Tuzzi trova una lacuna nell’organizzazione del Ministero degli Esteri. Dopo la notte funestata dall’inquietudine si reca dal capo dell’ufficio stampa. Voleva informazioni su Arnheim. Ma rimase deluso poiché il nababbo prussiano non era mai stato oggetto di un rapporto ufficiale e la vita privata delle persone su base giornalistica non veniva annotata.
Sicché viene ordinato a un direttore d’ufficio di intestare un incartamento ad Arnheim dottor Paul da riempire via via in seguito. Nemmeno i direttori dell’Archivio dei documenti e dell’Archivio dei ritagli stampa ne sapevano niente.
Questo è stupefacente perché se scrivo giovanni ghiselli nella ricerca google vengono fuori diverse pagine con le mie gesta.
I due capi “sedevano quasi imbalsamati per l’eternità nelll’ambiente come mosche nell’ambra, in sontuose poltrone di cuoio sul soffice tappeto rosso davanti ai tendaggi rosso cupi che rivestivano le alte finestre della stanza bianca e oro arredata ai tempi di Maria Teresa (1740-1780).
Il capo dell’ufficio stampa disse che a quanto è pubblico bisogna tracciare un confine e gli scritti di Arnheim concernevano la sua sfera privata. Tuzzi voleva informazioni su questi ma “bisognava forse tener conto di ogni verseggiatore?” domanda quello dell’ufficio stampa.
Altroché risponderebbe un controllore odierno.
Si rischiava di cadere nel ridicolo. Del resto obiettava Tuzzi la gente che scrive esercita un influsso sulla gente delle città e quindi sulla politica.
L’altro capo obiettò che nessun Ministero degli Esteri del mondo si occupa di ciò. Tuzzi sentiva di avere la lingua impastata e non sapeva se questa sua iniziativa sarebbe stata presa come segno della sua sciocchezza o della sua perspicacia. Comunque il capo dell’uficio stampa ordinò di acquistare per la biblioteca dell’ufficio tutta l’opera di Arnheim, mentre Tuzzi fece chiedere all’Ambasciata di Berlino un rapporto confidenziale sulla persona di Arnheim.
Ecco dunque che Tuzzi vuole indagare sul privato. Poteva cercare di saperne di più da sua moglie ma la cosa gli era assolutamente sgradevole. Gli venne in mente una frase di Voltaire : “gli uomini si servono delle parole per celare i loro pensieri e dei pensieri per giustificare le loro ingiustizie. Tale era in effetti la diplomazia. Comunque lo inquietava che quel prussiano scrivesse tanto per nascondere dietro le parole le sue vere intenzioni (p. 203) . Ricordo che Tuzzi si era sposato per interrompere la sua usuale frequentazione dei bordelli mettendo la moglie al posto delle prostitute . “Aveva trasferito nel matrimonio il ritmo regolare di quell’abitudine (cfr. II, 25, p. 99)
Bologna 24 maggio 2026 ore 17, 12 giovanni ghiselli
p. s
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