Poco prima dell’osteria K vide che era già notte. Eppure era uscito un paio di ore prima quando era mattina ed era giorno chiaro.
“Giornate corte!” disse fra sé. E’ quasi sempre buio nelle storie di Kafka. Il buio è rattristante quanto la luce è rallegrante.
Vide l’oste che gli faceva lume con una lanterna. Il carrettiere tossiva nel buio, chissà dove. I luoghi rimangono sempre imprecisati.
Il buio e la confusione dei luoghi incrementa l’ansia.
Accanto alla porta c’erano Artur e Jeremias. Fecero un saluto militaresco e K scoppiò in una risata ricordando il tempo felice del servizio militare.
Questo della leva è un periodo nel quale non si devono né possono fare delle scelte. Succede che per tale aspetto possa essere rimpianto. E anche perché eravamo giovani.
I due dissero a K di essere i suoi aiutanti. K non li riconosce come tali ma rimprovera loro negligenza e ritardo. Anche il tempo subisce la legge del caos. Questi due non avevano strumenti del mestiere pur avendo affermato di essere i suoi vecchi aiutanti.
Nel caos generale gli incarichi vengono assegnati anche agli incompetenti, perfino agli estranei al mestiere.
I tre bevono insieme una birra e K dice che non li distingue: “vi somigliate come serpenti”. Le persone assumono solo identità gregarie secondo i modelli imposti dal potere e dalla propaganda.
Pensate alla “pitonessa” che cerca di porsi a modello e a quante insensate la imitano, o anche alla propaganda bellica e a quanti giovani girano armati.
K dice che li chiamerà tutti e due Artur dato che non riesce a distinguerli.
Nemmeno noi possiamo distinguere i politici che in ogni gruppo usano il medesimo ritornello. O al “grazie davvero” detto da tutti. Che valore ha quel davvero? Nessuno. Come quel grazie.
“Per me voi due siete una persona sola” dice K.
Mi vengono in mente i presidi che dicevano: “a scuola non si fa politica” e se uno replicava diventava un pregiudicato.
Oppure “chi non salta questo o quello è”. E saltano tutti, anche i pancioni buffoni. Nessuno che dica: “io non salto a comando”.
C’è il divieto della diversità.
K vessato da tutti ha introiettato il modello autoritario e dice:”si capisce che possa esservi sgradevole, ma io voglio così”.
Quindi impose ai due aiutanti trattati come schiavi di non parlare con nessuno. (p. 61). I due obbedirono all’ordine contraddittorio di telefonare al castello. Una voce rispose che K non poteva andarci né oggi né un’altra volta”. Questo si sentì nell’osteria e gli avventori si schierarono in semicerchio intorno all’apparecchio.
Allora andò al telefono K e sentì un brusìo di voci infantili che divenne un canto di voci lontane. Ora gli eventi assumono l’aspetto di un sogno.
Siamo
sogni di ombre noi mortali sembra ricordare Kafka da Pindaro e vuole
ricordarcelo. Ne faccio una breve citazione:
“ejpavmeroi: tiv
dev ti~ ; tiv d j ou[
ti~; skia`~ o[nar- a[nqrwpo~” (Pitica VIII,
95-96), creature di un giorno, che cosa è qualcuno? Che cosa è nessuno? Sogno
di ombra l’uomo.
Ogni volta che muore una persona cara penso penso alla mia morte e mi consolo con queste parole.
Quindi una voce gli chiede chi sia. K risponde di essere Josef l’aiutante del signor agrimensore e domanda quando il suo padrone potrà andare al Castello. La risposta è “Mai” e K riappende il ricevitore. K è arrivato a mentire, a falsificarsi per farsi accettare.
Pensate alle truffe sempre in agguato.
Quindi arriva un giovane che gli porge una lettera. Assomigliava ai due aiutanti ma era più bello e più fine: A K ricorda la donna col poppante vista in casa del mastro conciatore. Anche i generi si confondono.
Oggi le ragazze si comportano come i ragazzi di una volta e viceversa. Il modello femminile è imperioso, quello maschile è sottomesso almeno in apparenza. Per paura di tale dipendenza dalla donna il maschio diventa violento.
“Chi sei?”
“Mi chiamo Barnabas” disse il giovane. Sono un messaggero. Sapremo più avanti che è il fratello di Olga e di Amalia.
“Ti piace questo luogo?” domanda K e indica a Barnabas “i contadini che guardavano a bocca aperta con visi tormentati e labbra tumefatte; il cranio di quegli uomini sembrava fosse stato appiattito a mazzate e i lineamenti formati nel dolore dei colpi” (p. 63). E’ la deformazione che l’uomo subisce quando la sua vita diventa un inferno, stravolgimento somatico che riverbera l’abbrutimento mentale
Barnabas non raccolse la domanda come fa un servitore beneducato che non risponde a una frase rivolta a lui solo in apparenza.
Non c’è nessuna relazione umana: sono tutti rapporti di potere.
K. respinto ma non umiliato aprì la lettera.
Bologna 27 marzo 2026 ore 18, 23 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time2024218
Today2965
Yesterday3739
This month57897
Last month51138
Nessun commento:
Posta un commento