martedì 12 maggio 2026

Musil L’uomo senza qualità 7- II 32 La dimenticata e importantissima storia con la moglie di un maggiore.


 

Per qualche ragione ignota Moosbrugger lo concerneva più da vicino che la vita stessa ch’egli conduceva: lo ossessionava come una poesia oscura dove tutto è un po’ spostato e stravolto e rivela un senso che fluttua smembrato nel profondo dell’animo.

 

 Penso a Montale e altri ermetici. Poesia oscura e chiusa: profondamente antipopolare e antidemocratica.

 

Ulrich dunque pensava spesso a Christian Moosbrugger e si chiedeva se era pro o contro. “Romanticismo da Grand Guignol!” - egli si interruppe

“ Ammirare l’orrido e l’illecito nella forma permessa di sogni e di neurosi gli sembrava assai calzante all’umanità dell’epoca borghese” (115).

Romanticismo truce e macabro dunque.

 

Si pensi al massacro di Chiara Poggi e al processo oramai ventennale: il ventennio di Garlasco.

 

 

E infine sarebbe opportuna anche una fredda ma energica compassione.

Ricorda un amore passato con una donna considerevolmente più attempata di lui. Era la moglie di un maggiore. Suonava il piano molto bene aureolata dal sole d’oro che splende negli abissi della sensibilità. Ulrich era innamorato più dal pensiero di lei che dalla sua presenza fisica. Era un tenente ancora ventenne. I due erano trattenuti dalla differenza di età. Ulrich era malato d’amore ma non vedeva l’ora di andarsene.

Anche lui amava baciare chi se ne va.

E pure lei, sebbene tra le lacrimem tirò un sospiro di sollievo.

 

Cfr. le partenze delle finniche dalla stazione orientale di Pest. Si piange, eppure si sa che è bene che la storia finisca perché non poteva durare.

 

Ulrich le scrisse l’ultima  lettera dove diceva che l’amore non c’entra con il possesso e con il desiderio, con il sii mia, che appartengono alla sfera del risparmio, dell’appropriazione, della voracità.

Cfr. Socrate nel Fedro di Platone: questo è l’amore dei lupi per gli agnelli.

Quindi il mal d’amore finì.

 

II, 33. Rottura con Bonadea

 Dopo questo assentarsi di Ulrich nel ricordo, riprende e si conclude il dialogo con Bonadea.

 Ulrich le aveva domandato come faceva a giustificare i suoi adulterii.

Lei aveva chiesto: “allora secondo te faccio male a venire qui?”

 Egli la trovò insopportabile e disse: “ci sono più risposte a questa domanda che api in un alveare”.

 Bonadea capì che l’amante si era stancato di lei. Si sentì vecchia, ebbe vergogna di trovarsi smarrita e seminuda in un sofà, esposta a tutte le offese. Sprofondò nel dolore infantile dell’abbandono e se ne andò 121

 

II 34 Un raggio ardente e pareti fredde.

 

Ulrich esce e cammina: la giornata primaverile d’autunno gli dava un senso di beatitudine. L’aria era come un lievito.

E pensa:  tutto ciò che io credo di raggiungere mi raggiunge. Da giovani la vita ci si stende davanti come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, poi ecco nel meriggio giunge qualche cosa che pretende già di essere vita e ci troviamo diversi da come ci eravamo immaginati. Qualcosa ha agito nei nostri confronti come la carta moschicida su una mosca: qui ha imprigionato un peluzzo, là ha bloccato un movimento, a poco a poco ci ha avviluppati e sepolti sotto un involucro spesso. La forma originale rimasta al di sotto tira e frulla e c’è la ribellione contro l’ordine e ci sono tentativi di fuga 124. Ma questo vuol dire che nulla di ciò che intraprendiamo da giovani è dettato da un’esigenza intima ( 125)-

 

Cfr. Il deserto dei Tartari di Buzzati (1940). Noi procediamo camminando e a un certo memento sentiamo che un cancello viene chiuso dietro di noi e non possiamo più tornare indietro.

“Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno (…) si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire” (capitolo VI). 

 

Cfr. Virgilio:

 Stat sua cuique dies; breve et inreparabile tempus

 omnibus est vitae : sed famam extendere factis,

hoc virtutis opus” (EneideX, 467- 469), è fisso per ciascuno il suo giorno: breve e irrevocabile è il tempo della vita per tutti: ma prolungare la rinomanza con le azioni, questo è opera della virtù.

 

Bologna 12 maggio 2026 ore 10, 12 giovanni ghiselli

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