nasce solo la filosofia ma anche la poesia e tutta la cultura. Aristotele precisa che il filovsofo~ è anche filovmuqo~ poiché il mito è composto da cose che suscitano meraviglia oJ ga;r mu'qo~ suvgkeitai ejk qaumasivwn (Metafisica, 982b).

 

 

1.     Lo studio della storia presenta varie possibilità di approccio: da quello politico ed economico, al sociologico, all’antropologico, allo psicologico. Comunque la storia comprende l’irrazionale (Pasolini), anche se talora (p. e. Tucidide) cerca di eliminarlo.

Alessandro adatta gli auspici alle proprie esigenze finché sta bene.

Cesare è incline a una visione razionale della storia, come Tucidide. Giuliano in Ammiano Marcellino invece dice: volatus avium dirĭgit deus (21, 1, 9)  (siamo nel 360 d. C.)

 Autori critici da conoscere: Auerbach (storiografia moralistica e retorica in Mimesis)  e Santo Mazzarino (Il pensiero storico classico)  per dirne solo due intanto.

L’aspetto economico non manca

Tacito (Annales XII, 43) e la crisi dell’agricoltura italica (intorno al 50 d. C.). Rostovzev (Storia economica e sociale dell'impero romano).

La politica finanziaria di Tiberio. Gli anuli aurei.

Plinio il Vecchio.

Anche in Tacito non mancano : “venalia cuncta, praepotentes liberti (Historiae, I, 7).

Elementi storici, politici e di costume si trovano anche nella satira.

Satyricon : “Quid faciant leges, ubi sola pecnia regnat /aut ubi paupertas vincere nulla potest?/  (14, 2), cosa possono fare le leggi dove solo il denaro comanda o dove la povertà non può mai vincere?

 Crispino di Giovenale: quando Crispino di Canòpo nella calura estiva si tira sulle spalle un mantello di porpora e mette in mostra tra le dita sudate un anello d’oro, difficile est saturam non scribere sostiene Giovenale (I, 27-30)  .

 Il Nigrino di Luciano

Il filosofo Nigrino di Luciano denuncia la pacchianeria dei ricchi romani che si rendono ridicoli sfoggiando ricchezze e rivelando il loro cattivo gusto:"pw'" ga;r ouj geloi'oi me;n oiJ ploutou'nte" aujtoi; ta;" porfurivda" profaivnonte" kai; tou;" daktuvlou" proteivnonte" kai; pollh;n kathgorou'nte" ajpeirokalivan; (Nigrino , 21), come fanno a non essere ridicoli i ricchi con le loro stesse persone dal momento che mentre mettono in mostra le vesti di porpora e protendono le dita delle mani denunciano il loro cattivo gusto?

 

La riforma monetaria di Nerone. La necessità della conquista della Dacia da parte di Traiano nel 106  per aggiungere l’oro che Nerone aveva svalutato.

La Storia come galleria di esempi positivi o negativi (Plutarco).

Tito Livio :"Ceterum et mihi vetustas res scribenti nescio quo pacto anticus fit animus "(Storie, XLIII, 13, 2).   

Tacito e la grandezza del passato rispetto alla sopravvenuta decadenza La fatica degli storiografi contemporanei si occupa di un campo ristretto ed è senza gloria:" nobis in arto et inglorius labor"  (Annales, IV, 32)

 

Il filum di tradizionalismo che unisce Catone- Sallustio-Livio e Tacito. I valori forti dei Romani antichi: fides, disciplina, pudicitia.  

 

Polibio: la storia come correzione (diovrqwsi" I, 1).

 

Posidonio e Diodoro: gli storiografi quali benefattori dell’umanità. Secondo gli stoici la storia universale è la proiezione della fratellanza universale.

 

Altre storie universali (Nicola Damasceno e Pompeo Trogo trasmesso da Giustino nel sommario delle Storie Filippiche ).

 

Tucidide la maggiore grandezza della guerra contemporanea, e l’esemplarità della costituzione ateniese secondo Pericle (cfr. art 3 comma b della Costituzione italiana).

 Le biografie volutamente paradigmatiche di Plutarco.

 

Machiavelli e le antique corti delli antiqui uomini (Lettera a Francesco Vettori ).

 

La storia come catarsi al pari della tragedia.

Plutarco e Shakespeare ( nell’ Amleto ) Montaigne, Vittorio Alfieri, Foscolo, E. Canetti.

Nietzsche e la storia monumentale antiquaria, critica (II inattuale Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 1874).

Plutarco come rimedio all’impotentia .

Seneca sconsiglia di proporre contromodelli.

Mazzarino: la logica dei Greci è sempre aperta al contrasto Cfr. Escilo,   Coefore  461:" [Arh"  [Arei xumbalei', Divka/ Divka".

Tutto deve essere presentato in maniera problematica. Il metodo protagorèo della antilogie e i dissoi; lovgoi.

 

Persino Nerone riceve degli elogi: Nella Apokolokyntosis  (54 d. C.) Seneca presenta il giovinetto Nerone come il sole il quale illuminerà i secoli d’oro che scendono con stame bello “aurea formoso descendunt  saecula filo” (IV, 1, 9).

Ed ecco il nuovo imperatore che appare luminoso come il sole.

E il greco, sacerdote delfico Plutarco, nel De sera numinis vindicta  (567 F), immagina che l'anima di Nerone, già condannata a vivere nel corpo di una vipera, passi alla vita di un cigno, poiché aveva fatto qualche cosa di buono liberando i Greci, la stirpe più insigne e cara agli dèi.

Viceversa Alessandro Magno viene svalutato da Livio che lo pospone ai consoli romani a lui contemporanei con l’argomento che questi ebbero ben altri avversari

 

Tito Livio[3] IX, 17-19. 

Alessandro morì giovane senza avere mai provato l’avversa fortuna: “nondum alteram fortunam expertus decessit ”. Ciro e Pompeo le furono esposti da una lunga vita. Nei consoli romani che lo avrebbero combattuto (Tito Manlio Torquato p. e.)  c’era  indoles eadem quae in Alexandro animi ingeniique (9, 17, 9) la medesima qualità naturale di coraggio e di ingegno che in Alessandro, e in più la disciplina militaris, la quale iam inde ab initiis urbis tradita per manus, in artis perpetuis praeceptis ordinatae modum venerat ” (9, 17, 10), già fin dagli inizi della città tramandata di mano in mano, era giunta a una forma d’arte regolata da norme immutabili. Non avrebbero ceduto ad Alessandro Manlio Torquato e Valerio Corvo insignes ante milites quam duces (Livio, 9, 17, 13) distinti come soldati prima che comandanti, né i Deci , devotis corporibus in hostem ruentes, che si erano precipitati contro il nemico con i corpi consacrati, né Papirio Cursore illo corporis robore, illo animi! (9, 17, 14) .

Decio Mure fu collega di Tito Manlio Torquato nel consolato del 340. Fece atto di devotio nella battaglia del Vesuvio (340 contro i Latini) immolandosi agli dèi mani. Il figlio ripetè il gesto nel 295 al Sentino.

 

 

Quindi il Macedone venne esecrato da Seneca (a pueritia latro gentiumque vastator  (De beneficiis I, 13, 3) e da Lucano come  “proles vaesana Philippi-felix praedo " (Pharsalia, X, 20-21).

 Domiziano, esecrato da Tacito, viene viceversa elogiato da Stazio che nella Tebaide (I, 18) ne celebra i trionfi sui popoli nordici, trionfi invece derisi da Tacito nella Germania.

Il dubbio non va eliminato. Machiavelli suggerisce la mimesi dei Grandi della storia. Al contrario Guicciardini nega l’opportunità di imitare necessariamente i Romani: il criterio è quello della discrezione.

 Le interpretazioni contrastive inducono il giovane a pensare.

Vite composite e variopinte, ritratti paradossali (Alcibiade, Catilina, Enrico da principe (Enrico IV ) e da re (Enrico V).  Plutarco: le Vite di  Demetrio Poliorcete e di Antonio. Luciano e la processione della Tuvch (Mevnippo" h] nekuomanteiva, 16)

Pesaro 18 settembre 2026 ore 20, 31 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time3136799

Today8270

Yesterday10995

This month165431

Last month307804

 

 

 

 



[1]"gli Elleni...non accettano mai i dati come ovvii, di per sé chiari; si meravigliano", M. Pohlenz , La Stoa , p. 1.

[2] Metafisica , 982b.

 

[3] 59-17 d. C.


Nessun commento:

Posta un commento