domenica 22 marzo 2026

Kafka, Il processo. Capitolo VI Lo zio. L'avvocato Huld. La ragazza Leni.


 

Sommario

Il mio commento è che K è diffidente verso i parenti come lo è verso se stesso. Per giunta tende a usare tutti come strumenti: mezzi non fini. E' l'immoralità oggi più diffusa e probabilmente anche allora.

 

Il commento di Pietro Citati nota nell' avvocato Huld la posa di un  dio dispensatore di tenebre, quindi identifica Leni prima con la prostituta sacra poi con le sirene. Tutto troppo generico: mancano le citazioni

 

K. andò a trovarlo uno zio, Albert, che era stato il suo tutore. Quando veniva dalla campagna, K si sentiva in dovere di ospitarlo la notte. Lo zio sapeva del processo. Giunse nell'ufficio del nipote e già da lontano gli tendeva la destra, poi gliela allungò al di sopra della scrivania con una fretta indiscreta rovesciando tutto quanto gli era d'ostacolo.

Gente sempre inquieta e inquietante.

 Aveva saputo dalla figlia Erna, una liceale diciottenne, alloggiata in una pensione  che le era stata rubata la cioccolata inviatale  dal  cugino, Josef K per il compleanno. Lei era andato a cercarlo in banca ma non era stata ricevuta. Aveva scritto anche questo al padre.

K però non aveva mandato la cioccolata: la storia era inventata per scusare il cugino che non si era fatto vivo.

La solita discrepanza tra parole e fatti.

Altre inquietudini.

 Lo zio era agitatissimo per il processo e cercava di mettere in agitazione il nipote il quale invece disse che la calma propiziava la riuscita.

"Inquietandosi non si vincono i processi", dice il nipote.

K cerca sempre di far tornare

 ma non ci riesce mai.

Lo zio teme anche per il buon nome della famiglia.

Ma il nipote dice che inquietandosi non si vincono i processi

 Lo zio lo porta dall'avvocato Huld un suo vecchio compagno di scuola, difensore e avvocato dei poveri. K prova disagio:" Non era molto piacevole andare quale imputato da un avvocato dei poveri".   

Una cameriera, Leni dal viso tondo come quello di una bambola, li conduce nella stanza dove Huld malato di cuore giace in un letto. L'avvocato aveva già saputo dai circoli giudiziari del processo.

 

Secondo Citati, Huld "vive nella tenebra che dio ha gettato sul mondo: la casa che egli abita è scura, l'infermiera amante Leni illumina  con una candela l'anticamera senza luce e la stanza buia, dove l'avvocato giace, con la barba lunga, in un letto". Huld significa grazia  e l'avvocato recita la parte di Dio -Padre . Block gli dice che per lui non esiste altro avvocato all'infuori di Huld "ripetendo le parole del popolo ebraico" (Citati, Kafka, p. 145). Block è un altro imputato in cattive mani.

"Ai piedi di Huld sta la serva-infermiera Leni, che recita la parte della prostituta sacra. Leni non si prostituisce nei trivii della città , ma solo con gli imputati del Tribunale, i quali la attirano con la strana bellezza che ricevono dall'accusa: solo gli uomini segnati dal marchio della colpa  svegliano il suo desiderio. Prima di farsi possedere da K., gli mostra la membrana di carne che congiunge il medio e l'anulare della sua mano destra. Leni è dunque la sirena, la grande allettatrice e le sue grazie oscene e infantili debbono stringere per sempre gli imputati della Legge. Dedica ad essi quella mescolanza di oscenità e di moine sentimentali che distingue le donne di K. Come Circe, la sirena Leni offre il suo letto a Block, a Josef K ,  a tutti gli imputati, perché confessino, si pentano, o almeno fingano di farlo" (Citati, Kafka, p. 146)

Lo zio di K maltratta la ragazza e quando questa esce, congedata dall'avvocato gli dice: "Si vede che stai meglio da quando è uscita la strega" (134). Le donne di Kafka sono spesso delle incantatrici allieve di Ecate.  L'avvocato la difende,

 

L'avvocato chiarisce che dai contatti con i giudici e il tribunale egli trae vantaggio per la sua clentela. Indicò l'angolo più buio della camera. Oltre una candela apparve un uomo piuttosto anziano seduto a un tavolinetto. Si alzò agitando le mani come piccole ali. Può essere un angelo o un demone, apparso nel buio di quell'inferno. Poi si alza, si avvicina e l'avvocato lo presenta come il direttore della cancelleria. Quindi dice: "il lavoro mi chiama!". Tuttavia rimane a parlare, omaggiato da Huld e dallo zio mentre K è disgustato dal  servilismo dello zio e dell'avvocato. Non  lo ascoltava e pensava alla ragazza. Il protagonista dei romanzi di K cerca sempre l'aiuto delle donne

Tutti trascuravano K del resto. Pensò che forse il cancelliere capo si era trovato in quelle orrende riunioni della domenica tra i vecchi dalla barba rada. consumata chissà come. Mondo di raccomandazioni e corruzioni.

Si sente venire dall'anticamera un fracasso come di porcellane infrante. p. 137

 

E' stata Leni che ha scagliato un piatto contro il muro per fare uscire K.

 Questo infatti viene fuori dalla stanza e quando la ragazza gli dice che ha cercato di attirarlo, lui fa: anche io pensavo a lei!  

 Leni lo porta nello studio dell'avvocato dove c'erano mobili pesanti e un soffitto alto dove i clienti dovevano sentirsi sperduti. I due si corteggiano. La ragazza dice a K che da quel tribunale non ci si può difendere: è necessario confessare. Solo dopo la confessione si può scampare. La aiuterò io. K la prese sulle ginocchia e pensò; "vado cercando l'intervento di donne, la Bürnster, poi la moglie dell'usciere e ora questa piccola infermiera che pare abbia bisogno di me. eccola seduta sulle mie ginocchia, come se fosse per lei l'unico posto adatto".

 

K prima nega, poi ammette che c'è una fidanzata Elsa, e aggiunge che l'ha  rinnegata ma porta con sé la fotografia di lei che balla, e la fa vedere a Leni. Leni la trova molto stretta in vita e pure sgraziata e rozza. K dice che non è dolce né gentile e che non saprebbe sacrificarsi per lui. Leni si propone come sostituta. Lo bacia e gli dà le chiavi di casa.

K si allontana da lei ed esce in strada. Da una macchina scende lo zio che lo rimprovera: ti rintani con un lercio cencio che oltre tutto è certo l'amante dell'avvocato e ti assenti per ore. Lo sgrida pesantemente dicendogli che ha rovinato tutto.

Il commento di Citati è pretensioso e poco pertinente: è uno sfoggio di erudizione. Questa volta non cito altri autori e piuttosto noto che Josef K  ha con i parenti, con le donne con tutti, un atteggiamento di fredda diffidenza associato con una tendenza a usare le donne per cavarsela.

In fondo però tratta il prossimo suo come se stesso. Lo facciamo più o meno tutti. Chi non rispetta se stesso tanto meno può rispettare il possimo

 

Pesaro 22 marzo 2026 ore 13, 27 giovanni ghiselli

p. s.

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A K non tornano i conti. A me invece sono tornati anche meglio di come pensavo: ieri ho superato i 2 milioni di lettori .

Speravo di arrivarci entro l'anno, poi entro il compleanno, poi entro l'estate, poi entro giugno, invece ci sono arrivato ieri sera: 21 marzo. Sono contento. Ringrazio chi mi legge e chi viene ad ascoltarmi. Mi motivate a fare sempre meglio: le mie fatiche, umanamente spese, non vanno perdute.

 

 

 


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