Tra le allieve della prima media tutte vivaci e carine, ce n’era una speciale. La notai per la sua creattività nelle scrivere, per l’originalità e l’indipendenza delle sue osservazioni, per la vivacità con cui mi faceva delle domande e l’interesse mostrato nell’ascoltarmi. Insomma era una bambina dotata di autonomia mentale e caratteriale: mi assomigliava. Con il volgere delle stagioni saremmo diventati amici. Lo siamo ancora. L’ho invogliata a valorizzare la sua intelligenza e gli altri talenti suoi. Luciana a sua volta durante il triennio in cui l’ho aiutata a crescere mi ha fatto capire quanto di buono potessi dare agli allievi in termini di umanità.
All’epoca la mia cultura era solo scolastica, cioè embrionale.
A Carmignano di Brenta dove vissi cinque anni della mia prima gioventù adulta ero apprendista del mio lavoro e di me stesso; allora presi coscienza di tante attitudini mie: prima di tutte quella del maestro capace di suscitare energie mentali e morali nei giovani. Mi accorsi che con i ragazzi mi trovavo bene e pure loro con me: ci si educava a vicenda.
Carmignano di Brenta mi piace perché assomiglia ai miei venticinque anni quando ci arrivai spaesato dopo avere lasciato la mamma, le zie e i nonni materni a Pesaro[1]. Ero trasecolato come Breus nella boscaglia e trasognato come l’avvocato tubercoloso della Signorina Felicita.
Le varie volte che sono tornato a Carmignano dopo il trasferimento a Bologna, ho ritrovato nel paese, nel paesaggio, nel suo fiume, nei suoi profumi, le dolci malinconie, e anche le forti emozioni di allora, quando vivevo ogni evento nell’attesa di beni più grandi, e quegli anni come preludio e presagio delle cose egregie che avrei dovuto compiere una volta tornato a Bologna. Il novembre scorso ho compiuto gli ottantuno: la vita trascorsa mi ha allontanato da quella condizione di giovanotto trapiantato e spaurito, ma vivo, curioso, animato da vaghe e grandi speranze. Quando ricordo gli anni di Carmignano, ritrovo nella miniera del cuore i sentimenti di allora, la meraviglia lo stupore e l’interesse davanti a ogni persona nuova che mi induceva a osservarla, interrogarla, capirla per ingrandire e migliorare la mia umanità.
Alcuni dei ragazzini miei allievi di allora, quelli del mio debutto oramai settantenni, mi ringraziano ancora per quanto di buono hanno ricevuto da me: oggi so di avere avuto da loro molto più di quanto abbia dato.
Ci siamo scambiati munera doni e compiti preziosi, funzionali alla crescita, ricchi di reciprocità.
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Pesaro 20 marzo 2026 ore 17, 42 giovanni ghiselli
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[1] Racconto il mio arrrivo nella scuola media di Carmignano e il mio debutto da tirocinante nel romanzo già pubblicato Tre amori a Debrecen. Potete averlo in prestito dalla biblioteca Ginzburg di Bologna. Non compratelo dunque,.
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