sabato 23 maggio 2026

Musil L’uomo senza qualità 19 II 48 I motivi della celebrità di Arnheim e il mistero del tutto.


 

La creazione del mito di sé stesso   

 

 Ar era un grosso borghese intelligente e colto.  Era un uomo di grande formato 183.

Scriveva libri che molti compravano; quanto scrive uno che ha saputo provvedere molto bene a se stesso, questo autore deve contenere una certa dose di verità. Aveva grande sapienza finanziaria ma non voleva essere giudicato uno di quelli che hanno il denaro come ragione della loro vita interiore. Parlava con snobistico disprezzo dei tempi moderni.

La scienza non doveva essere priva di elementi umanistici. Se uno studiava l’attività renale, per esempio, non deve dimenticare il rapporto tra i reni e la nazione. L’accademico che non vuole apparire pedante deve mostrare uno spirito vivo, lietamene proteso verso l’avvenire. Allora erano apprezzate negli accademici di ogni materia le citazioni tratte dai libri di Arnheim.

Egli faceva scorribande nei vari campi  non sempre manifestando una conoscenza precisa dell’argomento. Gli specialisti ci trovavano “quelle piccole inesattezze, quegli abbagli che rivelano il dilettante, come basta una cucitura per distinguere un abito fatto in casa da un altro eseguito in una vera sartoria” 183

Comunque egli incuteva rispetto poiché tutti i giornali parlavano di lui e per il fatto che era il re della finanza. Veniva considerato un uomo geniale, o addirittura una mente universale.

In effetti l’eccesso della specializzazione può diventare un aspetto negativo dell’apertura mentale della persona

Quelli del suo ambiente lo chiamavano il principe ereditario per quanto aveva ricevuto dal padre. Gli artisti avevano l’impressione di trovarsi davanti a un mecenate. I giornalisti lo incensavano. Ed era diventata sua natura agire in un ambiente di specialisti come un tutto intero.  Questa è la specialità del dilettante. Arnheim chiamava questo stile il mistero dell’insieme. Comunque nella vita l’insieme ha la precedenza sui particolari. Il grande uomo sa conferire alle sue qualità un alto grado e Arnheim era tanto convinto di esserlo che mentre scriveva gli sembrava i afferrare il soprannaturale per un lembo del mantello.

Mi viene in mente il mito di sé stesso creato da Alessandro Magno con le s imprese e con le parole.

 

Bologna 23 maggio 2026 ore 10 giovanni ghiselli.

p. s.

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