lunedì 11 maggio 2026

Il disastro collettivo.


 

Leggo a pagina 16 del quotidiano “la Repubblica” di oggi un articolo di Concita De Gregorio intitolato

Garlasco, la morbosità collettiva

che ci allontana dalla realtà

 

Un pezzo non spregevole che merita una lettura non senza una critica del resto. Concita scrive che insistere sulle storie nere “Non è un caso, è un progetto. E’ l’orchestrato declino dei saperi che ha questa missione: distrarre dal disastro collettivo, dai danni e dalle omissioni di chi governa le cose, dai problemi reali, dalla mala educazione e dalla corruzione dando in pasto alle moltitudini qualcosa che sazi e che insieme affami”.

 

Qui Concita si sbaglia. Infatti l’orrendo pasticcio di Garlasco evidenzia il disastro collettivo. Quando uccidono le ragazze, i ragazzi sono persone che non hanno ricevuto l’educazione alla parola che cerca di persuadere. Chi non sa parlare ricorre alla violenza. E’ la mancanza di parola efficace, persuasiva che provoca molti femminicidi. Un difetto della scuola che si nota anche leggendo i giornali e ascoltando chi parla e chi dà la parola nelle trasmissioni televisive.

La parola è umana e pure divina. La mancanza di parola è disumana diabolica. Non procedo nel commento perché devo lavarmi, mangiare, riposare un poco, quindi andare in una biblioteca per tenere una conferenza. Tutta la mia educazione è fondata sullo spingere alla lettura dei libri buoni che presento perché chi mi ascolta impari a parlare senza gridare, insultare, minacciare e usare le mani con o senza i coltelli

 

Bologna 11 maggio 2026 ore 13, 52 giovanni ghiselli

p. s.

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