giovedì 26 marzo 2026

Franz Kafka, Stephen Dedalus e Hanno Buddenbrook: gli antipadri.


 

Uno dei motivi della discrepanza tra Kafka e suo padre è il fatto che Franz aveva preso dalla madre Jiulie Löwy, come spesso succede ai figli maschi: “Confrontiamoci l’un l’altro: io, in breve sono un Löwy  con un certo fondo kafkiano, che però non è mosso dalla volontà di vita, di attività, di conquista dei Kafka, bensì da un aculeo löwyano che agisce più segreto e più pavido in varie direzioni e sovente s’arresta. Tu invece sei un vero Kafka per robustezza, salute, appetito, sonorità di voce, facondia, soddisfazione di te, superiorità verso il mondo, tenacia, presenza di spirito, conoscenza del mondo, una certa generosità ” (Lettera al padre, p. 65).

 

Franz Kafka è un antipadre, come Stephen Dedalus nell’Ulisse di Joyce, come Hanno Buddenbrook nel romanzo di T. Mann.

E’ più difficile che una figlia arrivi a tale discrasia con il babbo.

 

Vediamo il  capitolo 4 ,  Calipso. La colazione, dell’ Ulisse di Joyce.

La figlia adolescente di Bloom, Millina, ha ricevuto un regalino dal padre e gli dice:

 Dearest Papli, carissimo paparino è  l’inizio.   Tutti dicono che sono una bellezza con il berrettino nuovo.

Everyone says I’ m quite the belle in my new tam.

Padri e figlie spesso si corteggiano. Mi sembra un fatto bello e naturale. Credo che ogni uomo che ama se stesso. ami la madre più di tante altre donne, poi la figlia.  Madre e figlio, padre e figlia si assomigliano e credo che questi siano i legami più forti in natura.

Stephen Dedalus nel IX episodio dell’Ulisse invece dirà: “ il padre è un male necessario (p. 283)  A father is a necessary evil 186;  poi Paternity may be a legal fiction 186, la paternità  magari una finzione legale 284.

 

Sono paradossi certamente ma non ne dissento del tutto, comunque non li censuro.  Credo che la lotta del maschio con il padre sia una forma di rifiuto del potere. E c’è spesso  anche il rifiuto del mestiere del padre. Torniamo a Franz Kafka: “Il primo risultato esteriore di questa educazione fu che fuggivo tutto quanto Ti ricordava a me, anche soltanto da lontano. Innanzi tutto il negozio” In un primo tempo, quando Franz era un bambino, il negozio animato gli piaceva “Ma poiché a poco a poco incominciasti a spaventarmi in tutti i modi, Tu e il tuo negozio diventaste per me una cosa sola, e anche il negozio finì per riuscirmi odioso (…) Ti vedevo e sentivo gridare, ingiuriare, smaniare nella nostra bottega e vedevo anche altre manifestazioni di tirannia (…) il tuo abituale ritornello a proposito di un commesso tubercolotico: “Ma non crepa una buona volta quel cane rognoso?” definivi i dipendenti “nemici pagati”; forse lo erano, ma prima che lo diventassero Tu già mi sembravi il loro “nemico pagante”.

Cfr. la Lettera 47 di Seneca su gli schiavi: Non habemus illos hostes sed facimus (5).

Cfr anche le parole di Clitennestra ad Agamennone nell’ Ifigenia in Aulide di Euripide.

 

Kafka aggiunge che in un primo tempo quando veniva maltrattato dal padre gli dava ragione per il senso di colpa che si era accumulato in lui (Lettera al padre pp. 85-86).

 

Il rifiuto  nel bambino Buddenbrook del padre e del mestiere di commerciante  che gli era destinato, lo porta a morire quindicenne.

 Hanno Buddenbrook di T. Mann pose una riga sotto il suo nome nell'albero genealogico della famiglia, e quando il padre, il senatore Thomas, lo sgridò chiedendogli la ragione di tale monelleria, "il ragazzo, ritraendosi e portando una mano alla guancia, balbettò:"Credevo....credevo...non dovesse seguire altro" T. Mann, I Buddenbrook , p. 335.

 

 

Bologna 26 marzo 2026 giovanni ghiselli

p. s.

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