lunedì 25 maggio 2026

Musil 25. L’uomo senza qualità II, 54. A colloquio con Walter e Clarisse, Ulrich si dimostra reazionario. Tirare a campare


 

“Clarisse disse a Ulrich: bisogna fare qualche cosa per Moosbrugger quell’assassino è musicale!”        ì

 

Excursus sulla musica. Nietzsche e Wagner

Nella conferenza Il dramma musicale greco tenuta a Basilea il 18 gennaio 1870, Nietzsche definisce il dramma antico “arte totale”; quindi “la festa della rappresentazione drammatica è come la festa della riunificazione delle arti”[1]

L’autore del dramma musicale è paragonabile  al pentatleta

Del resto il drammaturgo aveva una prospettiva sicura: “in un’Atene dove per usare le parole di Lessing, anche la plebe aveva gusto fine e sensibile”[2] Non si trattava di un pubblico di abbonati pigri e affaticati

Nella IV inattuale  Richard Wagner a Bayreuth (del 1876), Nietzsche conserva l’entusiasmo per il compositore e per Schopenhauer che vengono accostati ad altri grandi personaggi della cultura europea (Kant, gli Eleati, Empedocle ed Eschilo). Wagner è “un artista globale…un semplificatore del mondo[3]. L’arte mostra dei conflitti “che sono semplificazioni delle reali lotte della vita” (p. 268).L’arte, come la filosofia, fa bene ai sani e male ai malati: “Quando in città popolose osservo come migliaia di persone mi passano davanti con l’espressione dell’apatia o della fretta, mi dico sempre che esse devono stare intimamente male. Ma per tutti costoro l’arte esiste soltanto perché si sentano ancora peggio e diventino ancora più apatici e insensibili, o ancora più frettolosi e bramosi. Giacché il sentimento falso li cavalca e li pungola senza posa e non permette mai che essi confessino a se stessi la loro miseria; se vogliono parlare, la convenzione sussurra loro qualcosa all’orecchio, per cui dimenticano ciò che veramente volevano dire” (p. 276). La voce dell’arte di Wagner “mostra soprattutto che la vera musica è un frammento di fato e di legge primordiale” (p. 279).

Sentiamo Wagner : “L’opera d’arte, lirica e drammatica, era un atto religioso vero e proprio; e in quest’atto, paragonato alla semplicità delle cerimonie religiose primitive, già s’affacciava il desiderio di rappresentare collettivamente e deliberatamente il ricordo comune (…) La tragedia fu dunque il trasformarsi di una cerimonia religiosa in opera d’arte[4].

Nello scritto L'arte e la rivoluzione (1849), Wagner  definisce il dramma  " arte complessiva dove l'elemento maschile e intellettuale, la parola, feconda quello femminile, la musica che ha la risonanza dei tempi primordiali".

 La tragedia greca era una forma d’arte connessa a una “religione inviscerata nelle leggi e ne’ costumi d’un popolo”[5]”, quello ateniese.

Cito ancora Wagner: “L’opera d’arte è la rappresentazione vivente della religione; ma la religione non l’inventa l’artista: essa deve le sue origini al popolo”[6]. 

Nietzsche vede nell’arte di Wagner il superamento della cultura di una casta. “Con ciò essa si pone in contrasto con tutta la cultura del Rinascimento (…) Proprio perché l’arte di Wagner ci porta per attimi fuori da essa, noi possiamo ora in genere dominarne con lo sguardo il carattere omogeneo: allora Goethe e Leopardi ci appaiono come gli ultimi grandi epigoni dei filologi poeti italiani”[7].

 

L’abiura di Nietzsche nei confronti di Wagner

In Ecce homo (del 1888) Nietzsche scrive che con Umano, troppo umano[8], si era liberato di ciò che non apparteneva alla sua natura. “io avvertii allora una generale aberrazione del mio istinto, della quale l’errore singolo, si chiamasse Wagner o cattedra di Basilea[9], era solo un sintomo( …) avevo dimenticato una quantità insensata di cose in cambio di tutto un ciarpame di polverosa erudizone”[10]. Poco più avanti l’arte di Wagner viene definita “arte narcotica” cui si era avvicinato per “anestetizzare un senso di fame e di desolazione”.

Vediamo alcune frasi di Il caso Wagner  ( Lettera da Torino del 1888) dove Nietzsche abiura l’entusiasmo per il musicista espresso nella IV inattuale, e definisce Wagner “un tipico décadent” . Altra cosa è la Carmen di Bizet. Nell’udirla si diventa noi stessi un capolavoro. Bizet ha il coraggio di esprimere questa sensibilità meridionale, più abbronzata, più riarsa. Wagner misconosce l’amore. Bisogna mediterraneizzare la musica. Goethe è sempre stato urtante per le zitelle tedesche che gli rimproveravano il monte di Venere. Egli ha avuto ammiratrici sincere solo tra le ebrèe. Herder quando parlava di Goethe, usava di preferenza la parola Priapo. Il Parsifal ha il difetto che Goethe attribuiva ai romantici: soffocare ruminando assurdità estetiche e religiose”. Wagner ha tradotto l’anello in stile schopenhaueriano. Wagner aveva creduto nella rivoluzione. Il Tannhäuser, l’Olandese e il Lohengrin svolgono ancora il grande tema della liberazione.

 

 Poi credette di trovare in Sigfrido il rivoluzionario tipico.

 

L’Anello del Nibelungo è in un primo tempo impostato in chiave anticapitalistica e ribelle: Sigfried restituisce alle figlie del Reno l’oro malefico, ma alla fine della tetralogia, in Il crepuscolo degli dèi (1874) si arriva all’annientamento della vita.

Era passato dalla filosofia di Feuerbach al pessimismo metafisico di Schopenhauer. Con i Maestri cantori e il Parsifal , Wagner recupera l’ottimismo e accoglie l’ideologia liberal-reazionaria della borghesia imprenditoriale tedesca. Nei Maestri l’artigiano borghese e il signorotto feudale fraternizzano, nel Parsifal c’è l’approdo regressivo nel seno della Chiesa.

Torno a Nietzsche. Wagner inizialmente volle dichiarare guerra ai patti, alle regole della tradizione e della morale. Egli corregge la leggenda e fa nascere Sigfrido da un adulterio che è pure un incesto: è già una dichiarazione di guerra alla morale. Sigfrido travolge le tradizioni e vuole emancipare Brunilde, liberarla. Sarebbe il sacramento del libero amore. Ma poi cambiò rotta. Lo scoglio che incagliò la navicella fu la filosofia di Schopenhauer. Wagner si vergognò di questo suo precedente ottimismo che Schopenhauer aveva definito scellerato, Allora tradusse l’anello in stile schopenhauriano. Tutto va storto, il mondo nuovo è malvagio quanto l’antico: il nulla, la Circe indiana va ammiccando. Brunilde che doveva incarnare il libero amore, mette invece in versi il quarto libro di Die Welt., Il mondo come volontà e rappresentazione.

Il filosofo della decadenza ammaliò l’artista della decadenza. Wagner ha ammalato la musica. L’infiacchito istinto dei Tedeschi è stato attirato da questa decadenza. Quello che è nocivo alletta la persona stremata. Wagner era un neuropatico e tali sono i suoi personaggi. Ha avuto successo perché nulla è più moderno di questo ammalarsi collettivo. Brutalità, artificio e idiozia sono componenti della sua arte, i tre grandi stimolanti dell’uomo stremato. Egli vuole eccitare i nervi stanchi. Il successo di Wagner e di Victor Hugo significa che in culture di decadenza soltanto il commediante desta ancora il grande entusiasmo. E’ un grande male quando il commediante diventa il seduttore di esseri genuini

Nietzsche dopo essere stato sedotto dal "vecchio mago"[11] lo rinnegò come "tipico décadant " e nel Lohengrin, dove il protagonista eponimo impone a Elsa di non chiedergli l'identità, ravvisa "una solenne messa al bando di ogni indagine e di ogni domanda. Wagner-continua il filosofo-rappresenta in tal modo il concetto cristiano "tu devi e non puoi fare a meno di credere"[12].

E ancora: “Wagner è l’artista moderno par excellence, il Cagliostro della modernità”[13].  Cagliostro visse tra il 1743 e il 1795. I suoi trucchi si basavano su pozioni magiche e alchimia. 

In una lettera  del 13 luglio 1832, Nietzsche scrive a Malwida von Meysenburg: “Pensi che sono assai contento di non dover ascoltare la musica del Parsifal. A parte due brani (gli stessi che anche Lei mi segnala), io non amo questo “stile” (frammentario, faticoso e sovraccarico): questo è hegelismo in musica, e per di più è una dimostrazione tanto di pochezza inventiva quanto di presunzione smodata e di cagliostrismo dell’autore”[14].

 

Quindi Nietzsche si sofferma sulla questione dello stile che riferisco perché può essere utilizzata  anche per tanta  letteratura Novecento: “Da che cosa è caratterizzata ogni décadence letteraria? Dal fatto che la vita non risiede più nel tutto. La parola diventa sovrana e spicca un salto fuori dalla frase, la frase usurpa e offusca il senso della pagina, la pagina prende vita a spese del tutto,- il tutto non è più tutto. Ma  questa è l'allegoria di ogni stile della décadence : sempre anarchia atomistica, disgregazione del volere (…) il tutto non vive generalmente più[15].  

Il grande stile viceversa consiste nel “dominare il caos che si è, costringere il proprio caos a diventare forma: a diventare logico, semplice, univoco, matematica, legge: è questa qui la grande ambizione”[16].

“Quando Nietzsche presenta come una caratteristica dello stile decadente (Il caso Wagner, 7) il fatto che le diverse parti si rendano indipendenti, cosa che va a svantaggio dell’insieme, egli non ci dà che una variazione del giudizio di Schlegel su Euripide, e come Schlegel egli involontariamente caratterizza se stesso. Anche il suo odio contro Euripide è odio contro una parte di sé. Il suo sguardo acuto distrugge le illusioni, i sogni, le speranze che danno sicurezza all’uomo, gli rimane però una nostalgia per ciò che è semplice, sano e forte, per l’arte vera che è per lui-come per Schlegel e già per Herder-creazione su basi mitiche”[17].

Fine dell’excursus

Torniamo a Musil

 

Clarisse disse a Ulrich: bisogna fare qualche cosa per Moosbrugger , quell’assassino è musicale! E’ una inopinata  e callida iunctura.

 

 

 

Clarisse però non seppe dire  che cosa significasse quindi aggiunse : “così ora sei diventato un uomo influente!”

Ulrich spiega ai due amici le opere di Arnheim  dove l’autore asseriva che quanto non si capisce è uno sviamento di forze intellettuali, è falsità poiché il vero è la semplicità e l’attrazione verso le verità superumane. Gli specialisti non finiscono mai di specializzarsi ma non è il ricercatore che insegue la verità, casomai è la verità che trova il ricercatore senza del resto curarsi di lui.  Insomma il superspecialista non è un uomo di cultura.

Il fatto è reale e il ricercatore è un dipsomane della realtà (diyavw ho sete).

Nemmeno il tuttologo assetato di ogni conoscenza è uomo di cultura.

Ma la stanza era in penombra e Urich  pensò che non lo vedevano in faccia: “non so nemmeno io se sto mentendo” (208). Poi riprese: quello che ci occorre nella vita è la persuasione che le nostre faccende vadano meglio di quelle del vicino.

Ma Walter gli gridò: tu predichi la filosofia del governo austriaco: tirare a campare! 

Ulrich risponde: “forse non è cattiva come tu credi. Il sogno appassionato di precisione e di bellezza può forse concludere che il tirare a campare vale più di tanti conati dello spirito nuovo. Hai scoperto la missione universale dell’Austria, bravo!”

Clarisse vorrebbe che Ulrich liberasse Moosbrugger: “tu devi fare qualcosa per lui”

Walter era contento che alle sue scarpe si fosse attaccata la terra e notò che a quelle di Ulrich non si era attaccata: “essa è l’ultima salvezza dell’uomo europeo” pensò (209).

Di nuovo Nietzsche “Vediamo la prefazione di Così parlò Zarathustra [18]: “Vi scongiuro, fratelli, rimanetemi fedeli alla terra fratelli miei (bleibt mir der Erde teuer, meine Brüder) e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze. Lo sappiate o no: costoro esercitano il veneficio. Dispregiatori della vita essi sono, moribondi e avvelenatori essi stessi. Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi. Commettere il sacrilegio contro la terra, questa è oggi la cosa più orribile, e apprezzare le viscere dell’imperscrutabile più del senso della terra”.

 

Concordarono che non c’è più un uomo completo e non esiste la cultura completa in senso goethiano, ma proprio per questo, disse Walter, ogni pensiero ha un pensiero opposto e ogni tendenza ha una tendenza contraria.

 

"Tutto ciò che si pensa è simpatia o antipatia, si disse Ulrich" p. 210

 

Svevo è esplicito nell'affermare la precedenza e la prevalenza del sentimento :"Nelle lunghe ore che egli passò là, inerte, ragionò anche una volta sui motivi che l'avevano indotto a lasciare Annetta, ma come sempre il suo ragionamento non era altro che il suo sentimento travestito"[19]. La discrepanza tra pavqo" e lovgo" , crea  dolore in Alfonso Nitti:" Ad onta di tutti i ragionamenti rimase triste. Una volta di più, così raccontava a se stesso, quel fatto gli provava l'imbecillità della vita e non pensava in questo fatto al torto di Annetta o di Macario ma al proprio, di sentire in modo strano e irragionevole" (p. 284).

 

 

Confronto tra il razionale e l’irrazionale

 

Walter disse che la colpa era del razionalismo dilagante che appesta ogni cosa. La conseguenza sarà un’orgia sfrenata della fantasia. Pensava alla misteriosa irragionevolezza di Clarisse e alla ragione che sbocca in eccessi di Ulrich

 

 

Alla fine dell’Orestea di Eschilo le Erinni sopravvivono come Eumenidi: “ Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da “Maledizioni” in “Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”[20].

 

Fuggire dalle Erinni oppure inseguirle?

La visione orrenda delle Erinni spunta davanti agli occhi di Oreste nelle Coefore di Eschilo, quando l'assassino della madre le vede quali donne "simili a Gorgoni/dalle nere tuniche e intrecciate/di fitti draghi"(vv.1048-1050). Tali mostri sono"le rabide cagne della madre"(v1054) che appaiono soltanto al matricida:" uJmei'~ me;n oujc oJra'te tavsd  j, ejgw; d ‘ oJrw'”, voi non le vedete queste, ma io le vedo"(1061). Le Furie lo incalzano: “ejlauvnomai de; koujkevt j a]n meivnaim j ejgwv” (v. 1062), sono sospinto e non posso più restare io.

 

T. S. Eliot pone questi versi quale epigrafe di Sweeny agonista (1930), :" You don’t see them, you don’t-

But I see them: they are hunting me down, I must move on”.

 

Nel dramma La Riunione di famiglia (1939) T. S.  Eliot

mostra come tali visioni siano un privilegio.

Secondo l'autore di The waste land  bisogna seguire le Erinni come segni mandati da un altro mondo, non cercare invano di evitarle con un'impossibile fuga in quella "deriva infinita di forme urlanti in un deserto circolare" che è la storia umana. Quelli che vedono le Erinni insomma, sono monocoli in una terra di ciechi.

 

Infine la Medea di Euripide: la donna  abbandonata da Giasone abbandona a sua volta la ragione e il proprio ruolo di madre.  

 

  Kai; manqavnw me;n oi\\\a dra'n mevllw kakav,-qumo;" de; kreivsswn tw'n ejmw'n bouleumavtwn,-o{sper megivstwn ai[tio" kakw'n brotoi'""( Europide, Medea,  vv. 1078-1080), E capisco quale abominio sto per osare,/ma più forte dei miei proponimenti è la passione/che è causa dei mali più grandi per i mortali.

 

Walter avrebbe voluto dire a Ulrich di non mettere più piede in casa loro ma questo avrebbe provocato la ribellione di Clarissse” (p. 211)

 

Bologna 25 maggio 2026 ore 17, 13 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

 

All time2192719

Today1090

Yesterday2029

This month63771

Last month82730

 

 

 

 



[1] In Verità e menzogna, p. 13.

[2] Op. cit., p. 41.

[3] In Considerazioni inattuali, p. 264.

[4] R. Wagner, L’opera d’arte dell’avvenire  (del 1849), p. 252.

[5] Cfr. U. Foscolo, Ultime lettere di Iacopo Ortis, 17 marzo 1798.

[6] R. Wagner, L’opera d’arte dell’avvenire, p. 133.

[7] R. Wagner a Bayreuth, cap. 10.

[8] Del 1878 ndr

[9] Dalla quale si mise in congedo assai per tempo. In una lettera del luglio 1879 si firma Friedrich Nietzsche ex professore ora fugitivus errans.

[10] Ecce homo, p. 60.

[11] Wagner, ovviamente-

[12] Il caso Wagner , Lettera da Torino del maggio 1888.

[13] Il caso Wagner, cap. 5.

[14] Triangolo di lettere, p. 136.

[15] F. Nietzsche, Il caso Wagner, p. 180.

[16] Nietzsche, Frammenti postumi Primavera 1888 14 (61).

[17] B. Snell, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, p. 188.

[18] Terminato nel 1885

[19]Svevo, Una Vita , p. 239.

[20] P. P. Pasolini, Le belle bandiere, p. 54.


Nessun commento:

Posta un commento