martedì 24 marzo 2026

Ifigenia XLIX. Calcolatore di calcoli vani.


Dopo cena andammo in un caffè del corso a giocare, ognuno con la propria pena più o meno pesante. Facemmo il gioco della verità. Una del gruppetto rimasta senza il marito che l’aveva lasciata, incolpava il fellone che era scappato con un’altra “molto più giovane e scema”: costei l’aveva allettato nel talamo suo facendo scaturire nel sangue fiacco e scialbo del vecchio rudere dalla vitalità ormai spenta la scintilla della libidine rinnovata.

Domandai a un’altra più intelligente perché suo marito l’avesse abbandonata.

“Perché io non gli piacevo più e ha trovato una che invece gli andava a genio”.

Quindi mi domandò di quanti amori avessi fruito io, giovanotto di belle speranze.

“Quattro speciali e una trentina banali” risposi

“Tra le speciali qual è stata quella davvero ottima?”

“Una collega finlandese, Elena dalle bianche braccia”, risposi.

“Che cosa aveva di speciale?”

“Che era bella e fine, buona e del tutto gratuita. Non voleva altro che essere amata e mi ha insegnato ad amare senza calcoli”.

“A quante vorresti arrivare?”

“Almeno a cinquanta. L’ho giurato”.

“Neanche tante: non porre limiti alla Provvidenza!”.

“Hai ragione, facciamo 55. Non voglio strafare. Del resto non ho i mezzi per arrivare a 1003”.

La donna abbandonata sorrise.

Tra queste persone più attempate di me, soprattutto più stanche e disincantate, mi sentivo molto vitale, sebbene il rapporto con Ifigenia stesse togliendomi tante illusioni e speranze.

Infatti di notte mi svegliai per l’inquietudine. Ifigenia non era soltanto fonte di piacere e compiacimento ma anche causa di preoccupazioni. Avrei voluto conoscerla meglio. Per questo però dovevo frequentarla di più; tuttavia a quel punto della mia vita avevo capito che moltiplicare le ore di frequentazione non fa bene ai rapporti umani. Quando amavo le tre finlandesi ero contento che quelle ragazze avessero altro da fare durante le ore del giorno e tutto sommato mi attiravano anche perché sapevo che se ne sarebbero andate presto e lontano, molto lontano da me. L’amore, anche il più bello, non è tanto amore di una persona bensì è incantamento davanti a una situazione speciale, è amore di amore. Forse potrebbe durare a lungo una donna con me, se fosse impegnata nella preparazione di un’opera simile o uguale a quella che riempie l’anima e il tempo mio da diversi anni. Una che avesse dentro quel fuoco sacro che rende prezioso ogni minuto.

Quando vedo delle ragazze cantanti e orchestrali impegnatissime nel rendere un’opera di Rossini penso che forse potrei amare una creatura siffatta. Ma con una donna in casa priva di interessi forti, l’amore non reggerebbe alla prova di una settimana.

Senza contare che un grande amore mi induce a scrivere e l’amante amatissima deve sparire presto come persona per diventare il personaggio protagonista della storia.

Ifigenia si faceva pensare e desiderare con dolore tramite la gelosia. Un mezzo ordinario, scadente e distruttivo del bene velle anche se per qualche tempo poteva attizzare la libidine, un amare tipo quello di Catullo per Lesbia.

Quella sera a Viterbo, prima di andare a letto, l’avevo cercata senza trovarla e l’avevo maledetta tra tutte le donne maledicta in mulieribus.

Avevo poi incolpato me stesso per gli atteggiamenti da esteta assunti con lei spingendola a reagire in maniera analoga. Se era andata davvero così, potevo rimediare smettendo di posare al seduttore kierkegaardiano dal cervello esacerbato, o al superuomo nicciano che calpesta la morale del gregge, o al libertino dannunziano che tante donne meravigliosamente conobbe.

Magari potevo assumere la parte del nuovo Socrate dedito al culto del Bene, quello dell’ottimo maestro capace di suscitare energie morali in chi lo ascoltava. Senza essere pederasta del resto.

Nell’anno ferace che stava chiudendosi avevo fatto l’amore con 8 donne: un’insalata di femmine umane.

“Nel 1979 mi dissi-cercherò di assumere un ruolo di amante serio attraverso un calcolo sobrio- nhvfwn logismov"- che mi porti a una stabilità affettiva”. Ma era un proposito che non teneva conto della reazione di Ifigenia. Costei durante l’estate farà saltare il mio piano annuale.

Invero avevo fatto un calcolo ebbro. Ero un calcolatore di calcoli vani.

 

Bologna 24 marzo 2026 ore  giovanni ghiselli

p. s.

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