venerdì 29 maggio 2026

Kaos di Massimo Cacciari e Roberto Esposito seconda parte della Premessa.


 

Kaos dunque è Principio morfogenetico e genererà necessariamente nuovi Ordini (p. 10). L’arte e la mitologia traducono in immagini “l’attrito sempre più marcato tra luoghi sovrani,  spazi imperiali e potenze globali tecno- economiche”.

 

Nella storia  non sono mancati casi di spazi imperiali soccombenti davanti a luoghi sovrani anche molto più piccoli che li hanno attaccati. Penso all’impresa di Alessandro Magno.

 

“Se gli Stati, per conservarsi, sono costretti a eccedere i propri confini, i grandi spazi lottano per l’egemonia mondiale, mentre la Tecnica svuota gli uni e gli altri di ogni effettivo potere”.

Gli Stati una volta che hanno cominciato a espandersi non possono fermarsi.

 

Pericle, nell terzo e ultimo discorso che Tucidide gli attribuisce, aveva detto ai suoi concittadini: “wJ~ turannivda ga;r h[dh e[cete aujth;n (ajrch`n)  h}n labei'n me;n a[dikon dokei' ei\nai, ajfei'nai ejpikivndunon” (II, 63, 2) avete un potere che è oramai come una tirannide che può sembrare ingiusto prendere ma  abbandonarla è pericoloso.

Morto Pericle nel 429 , il nuovo beniamino del popolo, Cleone, dice all’assemblea popolare: "turannivda e[cete th;n ajrchvn", (Tucidide III 37, 2), avete un impero che è una tirannide la quale per reggersi deve usare la forza e bandire la compassione.

Secondo questo principio, dopo la pace malsicura del 421 seguono l’occupazione dell’isola di Melo con il massacro degli abitanti e la spedizione in Sicilia. Fallita questa che mirava a conquistare l’isola, gli Ateniesi perderanno la guerra del Peloponneso e la loro potenza.

 

La tecnica per avere una forte incidenza deve possedere energia politica.

Il Politico resiste alla sua emarginazione creando nuovo chaos.

 

Pericle nel logos epitafio dice: “ Solo noi consideriamo (nomivzomen) non tranquillo ( oujk ajpravgmona) ma inutile (ajll j ajcrei`on) chi non prende parte alla vita politica (tov te mhde;n tw`nde metevconta) (Tucidide II, 40, 2.)

La migliore gioventù della mia generazione diceva: “anche il privato è politico”. Oggi viceversa anche il politico è privato, nel senso che molti politici favoriscono interessi privati, a partire dai propri, e trascurano o addirittura ostacolano il bene comune- to; xunovn-  quello della polis e dei suoi poli`tai.

 

“ Così dietro tutti i progetti di ordine cosmopolitico si affaccia il fantasma dell’anarchia, della guerra civile mondiale. Il polemos minaccia di frantumarsi, moltiplicandosi in stasis.” Questa è la discordia faziosa che porta alla guerra civile.

 

La guerra civile è quella più feroce

 

“Tacito parla giustamente di rabbia (rabies, Hist. II, 38) descrivendo gli orrori delle guerre civili (…) Svetonio narrando gli avvenimenti dell’anno 69,  racconta che Vitellio questo principe più che cinquantenne, torpido e ghiottone, mentre visitava il campo di battaglia di Bedriaco, a quelli del seguito che si rivoltavano inorriditi davanti ai cadaveri in putrefazione, disse : “ il cadavere del nemico ha buon odore; ma quello dei cittadini è migliore, “optime olere occisum hostem, et melius civem” (Vitellio, 10)  ( Concetto Marchesi, Tacito, p. 257)

 

Ma torniamo alla Premesa du Cacciari ed Esposito.

“Gli Stati, come gli Imperi, per difendere il proprio sito, sono portati a espandersi. Ma, proprio per questo, sono limitati dalla stessa tendenza da parte degli altri”. Sicché è necessaria una grande attenzione al reale.

“Attenersi al reale, per i maestri della geopolitica, significa riconoscere, prima che la propria potenza, la propria fragilità”.

 

Di questo deve tenere conto anche la volontà di potenza individuale.

"Quidquid in altum Fortuna tulit,/ruitura levat.” (Seneca, Agamennone, vv. 101-102), tutto ciò che la Fortuna ha portato in alto, lo solleva per atterrarlo.

 

 “Per ogni soggetto politico il Possibile confina da un lato con il Necessario e dall’altro con l’Impossibile”.

 

Credo che ciascuno di noi sia un soggetto politico se non fa una vita da Ciclope omerico o da Duvskolo~ menandreo o da cliente di un qualche patrono o padrino.

 

Concludo riferendo le ultime parole della premessa al libro Kaos

Se la possibilità non può spezzare i limiti della necessità, non deve temere di affacciarsi sulla soglia dell’impossibile. Anche senza poterla varcare, solo in questo sforzo ritrova l’anima che al contempo la sorregge e la inquieta”.

 

La Necessità è la forza suprema secondo il Coro dell’Alcesti di Euripide

Nel quinto Stasimo della tragedia, i coreuti elevano un inno alla Necessità vista come la potenza massima, quella che vincola e subordina tutti, compresi gli dèi:

"Io attraverso le Muse/mi lanciai nelle altezze, e/ho toccato moltissimi ragionamenti (pleivstwn aJyavmeno" lovgwn),/ma non ho trovato niente più forte/della Necessità né alcun rimedio (krei'sson oujde;n  jAnavgka"-hu|ron oujdev ti favrmakon)/nelle tavolette tracie che scrisse la voce di/Orfeo, né tra quanti rimedi/diede agli Asclepiadi Febo/dopo averli ricavati dalle erbe come antidoti/per i mortali afflitti dalle malattie"(vv. 962-972).

Da questi versi si vede che la Necessità è più forte del lovgo" , della poesia, dell'arte medica.

E ancora: la Necessità non è meno forte di Zeus: “kai; ga;r Zeu;~  o{ti neuvsh/-su;n soi; tou'to teleuta'/” (Alcesti,  978-979), e infatti qualunque cosa Zeus approvi, con te lo porta a compimento, aggiunge il coro dei vecchi di Fere.

Nel  quarto episodio, Eracle aveva affermato l’impotenza della tevcnh nei confronti della tuvch: “non è chiaro dove procederà il passo della sorte (to; th'" tuvch"), e non è insegnabile (ouj didaktovn) e non si lascia prendere dalla tecnica (oujd j aJlivsketai tevcnh/)” (Alcesti, vv. 785-786).

 

Prometeo sopporta di sapere il suo destino senza venirne schiacciato, ma sa che gli uomini non sarebbero capaci di reggere una simile tensione  e infonde negli uomini cieche speranze. Egli infatti sa bene che le tevcnai da lui scoperte non possono nulla contro la necessità “ tevcnh d  j ajnavgkh" ajsqenestevra makrw'/” Eschilo, Prometeo incatenato, 514) la conoscenza pratica è molto più debole della necessità.

Continua. Procederò commentando la parte 15-51 scritta Da Massimo Cacciari . E’  intitolata Il mito del globo (pagine 15-51).

 

Bologna 29 maggio 2026 ore 18, 48 giovanni ghiselli

p. s.

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