Per spiegare il divenire del Politico dell’Occidente “occorrerebbe iniziare dalla Achsenzeit (tempo dell’asse) segnata dalla nascita della polis ellenica contra gli imperi cosmologici dell’Asia”.
Penso alle guerre persiane naturalmente.
“Tuttavia, ai fini di questo saggio, non possono essere al centro dell’attenzione che la “creazione” dello Stato moderno e il suo divenire. Lo Stato europeo assume inizialmente l’immagine del luogo, Lage. Esso intende, appena consolidatosi, permanere, durare, custodire la propria identità rispetto a ogni precedente Nomos (quindi anche a ogni precedente disposizione e distribuzione degli spazi sui quali esercita il potere kratos e rispetto agli altri Stati” (p. 18).
Voglio commentare la parola kratos citando Euripide-
Tiresia, nelle Baccanti, dà a Penteo questo consiglio: “non presumere che il potere abbia potenza sugli uomini, ( mh; to; kravto" au[cei duvnamin ajnqrwvpoi" e[cein, v. 310). Il potere dunque non è potenza come il sapere non è sapienza :“to; sofo;n d j ouj sofiva” (Baccanti, v. 395). Queste sono parole del Coro.
Kravto~ è potere su gli altri, è potere repressivo; duvnami~ è capacità. È potere creativo.
Ma torniamo a Cacciari. Lo Stato vero-reale rappresenta la sua gloria magnificenza e fama attraverso la Città Capitale e “trattiene in sé, e sorveglia le proprie soglie, i propri limina e il proprio stesso limes. Limen assume qui anche il significato dei passi o delle vie che solcano il territorio, nei cui limiti il sovrano deve saper incutere anche terrore.
Limes vale invece piuttosto in quanto espressione della frontiera che lo abbraccia, frontiera che deve potersi trasformare anche in barriera ogni volta uno “stato di emergenza” lo richieda. La frontiera deve escludere i nemici esterni e reprimere e rinchiudere anche gli oppositori interni.
“Nessuno è autonomo dal Nomos, dall’essere assegnato a un determinato luogo, nessuno può “decidersi” dal regime che in quel luogo vale.
Non potrebbe darsi autentica sovranità in assenza di un tale principio, che in sé potremmo chiamare semplicemente catecontico.
In nota Cacciari rimanda al suo libro Il potere che frena, Milano, Adelphi, 2013.
Non ho questo libro che mi interessa e devo fare un esempio di potere che frena ricorrendo all’Antigone di Sofocle.
Sentiamo Creonte:
Non c'è male più grande dell'anarchia./Essa manda in rovina le città, questa ribalta/le famiglie, questa nella battaglia spezza/ le schiere dell'esercito in fuga; invece le molte vite/di quelli che vincono, le salva la disciplina peiqarciva- (vv- 672-676)
Creonte è convinto di queste parole e le metterà in atto. Ma non prevarrà.
Il figlio Emone e la moglie Euridice si uccideranno e l’assertore della peiqarciva ad ogni costo dirà di sé stesso: “ Oh servi,/allontanatemi al più presto, portatemi via,/io che non sono più che nessuno” (1324-1325).
Torniamo a Cacciari: “E’ territorio quello spazio in cui un potere è in grado di suscitare terrore nei confronti di chi ne viola o pensa di violarne le leggi” (p. 19). Machiavelli suggerisce al principe “è molto più sicuro essere temuto che amato (…) Debbe, non di manco, el principe fare in modo, che se non acquista lo amore, che fugga l’odio; perché può molto bene stare insieme esser temuto e non odiato” (Il Principe, XVII).
Bologna 31 maggio 2026 ore 18, 31 giovanni ghiselli
p. s.
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