II 23 Prima intrusione di un grand’uomo (pp. 89-92)
Il dottor Paul Arnheim era un uomo smisuratamente ricco. Diotima non stimava granché i mercanti ma, come tutte le persone di mentalità borghese, in un recesso del cuore ammirava la ricchezza. Era una delle tre figlie di un professore di scuola media senza beni patrimoniali e Tuzzi le era sembrato un buon partito quando era soltanto vice console. Da ragazza possedeva solo il proprio orgoglio e siccome non possedeva nulla di cui essere orgogliosa era nient’altro che correttezza raggomitolata su se stessa con tentacoli protesi di sentimentalità (91)
II 24 Cultura e capitale; L’amicizia di Diotima e del conte Leinsdorf, e l’ufficio di mettere ospiti illustri in accordo con l’anima (pp. 92-97)
Sua Signoria ammirava la bellezza e lo spirito di Diotima senza permettersi intenzioni illecite. Le accordava comunque la sua protezione che aveva conferito al salotto di lei una solidità incrollabile.
Il conte Leinsdorf voleva tornare ai princìpi cristiani ma siccome i fatti positivi hanno una loro logica alla quale non si può opporre il sentimento, concludeva affari con gli speculatori stranieri piuttosto che al fianco della nobiltà austriaca (93)
La Tuzzi sapeva e poteva parlare di tutto ma la propria castità privata doveva rimanere intoccabile.
“La vita però non edifica niente senza cavare pietre altrove” (96).
Si era risolta a sposare il viceconsole Tuzzi che pareva un baule di cuoio con due occhi scuri eppure lei conservava un granellino di fantasia. Questo però con gli anni del successo era sparito. Lo stessot successo dapprima l’avevano inebriata, poi affaticata
La Tuzzi faceva una distinzione tra civiltà e Cultura e chiamava civiltà tutto quello che il suo spirito non riusciva a dominare, prima di tutto suo marito (cfr. T. Mann, Considerazioni di un impolitico.)
II 25 Le sofferenze di un’anima coniugata 97-101
Tuzzi era un lavoratore ambizioso e subordinava l’amore alle altre attività
Da scapolo era stato un tranquillo frequentatore di case di tolleranza e aveva trasferito nel matrimonio il ritmo regolare di quell’abitudine. Prendeva sul serio solo il potere, il dovere e gli alti natali e per ultima, a una certa distanza l’intelligenza (p. 100).
Diotima dava la colpa della propria infelicità al periodo storico materialista dove tra ateismo, socialismo e positivismo un idealista non può innalzarsi alla propria vera essenza.
II 26
Il connubio dell’anima con l’economia. L’uomo capace di attuarlo vuole gustare il fascino barocco dell’antica civiltà austriaca. Nasce così l’idea per l’azione parallela.
Il dottor Arnheim si faceva banditore di un’unione fra l’idea e il potere, l’anima e l’economia. Diceva a Diotima che era andato a Vienna per riposarsi nell’incanto barocco della vecchia civiltà austriaca, per godere di una pausa dai calcoli, dal materialismo, dal vuoto raziocinio dell’uomo civile odierno.
Diceva: “noi non udiamo più le voci interiori , oggi sappiamo troppo e la ragione tiranneggia la nostra vita (103).
Bologna 8 maggio 2026 ore 18, 10 giovanni ghiselli
p. s.
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