Questa volta era primavera davvero e avevo una cabina tutta per me. Andai presto a dormire.
Alle nove però alcuni studenti vennero a chiamarmi perché tenessi una lezione sul ponte ventoso e assolato. Parlai per un’ora di Omero e del grado eroico dell’esistenza umana. L’eroe vuole primeggiare sempre: essere egregio nel combattere e nel parlare. Suggerii di sostituire al combattere in guerra il contendere in pacifiche gare benefiche per la comunità. Ho sempre ammirato i politici che sanno parlare nei tornei oratori e i campioni degli agoni sportivi.
Gli agonisti che vincono gare pacifiche dovrebbero essere indicati come esempi ai giovani mortificati: i ragazzi contaminati dalle mode sono come i ruscelli montani inquinati da liquami immondi. Pensai a Ifigenia. Oggi non è più qui sulla terra. L’ha inghiottita il tempo, cormorano vorace e tenace.
Entrati nel golfo di Corinto, faceva abbastanza caldo, tuttavia sui monti che sormontano la costa settentrionale, cioè la catena che culmina nella montagna sacra del Parnaso, c’era ancora la neve.
Ma passo all’uso del verbo al presente per riassaporare i gusti di quelle ore lontane. Allora era tutto meno sofisticato di oggi, nel mio percepire.
Sbarchiamo con la corriera che ci porta ad Atene.
Sotto l’acropoli vedo tanti fiori gialli, fichi d’India, pallidi olivi, gattini girovaghi molto magri. Animali che amo: sono aggraziati come le giovani donne. Mi giro verso il Partenone: uno spettacolo superbo, meraviglioso, ma non quanto i polpacci e le cosce di una ragazza che sale verso i Propilei. Le gambe di Ifigenia avevano una dignità fidìaca. Con il vestito trasparente che lasciava intravvedere le mutande colore del cielo sereno mi pareva l’aurea Afrodite che ama il sorriso. Senza di lei non c’è gioia qui sulla terra. Ora è celeste anche lei. E la ragazza madre, Elena Augusta, sarà ancora viva?
Nel biglietto d’ingresso all’acropoli leggo stampata una famosa fase di Plutarco su Pericle: “rese la città da grande grandissima, e, divenuto in potenza il sommo tra tutti gli uomini di governo, non accrebbe il suo patrimonio di una dracma”. Penso agli obesi barattieri impinguati con il denaro pubblico. In veste di pastor-lupi rapaci.
Il Partenone è simbolo della potenza e della cultura di Atene: “la villa onde ogni scienza disfavilla”. Dopo la morte del suo stratego massimo questa polis suprema ha perduto la forza, quindi l’impero.
Però con il volgere delle stagioni Atene è diventata la scuola dell’Ellade intera e questa è stata maestra di Roma vincendo culturalmente il feroce vincitore di tutte le guerre nel Mediterraneo e oltre: Graecia capta ferum victorem cepit et artes/intulit agresti Latio[1].
Poi, attraverso la mediazione della lingua latina, l’Ellade è diventata educatrice di tutta l’Europa. Questa nostra terra di civiltà nobile e antica, se vuole salvare la sua identità in mezzo al carnevale cosmopolita nel quale annaspiamo e brancoliamo, dovrà riellenizzarsi. Ne sono sicuro.
Villa Fastiggi, 4 agosto 2025 ore 17, 52 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Orazio, Epistole , II, 1, vv.156-157
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