Ieri sera ho visto un bel film: Yellow Letters che ha vinto, meritamente, l’Orso d’oro al Festival di Berlino.
Sono lettere di licenziamento a intellettuali che criticano un regime prepotente e liberticida. La prima libertà da soffocare è quella della parola secondo ogni autoritarismo. Il film si svolge tra Berlino e Amburgo ma queste città tedesche, avverte una scritta, recitano le parti di Ankara e Istanbul.
Un professore universitario scrive commedie recitate dalla moglie e un giorno incoraggia i suoi studenti a partecipare ad una manifestazione contro la guerra e per la libertà. Viene licenziato, accusato di istigazione al terrorismo, e allontanato tanto dalla scuola quanto dal teatro.
Il professore- scrittore e l’attrice hanno una figlia adolescente e la famiglia cade nella povertà. La ragazzina è inquieta. I tre vengono ospitati dalla madre anziana del professore cinquantenne che si adatta a fare il tassista.
Il regista ci insegna che la tirannide, anche se spesso insiste sulla sacralità della famiglia, contribuisce a disgregarla insieme con tutti i rapporti umani.
Succede infatti che l’attrice moglie dello scrittore si adatti a recitare in un canale governativo tradendo gli ideali suoi precedenti e quelli ancora vigenti del marito. I due litigano e forse si separano.
A lui non resta che guardare il cielo e questa è l’ultima scena.
Mi è piaciuto molto. Mi dà la forza di continuare a scrivere impiegando le mie capacità critiche contro la prepotenza che minaccia sempre e dovunque la Parrhsiva, la Libertà di parola. Eliminata questa, spariscono tutte le altre: perfino quella dell’amore e della solidarietà tra gli umani.
Bologna 3 maggio 2026 ore 9, 55 giovanni ghiselli.
p. s.
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