venerdì 20 marzo 2026

Ifigenia XXXIX. Carmignano di Brenta. L’amica più cara: Antonia.


 

Quindi vennero le vacanze di Natale mai gradite perché durante le feste della casa e della famiglia chi è strutturalmente solo come me, si ritrova più solo che mai, e sempre più solo con il passare degli anni.

 

Cesare Pavese scrisse: “Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?” (Lavorare stanca, 8). 

Quindi: “

Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno

in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara

che l’inutilità”  (Lo steddazzu, 10-12).

 

A 42 anni questo poeta si uccise. A venti anche io ero pensoso di finire presto, o ribattezzare la mia vita, nell’acqua del porto di Pesaro, gravoso e inutile peso alla terra com’ero. Poi mi sono ricreduto valorizzando tutto me stesso: perfino la  mia solitudine cronica, interrotta del resto e impreziosita da diverse avventure. Ora rispondo a Pavese: sì ne è valsa la pena essere solo. Ho potuto indagare me stesso, diventare quel poco o molto che sono, studiare, educare, frequentare soltanto chi mi piaceva.

 

Durante i giorni di Natale e Santo Stefano andavo a Pesaro dalle mie zie  e dalla nonna che erano le più anziane e sole tra le mie consanguinèe.

La mamma per le vacanze andava dal marito, mio padre.

Lo facevo per gratitudine dell’aiuto che mi davano e per la pietas erga popinquos. Il 23 dicembre invece, da quando vivevo a Bologna, facevo la visita del solstizio invernale alla vicepreside della scuola media dove avevo insegnato, Antonia Sommacal, che era diventata la più cara delle mie amiche e mi aveva aiutato durante il mio apprendistato professionale e umano. Fino al 2004 sono andato a trovarla tutti gli anni due volte all’anno: per i solstizi. Manca quello invernale del 2005 perché in autunno Antonia è diventata un’amica celeste.

 E’ una magnifica persona che mi ha aiutato e incoraggiato a essere come sono.

Non è facile per chi è troppo diverso e strano, guardato con sospetto da molti.

Ricordo una frase tra le più belle che abbia mai sentito sul mio conto. Quando le dissi che per Natale andavo sempre dalle zie che erano sole e molto anziane, Antonia mi fece: “lei avrà fortuna Gianni, perché è una persona buona”. E’ il complimento più grande che abbia mai ricevuto e mi ha ripagato della malevolenza che non poche volte mi hanno manifestato i nemici e i falsi amici.

Simile del resto all’encomio che mi fece Kaisa, l’amante studiosa di glotoologia: “ ti ho amato perché ho sempre avuto paura di tutti ma non ne ho mai avuta di te”.

A Carmignano del resto dopo il trasferimento a Bologna  tornavo volentieri quelle due volte ogni anno per rivedere i luoghi divenuti poetici dove arrivai venticinquenne per iniziare il mio lavoro e vi rimasi fino a quasi trentanni imparando a  fare la parte dell’uomo adulto, a cavarmela senza rinnegare né smentire la mia identità, a non seguire i luoghi comuni che nella profonda provincia veneta erano molto diffusi e quasi obbligatorî. Dopo la morte di Antonia ogni tanto vado ancora a Carmignano per raccogliere qualche fiore che vedo tra l’erba e metterlo sopra la sua tomba mandandole un bacio. Il venerdì di Pasqua generalmente quindi proseguo per la Val Sugana fino a Moena dove ho altro miti da coltivare e altri morti da ricordare devotamente.

La  benevolenza di questa amica mi ha aiutato davvero ad avere la buona sorte che mi auspicò e previde quando ero giovane molto. Ci si dava del lei, stranamente. Mi faceva da maestra e da mamma.

Ora però le dico e ripeto spesso: che tu sia benedetta Antonia carissima, gunhv t  j ajrivsth tw'n uJf j hjlivw/ makrw'/"( Alcesti, v.-151), di gran lunga la migliore tra le donne sotto il sole. Sei stata la mia migliore amica.

 Nessuna delle mie amanti mi ha aiutato con maggiore intelligenza, onestà e generosità.

Pesaro 21 marzo 2026 ore 16, 46 giovanni ghiselli

p. s.

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