Questa mattina mi sono svegliato e mi venuto in mente un’altra differenza tra L’Eneide di Virgilio, con la storia tragica di Enea e Didone che dovrò presentare oggi pomeriggio a Teramo, e alcuni versi dell’Odissea.
Ebbene nella vicenda Didone- Enea, che inizia nel primo canto e termina nel sesto del poema latino, tutto è previsto e prefissato fin dall’inizio:
Didone la regina di Cartagine, fin dal primo canto è “infelix, pesti devota futurae” (v, 712) l’infelice votata allo strazio futuro.
La distruzione della vita di questa donna si effettuerà nel IV canto con il suicidio da lei compiuto dopo essere stata abbandonata da Enea innamorato del destino imperiale promesso a lui e alla sua stirpe dalla volontà suprema di Giove. Questa viene trasmessa a Enea attraverso Mercurio 2 volte.
Nell’Odissea invece Zeus fa notare che Egisto è andato contro il destino nonostante l’avvertimento ricevuto.
:"Ahimé, come ora davvero i mortali incolpano gli dei!/ Da noi infatti dicono che derivano i mali, ma anzi essi stessi/per la loro stupida presunzione hanno dolori oltre il destino –uJpe;r movron- (Odissea, I, 32-34)
Pure Zeus aveva inviato Ermes ad avvertire Egisto di non uccidere ma l’assassino non diede retta.
Enea invece obbedisce a Giove, cioè ad Augusto, e con la sua fuga provoca la disperazione e il suicidio dell’amante abbandonata.
Oggi farò notare anche questo. Non l’ho mai sentito dire e voglio dirlo e farlo sapere a voi che mi leggete proprio per questo.
Bologna 20 maggio 2026 ore 9, 20 giovanni ghiselli
p. s.
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