Titoli degli argomenti che verranno sviluppati nelle pagine successive e pure oralmente dal sottoscritto.
La storia come incubo (Ulisse di Joyce). La storia come labirinto (Gerontion di T. S. Eliot).
La storia come eterno presente (La terra desolata ). La storia come redenzione dal tempo (Quattro quartetti).
La storia come “continuo sbandamento” (Musil).
La storia come palinsesto (Orwell)
Storiografi martiri. Tito Labieno e Augusto. Cremuzio Cordo e Tiberio, poi Caligola che riabilita Labieno e Cremuzio. Trasea Peto e Nerone. 1984 di Orwell. La storia come guerra contro il tempo e contro l’oblio (Manzoni e Momigliano). L’atteggiamento critico e quello eretico. Il ragazzo deve acquistare coscienza della eccezionalità propria e di quella degli altri .
8. L’ortodossia è non conoscenza. Tutti i partiti schiacciano le teste. Pensiero unico, monocratismo e monoteismo non sono cose da Greci. I duplici templi e i tanti dèi dell’Edipo re di Sofocle. Diversi Dionisi e Dionisi diversi (nell’Iliade, nelle Rane di Aristofane, nelle Baccanti di Euripide). Le diverse facies di Eracle: eroe civilizzatore (Pindaro OlimpicaII), maschio esuberante (Trachinie di Sofocle) , mangiatore e bevitore intemperante (Alcesti di Euripide) , figura tragica (Eracle di Euripide) , ragazzo giudizioso (Memorabili di Senofonte da Prodico di Ceo) , e si potrebbe procedere in questa enumeratio chaotica.
Il mito è come una parola contenuta in un dizionario (G. B. Conte). Democrazia cristiana è una contraddizione di termini (Pasolini). Freud e il monoteismo portato agli Ebrei dall’egiziano Mosè. Con la fede in un unico dio nacque l’intolleranza religiosa. Vittorio Alfieri: la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (Della tirannide). Dostoevskij: il cattolicesimo romano non è nemmeno una religione, ma è la continuazione dell’impero romano (L’idiota). Galimberti: differenze tra Socrate, Gesù e San Paolo quali figure simboliche di culture diverse. Ancora Galimberti sulla diversità di Cristo da Socrate nell’affrontare la morte. Ambrogio, Simmaco e l’altare della Vittoria alla fine del IV sec. d.C. I giovani vogliono cultura e tolleranza. L’ intolleranza di un giornale “laico e progressista”. Il relativismo erodoteo.
9. L’obiettività vera o pretesa, degli storiografi. Interpretazioni in contrasto. I Romani portatori di pace e civiltà, oppure ladroni del mondo? Virgilio (Eneide), Orazio (Carmen saeculare), e, di contro, Ovidio (Metamorfosi), Petronio (Bellum civile), Foscolo. La Pharsalia di Lucano.
Condanne dell’imperialismo dei Romani nella storiografia: Tacito il discorso di Calgaco (nell’Agricola ); Sallustio la lettera di Mitridate ad Arsace (Historiae) . L’obiettivita “epica” degli storiografi antichi è limitata al nemico esterno. Con Paolo Orosio tale imparzialità si perde del tutto. L’imparzialità proclamata da Tacito all’inizio delle Historiae e degli Annales. Luciano: Come si deve scrivere la storia. In gran parte della storiografia classica è presente un pregiudizio antipopolare che ne limita l'obiettività.
10. La paura. Talora viene considerata negativamente (Terenzio, Adelphoe). Eppure non è sempre disapprovata come diseducativa: Eschilo (to; deinovn) e Sallustio (metus hostilis, formido, Bellum Iugurthinum 41) trovano positiva la paura. Polibio e il koino;~ fovbo~ che costringe i Romani alla concordia e alla collaborazione. Del resto lo storiografo di Mantinea è contrario alla presenza di ta; deinav nella storiografia.
11. La parola. Parlare (e scrivere) male fa male all’anima (Platone, Fedone) [1].
Concezione isocratea-ciceroniana della Storia intesa come genere retorico (opus oratorium maxime). Il linguaggio di una persona riflette i suoi costumi: Alessandro e Filota[2]. La neolingua di 1984. Tucidide: ta; e[rga tw'n pracqevntwn (I, 22, 2), ma prima menziona i discorsi. In principio erat verbum [3]. L’afasia prelude alla violenza. Lo sviluppo senza progresso e il genocidio culturale (Pasolini). Il disuso della lingua genera violenza o per lo meno scortesia. Menandro e Teofrasto.
12.Valori forti della civiltà classica. Peiqwv e Suada, la Persuasione. La fides quale fundamentum iustitiae (Cicerone). Camillo e i Falisci (Tito Livio). Meno sentito dai Greci è il valore della lealtà in una guerra cavalleresca. Lisandro che concluse la guerra del Peloponneso sconfiggendo gli Ateniesi, se la rideva di quanti stimavano che i discendenti di Eracle dovessero sdegnare di vincere con il tradimento e raccomandava sempre:" o{pou ga;r hJ leonth' mh; ejfiknei'tai prosraptevon ejkei' th;n ajlwpekhvn" dove di fatto non giunge la pelle del leone, bisogna cucirle sopra quella della volpe" (Plutarco, Vita di Lisandro, 7, 6). Cfr. Il Principe di Machiavelli. La perfidia plus quam punica di Annibale, secondo alcuni, era figlia della cultura greca. Giovenale, il culto dei quattrini e la natio comoeda dei graeculi. Teognide e la malafede dei kakoiv. La Dissertazione giovanile di Nietzsche. Gli schiavi plautini onorano la perfidia. La pervicacia dei Germani di Tacito nel mantenere la parola data.
La gratitudine e il peccato odioso dell’ingratitudine. Senofonte, Cicerone, Sofocle, Shakespeare.
Un altro valore forte è quello della peiqarciva-disciplina. Eteocle nei Sette contro Tebe. Creonte nell’Antigone. Il re spartano Archidamo in Tucidide. Nietzsche nel suo Epistolario. La Costituzione degli Spartani di Senofonte[4].
Archidamo, il re spartano che invadeva l’Attica nel primo decennio della guerra del Peloponneso, sosteneva: “ gli uomini non sono poi tanto differenti tra loro, ma vengono distinti dalla severa disciplina che rende più forte chi è stato educato nelle massime difficoltà:"poluv te diafevrein ouj dei' nomivzein a[nqrwpon ajnqrwvpou, kravtiston de; ei\nai o{sti~ ejn toi'" ajnagkaiotavtoi" paideuvetai"(Tucidide, I, 84, 4). Concorda con questa affermazione del re spartano quanto scrive Nietzsche nell' Epistolario in data 14 aprile 1887:" Non c'è nulla infatti che irriti tanto le persone quanto il lasciare scorgere che noi seguiamo inesorabilmente una rigida disciplina di cui loro non si senton capaci"(p. 262).
Senofonte mette in rilievo il senso della disciplina degli Spartani : “e[gnwsan to; peivqesqai mevgiston ajgaqo;n ei\nai kai; ejn povlei kai; ejn stratia`/ kai; ejn oi[kw/” Costituzione degli Spartani, VIII, hanno capito che l’obbedienza è il bene più grande nella città, nell’esercito e nella casa.
Tito Manlio Torquato in Tito Livio.
Questo console durante la guerra contro i Latini (340-338 a. C.) condannò a morte il figlio che aveva osato combattere disobbedendo a un suo ordine, di capo e di padre.
Queste sono le parole dell’accusa:"tu, T. Manli, neque imperium consulare neque maiestatem patriam veritus, adversus edictum nostrum extra ordinem in hostem pugnasti, et, quantum in te fuit, disciplinam militarem, qua stetit ad hanc diem Romana res solvisti " (Storie, 8, 7) tu, Tito Manlio, senza riguardo per il comando dei consoli e per l'autorità paterna, hai combattuto il nemico contro le nostre disposizioni, fuori dallo schieramento, e, per quanto è dipeso da te, hai dissolto la disciplina militare, sulla quale sino ad ora si è fondata la potenza romana.
Pesaro 22 settembre 2026 giovanni ghiselli
p. s-
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[1] Lo afferma Socrate nel Fedone :" euj ga;r i[sqi…a[riste Krivtwn, to; mh; kalw'" levgein ouj movnon eij" aujto; tou'to plhmmelev", ajlla; kai; kakovn ti ejmpoiei' tai'" yucai'"" (115 e), sappi bene…ottimo Critone che il non parlare bene non è solo una stonatura in sé, ma mette anche del male nelle anime.
[2] Alessandro, quando inquisiva Filota (330 a. C.) accusato di congiura, gli chiese di rispondere alle accuse nella lingua nazionale dei Macedoni, patrio sermone, e siccome l’indagato non lo fece, il re disse: “memineritis aeque illum a nostro more quam a sermone abhorrere” Curzio Rufo, Historiae Alexandri Magni, 6, 9, 36. ricordatevi che quello detesta i nostri costumi quanto la nostra lingua.
[3] Vangelo di Giovanni , Prologo.
[4] Archidamo, quello che invadeva l’Attica nel primo decennio della guerra del Peloponneso, sosteneva gli uomini non sono poi tanto differenti tra loro, ma vengono distinti dalla severa disciplina che rende più forte chi è stato educato nelle massime difficoltà:"poluv te diafevrein ouj dei' nomivzein a[nqrwpon ajnqrwvpou, kravtiston de; ei\nai o{sti~ ejn toi'" ajnagkaiotavtoi" paideuvetai"(I, 84, 4). Concorda con questa affermazione del re spartano quanto scrive Nietzsche nell' Epistolario in data 14 aprile 1887:" Non c'è nulla infatti che irriti tanto le persone quanto il lasciare scorgere che noi seguiamo inesorabilmente una rigida disciplina di cui loro non si senton capaci"(p. 262).
Senofonte mette in rilievo il senso della disciplina degli Spartani : “e[gnwsan to; peivqesqai mevgiston ajgaqo;n ei\nai kai; ejn povlei kai; ejn stratiã/ kai; ejn oi[kw/” Costituzione degli Spartani, VIII, hanno capito che l’obbedienza è il bene più grande nella città, nell’esercito e nella casa.
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