Sommario del percorso preparato per la conferenza che terrò il 20 maggio a Teramo. Quando avrò il link lo pubblicherò
L’importanza del latino. Virgilio considerato da T. S. Eliot quale classico centrale e pietra angolare della letteratura europea. Non mancano del resto i detrattori di Virgilio e del suo eroe Enea, a partire da Ovidio.
L’umanesimo della regina Cartaginese: non ignara mali miseris succurrere disco ( Eneide, I, 630).
La ferita d’amore inflitta a Didone con il ricordo di Medea.
L’amore associato alla colpa. Il culto della Pudicitia.
Enea e Didone si uniscono.
La Fama, quale monstrum horrendum (IV, 181) e dea foeda (195), infama Didone. Giove manda Mercurio da Enea per trasmettergli il suo ordine di ripartire e compiere il destino assegnatogli: “naviget haec summa est ” 236). Enea non può dimenticare il suo fato che è anche la parola di Giove. A questo punto “Enea ardet abire fuga”(281). Didone cerca di trattenere l’amante ricordandogli il bene ricevuto (si bene quid de te merui, 317) ma il Troiano le risponde : :"Desine meque tuis incendere teque querellis:/ Italiam non sponte sequor " (vv. 360-61), smetti di infiammare me e te stessa con i lamenti: non cerco l'Italia di mia volontà. Una pietas spietata secondo Zagrebelsky.
Quindi torna Mercurio apparendo in sogno a Enea per spingerlo a rompere gli indugi: “Heia age, rumpe moras. Varium et mutabile semper/femina (59-570). Sicché il Troiano atterrito fugge con i suoi.
Come vede la flotta procedere a vele spiegate, Didone maledice Enea con una preghiera nera che evoca un vendicatore (ultor, 625) il quale sorga dalle sue ossa perseguitando i Troiani e tutti i loro discendenti.
Non si può non pensare ad Annibale.
Quindi la donna abbandonata si uccide con la spada donatale da Enea. E’ difficile non ricordare il suicidio di Aiace con la spada ricevuta in dono da Ettore. Dal VII canto dell’Iliade alla tragedia Aiace di Sofocle. Virgilio quale ponte letterario tra i greci, i latini e i moderni.
Nel VI canto dell’Eneide c’è la discesa di Enea nell’Averno con l’incontro tra i due ex amanti. L’uomo cerca di scusarsi:” invitus, regina, tuo de litore cessi” (460), con un’eco catulliana (66, 39) ma la donna non lo guarda nemmeno: rimane immobile come una pietra poi corre dal marito di prima, Sicheo.
T. S. Eliot nel silenzio di Didone riconosce "il più espressivo rimprovero di tutta la storia della poesia" e "non soltanto uno dei brani più commoventi , ma anche uno dei più civili che si possano incontrare in poesia"[1]. Anche questo sdegno implacabile del resto ha il suo modello nel silenzio di Aiace di fronte alla richiesta del perdono da parte di Odisseo nel canto dei morti, l’XI dell’Odissea (vv. 543-564)
Bologna 12 maggio 2026 ore 18, 35 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time2154799
Today1187
Yesterday1220
This month25851
Last month82730
Nessun commento:
Posta un commento