La Lettera aveva una firma illeggibile ma si leggeva quanto era scritto nel timbro: Il capo della X sezione.
La lettera diceva: “Lei è assunto dal signor Conte. Il suo superiore immediato è il sindaco del paese. Ella dovrà rendere conto di tutto. Io non la perderò di vista. Barnabas sarà il nostro tramite e mi porterà la sue richieste. Vedrò di accontentarla. Mi preme molto che i miei operai siano accontentati”.
K chiede a Barnabas di aspettarlo e si fa accompagnare dall’oste nella camera assegnatagli. Era una stanzuccia a tetto dove dormivano due cameriere fatte sloggiare. Sull’unico letto non c’erano lenzuola ma due cuscini e una coperta da cavalli. K si adatta a tutto ma capisce che lo stanno trattando da operaio infimo. “ Io non la perderò di vista” glielo faceva pensare e anche la misera stanza
Kafka si disse che come semplice operaio poteva trovare un appoggio nella gente del paese mentre dai Signori del Castello non era possibile sperare aiuto. La sua strategia mette in conto un aiuto dal basso per cominciare.
Questo non è sbagliato ma è sbagliato pensare che i superiori siano un corpo compatto. Nella scuola ho avuto molti colleghi contrari data la mia stravaganza, la mia diversità dalla norma. Ebbene, me la sono cavata piacendo a quasi tutti gli studenti e alla maggior parte dei genitori, poi scovando negli interstizi del potere scolastico e anche più in alto, persone cui la mia preparazione e il mio stile piacevano. Quando i rapporti sono dati dal potere bisogna trovare il potente cui può essere utile aiutarti perché sai fare molto bene il tuo lavoro. A molti colleghi la bravura dà fastidio.
K temeva la potenza di un ambiente scoraggiante ma si preparava alla lotta.
Pensato questo, scende di nuovo nell’osteria e i contadini gli si mettono intorno infastidendolo. Probabilmente pensa che non otterrà niente da loro.
Siede accanto a Barnabas che lo aspetta. K gli chiede chi sia il caposezione di cui non ha decifrato la firma. Si chiama Klamm.
Nel corso del romanzo sarà un personaggio inaccessibile.
Barnabas ha un aspetto mite e rassicurante ma non è che un messaggero. K comunque vuole parlargli ma teme l’indiscrezione dei contadini. Barnabas gli propone un colloquio in camera ma l’agrimensore se ne vergogna: è la camera delle serve, sudicia e senza aria e non vuole tornarci.
Sicché quando Barnabas esce e cammina sulla neve K lo chiama gridando poi lo segue. I due camminano insieme lungo il paese.
K spera che il messaggero lo porti al Castello.
Mentre camminano K vede una chiesa e gli torna in mente il suo paese con la piazza della chiesa, il cimitero e un muro di cinta che dopo diversi tentativi falliti una volta riuscì a scalare con facilità e “quella vittoria gli aveva dato l’impressione di una sicurezza che dovesse durare tutta la vita, il che non era assurdo perché quel ricordo gli venne in aiuto in quella notte di neve mentre camminava al braccio di Barnabas”(69)
Finalmente un pensiero positivo. Bisogna conservare nello scrigno della memoria i successi conseguiti perché ci mostrano il metodo giusto da rinnovare per arrivare ad altri.
Arrivano a una casa: quella di Barnabas che presenta a K le sorelle Olga e Amalia.
K sperava che il messaggero lo portasse al Castello ed è deluso: ora vede in Barnabas un servo.
K valuta positivamente solo il potere delle persone. I genitori sono solo dei poveri vecchi. Le ragazze erano due bionde robuste che assomigliavano al fratello ma avevano lineamenti più duri.
“La gente di quella casa non lo interessava affatto. La gente del paese gli sembrava meno pericolosa perché lo rimandavano soltanto a sé stesso, ma questi soccorritori apparenti lo sviavano da sé stesso e lavoravano a distruggere le sue forze”.
Ha capito che sono dei perdenti come vedremo nella storia di Amalia, quindi vuole evitarli.
Olga era la più mite delle due sorelle e lo pregò di sedersi al loro desco dove c’era pane e lardo. Lei sarebbe andata all’Albergo dei Signori a comprare della birra.
K sentendo la parola “Signori” si interessa molto e si offre di accompagnarla. Tanto più che Olga non lo sconcertava come Amalia “con il suo sguardo serio, dritto, impassibile, forse un po’ ottuso”. Sicuramente questa ragazza è un personaggio di levatura inarrivabile da tutto questo ambiente.
K prende il braccio di Olga e si dirigono verso l’Albergo la cui osteria era riservata ai signori del Castello. K prova un senso di benessere. Quando arrivano, l’oste avverte K che può entrare solo nella sala di mescita. L’agrimensore gli chiede di poter passare la notte nell’Albergo ma il locandiere gli risponde che è impossibile: i signori sono estremamente suscettibili. I casi sono sempre dalla parte dei Signori e noi due saremmo entrambi perduti se venissero a saperlo. K. prova a dire di essere in buone relazioni con il Castello ma il locandiere rimane evasivo. K chiede chi dorma nell’albergo e l’oste risponde Klamm. A un tratto arriva la moglie ad avvertire il marito che il caposezione ha bisogno di lui.
K rimane sbalordito e pensa che essere sorpreso da Klamm nell’albergo sarebbe stata, se non una catastrofe, certo una sconvenienza penosa data la sua posizione subalterna, la sua condizione di operaio. Sicché si morse le labbra e non disse nulla. Olga torna vicino a K e gli dice: “passerai la notte da noi”.
Kafka ha colto e rivelato la miseria di gran parte dell’umanità-
Fine del secondo capitolo.
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