Anche Rachel aveva simpatia per Moosbrugger.
Il cuore della ragazza, curvo sulla biancheria di Diotima, batteva per lui.
Le piaceva anche il nome che le suggeriva l’immagine di un uomo alto, solitario, seduto presso un vecchio mulino coperto di muschio ad ascoltare il rumore dell’acqua
Moos signifiva Muschio e brugger è assonante con Brücke, ponte.
Era convinta che le accuse sarebbero cadute. Fantasticava che se l’avesse conosciuta avrebbe rinunciato alla sua carriera di assassino e sarebbe diventato un capo brigante di straordinario avvenire
La casa di Tuzzi distava poco dalle carceri e sarebbero bastati pochi colpi d’ala di un’ aquila, ma per l’uomo moderno, che sorvola come niente oceani e continenti, nulla è tanto impossibile quanto trovar contatto con le anime che abitano dietro la cantonata.
Rachel poi dimenticò Moosbrugger: amava l’Azione Parallela e tutti quelli che frequentavano Diotima. Si era accorta di piacere a Ulrich e dai begli occhi neri dardeggiavano piccole punte d’oro. La sua personcina bianca si stirava voluttuosamente. Era certa che Ulrich volesse qualcosa da lei.
Ulrich a sua volta sentiva il crepitìo di quel piccolo corpo.
Soliman era nemico di Arnheim e sparlava di lui. Rachel sentiva che a lei toccava Soliman: così voleva l’ordine sociale. Il nababbo era il sole e apparteneva a Diotima; Soliman era un frammento deliziosamente multicolore fatto brillare dal sole e Rachel lo voleva per sé. Ma il ragazzo non la contraccambiava: era pieno di malignità e di pretese.
Arnheim l’aveva tolto a una compagnia di ballerini nell’italia meridionale colpito dalla malinconia del suo sguardo scimmiesco. Insomma Soliman stava a cuore al nababbo, perciò puntava in alto.
Arnheim lo educava per avere una fedele compagnia, una debolezza che talora coglieva quell’uomo solitario. Gli dava dei compiti che però non piacevano al ragazzo che si vendicava come un coboldo (folletto della mitologia germanica) facendo dispetti e sparlando di lui a Rachel. Il servitorello quasi adottato odiava il padre padrone e lo derubava. Parlando con Rachel inventava fatti scandalosi da attribuire al nababbo con una fantasia che pareva un cuscinetto di spilli o una tavola piena di pugnali e di spade. Si inventò di essere figlio di un principe negro cui l’avevano rubato e Arnheim l’aveva comprato per rivenderlo ad altissimo prezzo. Ma lui sarebbe fuggito. Rachel non sarebbe stata tanto stupida da credere a queste storie e invece ci credeva perché nell’Azione Parallela nessuna cosa pareva incredibile e troppo grande. In questa atmosfera “l’uomo solitario presso il mulino coperto di muschio spariva e una luce vivida si concentrava sulla faccetta scimmiesca e ghignante di Soliman” (p. 215). Nello sfacelo di questa società non sopravvive nemmeno l’illusione che sarà pasoliniana di un sottoproletariato dotato di una cultura e di valori degni di indagine. I poveri asserviti ai ricchi ne diventavano le brutte copie o le caricature.
L’uomo speciale è Moosbrugger.
Bologna 25 maggio 2026 ore 18, 37 giovanni ghiselli
p. s.
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