sabato 16 maggio 2026

Musil 12. II, 39. Un uomo senza qualità è fatto di qualità senza l’uomo.


Poteva dire che nella sua vita le cose si erano svolte come se fossero legate l’una all’altra piuttosto che a lui.

 

gli Stoici interpretarono eiJmarmevnh,  il destino, come eiJrmo;" aijtiw'n, series causarum, concatenazione di cause (cfr. ei[rw, annodo). Il caso non esiste.  Tutto è causato, nulla è casuale.

La tuvch non è il caso bensì   un’ aijtiva a[dhlo" ajnqrwpivnw/ logismw'/, una causa non evidente al ragionamento umano. La ragione umana dunque non arriva dappertutto (Pohlenz, La Stoà, p. 201)

Sentiamo Seneca: “Qualem dicimus seriem esse causarum ex quibus nectitur fatum, talem cupiditatum: altera ex fine alterius nascitur  (Epistola, 19, 6), quale diciamo che è la serie delle cause dalle quali deriva la connessione fatale, tale è quella delle brame: l’una nasce dalla fine dell’altra.

 

Musil sostiene che siamo in balìa delle cose come abbiamo già visto (I, 8, p. 27) .

 

Ma torniamo a II, 39 “Oggi la responsabilità ha il suo punto di gravità non più nell’uomo ma nella concatenazione delle cose. Non si è notato come le esperienze si siano rese indipendenti dall’uomo?”

 

Penso al mio incidente del luglio scorso. Mi sono rotto il femore cadendo dalla bicicletta davanti a casa mia, quasi da fermo. In passato ero caduto anche in dei burroni con conseguenze non  gravi. Il fatto è che il mio fatum  il 7 luglio del 2025 non era partire per la Grecia tre giorni dopo nel traghetto prenotato già im marzo ma finire in nell’ospedale di Pesaro per 10 giorni poi nell’Istituto di riabilitazione a Villa Fastiggi per altri 45 giorni, quindi stare chiuso in casa per settimane, sempre riflettendo, leggendo e scrivendo. In questi mesi il mio blog ha acquisito centinaia di migliaia di lettori. Questo era il motivo, la ragione della caduta anche se tale lovgo~  non mi è stato subito chiaro ma è rimasto a[dhlo~ per qualche tempo, non tanto lungo, nel quale ho maledetto il destino. Ora lo benedico perché il fatum non è mai cattivo: il male di un momento diventa un bene che dura a lungo, magari per sempre.

Torno a Seneca.

Nihil indignetur sibi accidere sciatque illa ipsa quibus laedi videtur ad conservationem universi pertinere () placeat homini quidquid deo placuit” (Ep. 74, 20

 

 

Ma concludiamo il capitolo II 39

Era sorto un mondo di qualità senza uomo, di esperienze senza colui che le vive, e si può quasi immaginare che nel caso limite l’uomo non potrà più vivere nessuna esperienza privata e il peso amico della responsabilità personale finirà per dissolversi in un sistema di formule di possibili significati”

Lo aveva già detto Enea a Didone: “:"Desine meque tuis incendere teque querellis:/ Italiam non sponte sequor " (Eneide, IV,vv. 360-61), smetti di infiammare me e te stessa con i lamenti: non cerco l'Italia di mia volontà.

Poi alla regina morta suicida incontrata nell’Averno, Enea che ne ha causato la morte  abbandonandola disperata, diceinvitus, regina, tuo de litore cessi” (460), con una ripresa da Catullo (66, 39). La donna non lo perdona, non lo guarda nemmeno: rimane immobile come una pietra poi corre dal marito Sicheo, morto prima dell’incontro sciagurato con Enea. Il bene che ne sarebbe conseguito, secondo Virgilio sarà l’impero romano di Augusto.

Ha ragione Leopardi: “Dei poeti, come Virgilio, Orazio, Ovidio non discorro. Adulatori per lo più de’ tiranni presenti, sebbene lodatore degli antichi repubblicani.  Il più libero è Lucano” (Zibaldone 463).

 

 

 

Bologna 16 maggio 2026 ore 13, 22 giovanni ghiselli

p. s.

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