sabato 9 agosto 2025

Viaggio ciclistico in Grecia 2024. VII parte. Da Nauplion a Corinto. “Montagne che varcai!”.

Altri monti da varcare sempre con attenzione a non esagerare con la fatica per non danneggiare la salute. Il ciclista supremo che ha vinto il Giro, il Tour e ogni altra gara ha detto: “Il ciclismo è gioia. La cosa più importante non è vincere, ma la salute. Non c’è motivo di spingere il corpo più in là”.
Ciclista sublime, ragazzo dalla potenza inarrivabile e dalle parole sante.
Insomma badavo alla salute prima che alla velocità.
Mi difendo ogni giorno dalle ingiurie del tempo: l’avido cormorano che ci divora.
Finalmente giungemmo a Corinto, la città dai due mari. Mi è cara perché ci sono passato tante volte in situazioni diverse e confrontarle fa parte del metodo comparativo che impiego anche nello studiare, nel tenere lezioni, nello scrivere, nel vivere insomma. Ho bisogno di comparare. Amori, amicizie, perfino una lite con cagnara ho subito da una invasata e infatuata in questa cittadina beneficamente calda, assolata, simpatica.
Questa volta abbiamo dormito al quinto piano di un albergo decente onde la vista del mare e dei monti non era tronca. Un conforto per lo spirito.
Nonostante i due mari. Corinto non è città turistica. Quella sera si giocava la finale del campionato di calcio europeo. Vinse la Spagna sull’Inghilterra tra le grida di giubilo dei Corinzi di fronte al televisore. Pure noi due preferivamo la Spagna, non solo perché giocava meglio, ma anche per la simpatia verso le terre e le genti mediterranee solari e abbronzate. Da Gibilterra alla Palestina e Israele. Due Stati o uno solo per i due popoli a parità di diritti. E affratellati insieme.

Salutato il compagno di viaggio dopo la partita, feci una passeggiata fino al mare e ricordai la prima volta che giunsi a Corinto da solo nell’agosto del 1978. Ero diretto a Epidauro e non trovai da dormire in un hotel sul canale. Passai la notte su una seggiola dell’atrio punzecchiato continuamente dalle zanzare e ripartii all’aurora non senza angoscia. Questa volta mi domandai come potevo avercela fatta, dopo una notte del genere, a trovare la strada per salire fino all’antico teatro annidato tra i monti.
Avevo persino forato e mi impiastricciai fino ai capelli con il masticione rosso per riprendere la strada in salita. Quando arrivai a Epidauro mi domandarono come mi fossi ferito. Avevo battuto la testa?
Ero giovane, allora, e non pensavo alla morte. Ce la mettevo tutta, quando pedalavo, e la fatica piuttosto che farmi spavento mi stimolava, mi affinava, mi rendeva orgoglioso.
“Ogni cosa a suo tempo” mi dissi nel 2024. Quindi conclusi: “Ora è tempo di andare a dormire. Questa volta, grazie a Dio, hai una stanza bella, grande, panoramica e tutta per te”.
Nel frattempo passava la luna, brillavano gli astri nel cielo, passavano le luci delle barche sul mare.
 
Villa Fastiggi,  9 agosto 2025 ore 20, 54. giovanni ghiselli

p. s.
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