giovedì 10 settembre 2026

Le donne nella letteratura greca più antica. Seconda parte. Esiodo poi di nuovo Omero.


 

Esiodo è il padre dell’antifemminismo letterario europeo.

Si pensi alla storia di Pandora, il “bel malanno”.

Questa prima donna esiodea, chiamata Pandora poiché tutti gli dèi le avevano fatto un dono, è un inganno scosceso e senza rimedio ("dovlon aijpu;n ajmhvcanon" Opere e giorni , v. 83), accolto incautamente da Epimeteo.

 

Oggi i politici incapaci e gli scrittori insignificanti hanno un atteggiamento epimeteico riguardo agli eventi dei quali parlano o scrivono. Epimeteo è quello che pensa dopo e troppo tardi (ejpimhqevomai).

Il critico accorto invece è prometeico, preveggente (promhqhv").

Conosce il passato, capisce il presente ed è capace di prevedere il futuro come il Temistocle delle Storie di Tucidide. Egli "oijkeiva/ xunevsei" con la propria facoltà di capire, era "tw'n te paracrh'ma di j ejlacivsth" boulh'" kravtisto" gnwvmwn", ottimo giudice della situazione presente attraverso un rapidissimo esame" e "tw'n mellovntwn ejpi; plei'ston tou' genhsomevnou a[risto" eijkasthv"" (I, 138, 3), e ottimo a congetturare il futuro per ampio raggio in quello che sarebbe accaduto. Prevedeva benissimo i danni o i vantaggi quando erano ancora avvolti nell’oscurità: “tov te a[meinon h] cei'ron ejn tw/' ajfanei' e[ti proewvra malista”.

 

 Epimeteo dunque, invano messo in guardia da Prometeo, accolse Pandora la quale  diffuse mali e malattie sulla terra e sul mare togliendo il coperchio all'orcio dove le sciagure erano rinchiuse, sicché ora :"pleivh  me;n ga;r gai'a kakw'n, pleivh de; qavlassa", v. 101, piena è la terra di mali e pieno il mare. Nel vaso, sul quale infine Pandora ripose il coperchio per volere di Zeus, rimase solo la Speranza (Mouvnh d j aujtovqi jElpiv", v. 96).

La speranza dunque è forse un male.

 

La donna secondo Esiodo  è il più delle volte  una cosa bella e cattiva:"kalo;n kakovn "(Teogonia , 585). E' piena di grazia, ma ha una mente da cane e un carattere ingannevole (Opere e giorni , 67). Le donne partecipano solo alle opere malvagie (Teogonia , 601 sgg.), e chi sposa una donna cattiva ha un'angoscia costante.

 Dal mito di Pandora (Opere  e Teogonia)  traspare un apprezzamento crudo e malevolo della donna.

Zeus si era sdegnato poiché Prometeo l' aveva ingannato"ejxapavthse"( Opere e giorni, 47-48). Una volta gli uomini potevano vivere senza lavorare.

Questo fatto viene presentato come un bene da Esiodo ma non è tale per tutti. Virgilio nella Georgica I associa l’ozio al veternus il torpore. Leopardi nella Storia del genere umano lo collega al suicidio.

  Zeus dunque secondo Esiodo  punì gli uomini per colpa di Prometeo che  rubò il fuoco per darlo ai mortali. Allora il dio decise che agli uomini in cambio del fuoco avrebbe dato un malanno:"Toi'"  d jejgw; ajnti; puro;" dwvsw kakovn", Opere, 57. Efesto allora fece la donna mescolando terra con acqua: con  questi elementi formò un incantevole corpo di vergine.

I doni a Pandora

Atena le insegnò l'arte di tessere, le diede il cinto e gli ornamenti;

le Grazie e Persuasione le posero collane d'oro intorno al collo;

le Ore la incoronarono con i fiori di primavera;

Afrodite le versò sul capo il fascino e la passione struggente"cavrin...kai; povqon ajrgalevon (66) e gli affanni che fiaccano le membra. 

Infine Opere,  infuse in lei un animo sfacciato e un costume da ladro ( Opere, 67), menzogne, discorsi seducenti e un carattere scaltro, inoltre le diede la parola e la chiamò Pandora poiché tutti le avevano dato un dono (81).

 

Quanto al vivere senza lavorare Leopardi nella Storia del genere umano  (1824) afferma che Giove impose mali e fatiche alla nostre specie, la quale bramava "sempre e in qualunque stato l'impossibile", paradossalmente perché non si estinguesse, :" deliberò valersi di nuove arti a conservare questo misero genere: le quali furono principalmente due. L'una mescere la loro vita di mali veri; l'altra implicarla in mille negozi e fatiche, ad effetto d'intrattenere gli uomini, e divertirli quanto più si potesse dal conversare col proprio animo, o almeno col desiderio di quella loro incognita e vana felicità. Quindi primieramente diffuse tra loro una varia moltitudine di morbi e un infinito genere di altre sventure: parte volendo, col variare le condizioni e le fortune della vita mortale, ovviare alla sazietà e crescere colla opposizione dei mali il pregio dei beni".

 

Virgilio nella Georgica I[1]  dà una spiegazione diversa della genesi dell'età moderna: Giove procurò agli uomini fatiche e angosce (curae ) in quanto  non lasciò che il suo regno restasse paralizzato in un pesante letargo"nec torpere gravi passus sua regna veterno " (v. 124). Prima la terra produceva tutto spontaneamente, poi il figlio di Saturno creò mille difficoltà alla sopravvivenza degli uomini: “Ante Iovem nulli subigebant arva coloni;/ne signare quidem aut partiri limite campum/fas erat; in medium quarebant, ipsaque tellus/omnia liberius nullo poscente ferebat” (vv. 125-128), prima di Giove nessun contadino dissodava i campi con l’aratro; nemmeno segnare o dividere con i confini la campagna era lecito; raccoglievano per la comunità, e la terra spontaneamente produceva ogni cosa del tutto spontaneamente, senza che alcuno facesse richiesta

 

 

 

Vedremo poi altri scrittori frustrati dalle donne e malevolentissimi verso di loro

 

Ma torniamo a Jaeger e all’Odissea.

“Questa sua dignità spirituale influisce anche sul comportamento amoroso dell'uomo. Nel primo canto dell'Odissea, che rappresenta in tutto idee morali più raffinate che le parti più antiche dell'epopea, troviamo un tratto notevole quanto alla relazione tra i due sessi. Quando Euriclea, la fida e onorata servente, scorta con la fiaccola Telemaco sino alla stanza da letto, il poeta, al modo epico, ne narra brevemente la vita. Il vecchio Laerte la comperò un giorno, quand'era una bella fanciulla, a carissimo prezzo. Per tutta la vita la tenne nella sua casa in onore pari a quello in cui era la nobile consorte, ma, per riguardo a questa, senza mai divider con essa il letto" [2]

 

 

 

Eva Cantarella non condivide la constatazione che nell’Odissea la donna (Arete, Penelope) e la ragazza  (Nausicaa) di alto rango siano rispettate e reputate , quindi  riporta dei versi che contraddicono quelli citati sopra. La figlia di Raffaele Cantarella, accademico dei Lincei sicuramente  dunque“non sprotetta”, scrive

La donna omerica non è solo subalterna, ma è anche vittima di un’ideologia inesorabilmente misogina. Sotto il paravento di un affetto paternalistico, peraltro assai fragile, l’eroe omerico diffida della donna, foss’anche la più devota e sottomessa. Ulisse, tornato a Itaca, aspetta di aver ucciso i Proci, prima di rivelarsi alla moglie. Egli si rivela a Telemaco, a Euriclea, a Eumeo: a Penelope, invece, solo dopo che la vendetta è stata compiuta. E non a caso

…con la donna non essere mai dolce,

non confidare ogni parola che sai,

ma di’ una cosa, e lascia un’altra nascosta

gli aveva consigliato l’ombra di Agamennone nell’Ade[3].

Agamennone (ucciso dalla moglie Clitennestra), aveva, questo è vero, i suoi buoni motivi per pensarla così. Ma dalla sua esperienza personale aveva tratto una generalizzazione:

Altro ti voglio dire e tu mettilo in cuore:

nascosta, non palese, alla terra dei padri

fa approdare la nave: è un essere infido la donna[4].

Neanche Penelope, dunque (che, pure, Agamennone loda per la sua fedeltà), è al riparo dal sospetto”[5].

 

Vediamo meglio questa storia della misoginia di Agamennone.

Nella Nevkuia, il canto dei morti dell’Odissea (XI), appare a Ulisse  la yuchv di Agamennone che è stato scannato come un bue dalla moglie e dall’amante di lei, Egisto.

 L’ex capo degli Achei combattenti a Troia dunque dice  a Odisseo: “oujk aijnovteron kai; kuvnteron a[llo gunaikov~ “ (Odissea, XI, 427), non c’è altro elemento più atroce e cane di una donna che tali orrori si getti nell’animo. Quel perfido mostro, Clitennestra, ha meditato un misfatto sconcio (ejmhvsato e[rgon ajeikev~, v. 429) e ha coperto di infamia tutte le donne future.

A dirla tutta, Agamennone tornò da Troia con Cassandra, la bellissima e folle figlia di Priamo.

Euripide, nell’Ifigenia in Aulide, userà questo e altri argomenti per giustificare e  rivalutare Clitennestra.

Ma qualche giustificazione dell’odio di Clitennestra possiamo indicarla già ora: Agamennone nell' Iliade , afferma di preferire Criseide alla moglie in quanto la schiava-amante non  era inferiore a Clitennestra " né per il corpo né per la figura né per la mente né per le opere" (I, 115).

Leggendo l'Agamennone  di Eschilo anzi. pare  che sia stato questo  amore ancillare troppo elogiato a mettere  in moto il risentimento di Clitennestra che dopo l'assassinio dello sposo grida:"kei'tai gunaiko;" th'sde lumanthvrio",-Crushivdwn meivligma tw'n uJp j  jIlivw/"(vv. 1438-1439), giace a terra il distruttore di questa donna,/la delizia delle Criseidi sotto Ilio. Senza contare che Agamennone era tornato a Micene con Cassandra.

 

Ma torniamo al canto dei morti dell’Odissea e concludiamo l’argomento “Tu, continua Agamennone, non essere mite con la donna, e non confidarti: fai approdare la nave di nascosto: “ejpei; oujkevti pista; gunaixivn ” (v. 456), con le donne non ci sono patti fidati.

Non condivido questa critica forzatamente femministica.

 

Per quanto riguarda la diffidenza di Odisseo nei confronti di Penelope, ancora maggiore è quella di Penelope verso il marito, anche dopo che ha ucciso i proci: la donna come vedremo avrà bisogno della prova che le dà Odisseo mostrandole che conosce il segreto della costruzione del letto da lui stesso fabbricato.

 

Pesaro 10 settembre 2026 ore 9, 33 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Le Georgiche vennero iniziate nel 37 a. C.

[2]Jaeger, Paideia  1, pp. 63-64.

[3] Od., 11, vv. 441-443.

[4] Od., 11, vv. 454-456.

[5] Eva Cantarella, L’ambiguo malanno, p. 46.


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