lunedì 18 maggio 2026

Musil 15, II, 42. La solenne seduta.


 

Solenne e inconcludente come certi collegi dei docenti cui ho dovuto partecipare. Non tutti ma buona parte sì. Con tante ore sottratte allo studiom allo sport e all’amore

 

Infine comparvero il conte Leinsdorf e Ulrich. Rachel che era già in fiamme si infuocò ancora di più. Diotima diede poca importanza a Ulrich perché si impegnò subito a presentare al conte il dottor Paul Arnheim quale consigliere personale. A Sua Signoria questo non piacque e dovette stupire per la mancanza di tatto nella sua amica borghese. Arnheim si avvide di questo e si sentì a disagio. Di fatto Diotima era ià innamorata di Arnheim anche se non lo ammetteva nemmeno a sé stessa. Una donna del tutto innaturale, “raggomitolata su sé stessa”. C’è da averne paura.

Ella sperava che il tesoro di sentimenti insito nell’anima austriaca potesse venire rafforzato dall’educazione mentale prussiana, ma “la corretta signora” non si rendeva conto dell’atto di prepotenza insito nell’invito di Arnheim. La presenza del nababbo prussiano stupì anche altre persone ma la buona educazione le trattenne dal chiedere spiegazioni.

Leinsdorf fa un discorso menzionando il cuore del popolo da cui sgorgava l’iniziativa e magnificò l’autorità preveggente e lungimirante dell’imperatore. Poi la solidità della monarchia austro-ungarica paragonata a una roccia a baluardo dell’impero. Di fatto in questa roccia c’erano delle crepe siccome i magiari riconoscevano Francesco Giuseppe come re ma non come imperatore. Poi c’era una forte antipatia reciproca tra il sovrano e gli Ungheresi.

Musil dichiara che non tenterà di dipingere un quadro storico  e di competere con la realtà.

“Basterà notare che i misteri del realismo sono difficili da indagare almeno quanto quelli della Trinità” 163- dualismo austro-ungarico era l’espressione tecnica.

Quindi fa dell’ironia sul pensatore storico-politico per il quale alla battaglia di Mohàcs segue il presente come alla minestra segue l’arrosto.

 

Nel 1526 i Turchi sconfiggono gli Ungheresi e avanzano su Vienna.

Imre Madách nel poema La tragedia dell’uomo (Az ember tragediája, 1860) ha scritto che il campo della disfatta magiara di Mohács da parte del sultano ottomano Solimano I (1526) era sorvolato da corvi che ripetevano il loro verso: Kár  che in ungherese significa “peccato”.

 

Quanto alle manifestazioni magari incresciose – cotinua Sua Signoria-sono prova di immaturità, quindi di gagliarda giovinezza del popolo austriaco. L’imperatore era magnanimo e aveva donato un certo dirito deliberativo al popolo ma questo doveva comunque essere guidato dall’alto e la riunione doveva appunto deciderne i mezzi.

 

Diotima nel suo discorso disse che si doveva definire una meta.

 

Un professore parlò dell’ostruzionismo degli Ucraini al parlamento austriaco. Nemmeno allora dunque questo popolo era favorevole  agli Stati multinazionali. Tutto invece doveva essere collegato secondo uno scopo. Bisognava chiarire al popolo i disegni della provvidenza. Ma le parole gli erano uscite di bocca stentate e modeste.

 

Quindi un rappresentante della casa civile dell’imperatore magnificò le  opere di beneficenza finanziate  “dalla cassetta privata del grazioso sovrano” e propose la  fondazione di una “Cucina Imperatore Francesco Giuseppe per la minestra dei poveri”, suggerimento che venne approvato. Seguirono la proposte di un inviato dal ministro dell’istruzione che intendeva pubblicare un’opera monumentale: “L’imperatore Francesco Giuseppe I e il suo secolo”  

Finalmente Diotima che aveva fatto preparare dei rinfreschi “sospese la seduta con tatto squisito” (p. 165)   

Bologna 18 maggio 2026 ore 11, 38 giovanni ghiselli

p. s.

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