sabato 12 settembre 2026

Seneca Oedipus. Sommario del secondo coro, del terzo atto e del terzo coro.


 

Tema del bel volto che porta aiuto

Il secondo coro (403-506)  intona un inno in onore di Bacco. Il bel volto solare.

Fino a quando ci saranno le stelle e l’Oceano “candida formosi venerabimur ora Lyaei” (506) .

 

Cfr. la parodo dell’ Edipo re: 188 eujw'pa pevmyon ajlkavn, manda un aiuto dal bel volto.

 

Vultus indicat mores. Os è la bocca e la faccia parlante. Rostrum la bocca mangiante. Vultus è la faccia che vede, gli occhi dove abita l'anima. Il dionisiaco e l'apollineo. La bellezza di Bacco disarma Iuppiter  (v. 502) e dona la pace al mondo.

 

Il terzo atto (507-762).

Edipo Creonte (507-706)

 

 Creonte è reticente: è meglio non sapere che sapere.

 

Cfr. Edipo re di Sofocle:  "Ahi,ahi, sapere come è terribile quando non giova/a chi sa!” (316-317)

Cfr. Eraclito, fr. 82 Diano:"polumaqivh novon ouj didavskei", sapere molte cose non insegna a essere intelligenti.

anche

 

Ma Edipo vuole sapere. Attività dell' Edipo re e passività dell' Edipo a Colono di Sofocle.

Edipo già nell’ Edipo re  accenna  al fatto che il male lo ha soltanto subìto.

Lo dirà chiaramente ai versi 266-267 dell’Edipo a Colono::" ejpei; tav g j  e[rga mou-peponqovt j ejsti; ma'llon  h] dedrakovta", le mie azioni piuttosto che compierle io le soffersi", e allora gli dei che lo avevano abbattuto, lo rimettono in piedi (v.394).

Il lunatic king Shakespeare dirà parole simili:I am a man/more sinned against than sinning” (King Lear, III, 2), io sono un uomo contro il quale si è peccato , più che un peccatore.

.    

 

 La libertà minima è quella di tacere, la schiavitù estrema è  non avere la facoltà di parlare (cfr.Tacito, Agricola).

 

 Il luogo inameno della necromanzia. Le querce simboliche nell'Oedipus (v. 533) e nel Tieste (v. 656).

Il luogo inameno della necromanzia. Le querce come alberi profetici e simbolici.

 Creonte viene costretto a riferire gli orrori che ha visto. Il racconto inizia con la descrizione del luogo inameno della necromanzia.

Questo ha delle corrispondenze nel posto orribile dove Atreo scanna i nipoti nel Tieste (vv. 641 sgg.).

Vediamo qualche particolare: fuori dalla città vi è un lucus ilicibus niger ( Oedipus, v. 530), un bosco sacro nero di elci. Intorno i cipressi, in mezzo una quercia annosa, enorme:"curvosque tendit quercus et putres situ/annosa ramos. Huius abrupit latus/edax vetustas; illa, iam fessa cadens/radice, fulta[1] pendet aliena trabe" (Oedipus, vv. 533-537), protende i rami curvi e fradici per la muffa. Di questo albero ha scavato i fianchi l'antica età ingorda; quello, già inclinato sulla stanca radice è in bilico puntellato sui rami degli altri. Il bosco è il simbolo della razza decadente e disfatta dei Labdacidi.

 La quercia è un albero profetico: l'oracolo più antico, quello di Dodona dava i consigli di Zeus attraverso una  quercia dall'alta chioma (cfr. Odissea, 14, 327 e 19, 296). Nelle Trachinie di Sofocle Deianira racconta di un responso che Eracle le riferì:  l'ambigua profezia della sua fine veniva  dall'antica quercia di Dodona interpretata dalle colombe (vv. 171-172).

Più avanti l'eroe morente si ricorda di antichi responsi uditi dalla quercia paterna con molte lingue (v. 1168).

 

I simboli. Il rito necromantico compiuto da Tiresia nel racconto di Creonte. Ecate è la principessa delle tenebre. Continuo è il pericolo del Caos "innumeros avidum confundere mundos " (Pharsalia, VI, 696).

Il mondo uscito dai cardini (Amleto) . Il sangue appiccicoso.

 Presenze orribili : il Luctus, il Morbus, la gravis Senectus, il  Metus.

Ci sono tuttavia anche vecchiaie gagliarde o arzille- Caronte nell’Eneide..

 

Eppure a volte il terrore è bene: Eschilo, Crizia, Polibio, Curzio Rufo, Seneca, Machiavelli. Il metus hostilis di Sallustio. Lucano: emiturque metus…nescit plebes ieiuna timere Si compra la paura distribuendo cibo.

 

Vantaggi della cecità. L' exangue vulgus degli innumerevoli morti. Teste svigorite.  I Tebani: Anfìone e Zeto, Niobe, Agave, Penteo.

I manes rivelano l'estrema realtà di se stessi, come le anime di Dante.

Arriva Laio pieno di vergogna come Deifobo sconciato nel VI dell'Eneide. La sconciatura di Laio. La denuncia del re assassinato: maximum Thebis scelus- maternus amor est (629-630) . L'Erinni della madre e quella del padre. Edipo è mivasma e farmakov".

Come diverrà Dario III dopo Gaugamela.

La zoppia del tiranno. Il re lunatico rimane un enigma per se stesso e per gli altri cfr. Ludwig II du Baviera nel meraviglioso film di Visconti.

Terminato il racconto di Creonte con le accuse di Laio al figlio, Edipo contrattacca il cognato accusandolo di avere congiurato, con Tiresia, contro il suo potere.

La paura del tiranno: metus tyranni:  genitivo soggettivo e oggettivo.

 La difesa di Bruto e Amleto, gli ossimori viventi, i falsi scemi o pazzi.

 La vicina libertas dà coraggio alla  vecchia nutrice di parlare liberamente al regius tumor della sua signora Fedra, durus et veri insolens (Fedra, vv. 135- 139).

Scetticismo sulla fedeltà.

 Creonte afferma che è più vantaggiosa la posizione del vicetiranno. Il tempo come rivelatore e il dovere dell'attenzione.

Nell' Edipo re   di Sofocle, Creonte, accusato, si appella al giusto giudizio del tempo : infatti "soltanto il tempo rivela l'uomo giusto" ( crovno" divkaion a[ndra deivknusin movno". 614).

Il Coro lo spalleggia:" Ha detto bene per chi si guarda dal cadere signore/: infatti i veloci a capire non sono sicuri" (vv. 616-617).

Il tempo come rivelatore viene invocato pure da Cordelia, la figlia buona di Re Lear :" Time shall unfold what plaited[2] cunning hides", il tempo spiegherà ciò che l' attorcigliata astuzia nasconde (I, 1).  

 

Ancora sull'odio e la paura che circondano il tiranno che è nemico dell'uomo, come il lupo della nenia funebre di Il diavolo bianco di Webster.

Edipo ordina l'arresto di Creonte e la sua reclusione in una caverna sassosa. Cfr. l’Antigone di Sofocle.

 

III coro 707-762

Il coro con il terzo canto assolve Edipo. La Beozia è infestata dai mostri fin dal tempo di Cadmo. La frequentazione dei mostri rende mostruosi (cfr. Deianira nelle Trachinie). Il drago e gli Sparti.

 

 Atteone e gi Sparti

Gli orrori di Tebe sono il drago, e i guerrieri (oiJ Spartoiv) che, nati dalla terra seminata con i denti del mostro, si uccidono a vicenda, prefigurando tante sciagure della stirpe. Cfr. Romolo e Remo con il commento di Orazio:

 

Sic est: acerba fata Romanos agunt

scelusque fraternae necis,

ut immerentis fluxit ìn terram Remi

sacer nepotibus cruor

 (Epodo 7, 17-20) .

 

L'ultimo mito ricordato è quello di Atteone figlio di Autonoe e  nipote di Cadmo, che venne trasformato in cervo e sbranato dai suoi cani per punizione di avere visto nuda Diana "nimium saevi diva pudoris " (Oedipus, v. 763), dea dal pudore troppo feroce. Qui viene echeggiata la critica euripidea alla crudeltà degli dèi che spesso sono peggiori degli uomini.

Secondo Bruno Snell, Seneca “ha derivato da Callimaco questa maniera di collegare i miti”. Ma mentre nel poeta ellenistico “tutto è subordinato allo scherzo e all’umorismo”, Seneca lo fa per “dare un tono patetico allo stile”[3].

 

Pesaro 12 settembre 2026 ore 20, 48 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Part. passato di fulcio, "puntello".

[2] L'astuzia è  dunque, come l'incesto.

[3] La cultyra greca e le origini del pensiero europeo, p. 375.


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