giovedì 7 maggio 2026

Robert Musil L’uomo senza qualità, 1. Una specie d’introduzione al protagonista del romanzo.


 

Siamo a Vienna nel 1913.

Ulrich, un uomo, un matematico di 32 anni, sano e benestante ma non sa come impiegare  le proprie doti vere o presunte. Tutto l’ambiente circostante vive nell’incertezza.

L’Austria aveva già perduto dei territori in guerre spacciate come vinte.

Ulrich pensava alle possibilità, con il congiuntivo potenziale che probabilmente usa anche Dio considerando la sua creazione del mondo  che avrebbe potuto fare anche in modo diverso : hic dixerit quispiam (p. 14).

 

Lunedì 15 giugno  presenterò nella biblioteca Scandellara L’uomo senza qualità di Musil ambientato alla vigilia della prima guerra mondiale quando parte del mondo era sull’orlo di un vulcano, come oggi.

 

Il protagonista, Ulrich, è un uomo  con parecchie doti che non utilizza:  tende a non vivere e piuttosto a guardar vivere se stesso (cfr. Gozzano).

 

Il protagonista da ragazzo aveva scritto in un tema che un patriota non deve considerare la sua patria come la migliore, e da allora erano trascorsi 16 o 17 anni, come le nuvole trascorrono in cielo. Intanto lui era diventato un matematico e aveva acquistato un piccolo delizioso palazzo.

Aveva una donna, una canzonettista di nome Leona che gli sembrava desiderabile come la pelle di un leone dalla testa impagliata.

Cfr. I have lost my passion in Gerontion (v. 61)  di T. S. Eliot.

Tenere la passione come ogni altra cosa significa renderla adulterata.

 

Leona mangiava moltissimo e occasionalmente esercitava pure la prostituzione. (19) Mancanza di pathos. L’amore viene smontato da questo giovane signore, come tutto il resto.

 

 

 

Una sera dei malfattori assalgono Ulrich per derubarlo e lui non capisce tanto interesse per il denaro, però conosceva quello stato di vaga ostilità atmosferica di cui l’aria è satura nell’era nostra e ogni tanto si condensa.

Prese delle botte per un suo errore  di carattere sportivo come può capitare di spiccare un salto troppo corto.

Aveva esitato ad arrabbiarsi: “a 32 anni l’ira come l’amore ci mettono un po’ più di tempo a muoversi”. Tornò a casa malconcio e  al  risveglio meditò sull’avventura.

  Una donna dopo l’aggressione si era chinata su di lui steso a terra ed egli aveva sentito intorno a sé qualcosa di maternamente sensuale, una nube leggera di soccorrevole idealismo.

Questa donna, Bonadea, bella e scontenta del marito, poi divenne la sua nuova amante.

Sempre senza amore e con scarsa passione

Cfr. Apollonio Rodio a proposito della prima notte di Medea e Giasone

Non si può entrare nella gioia o{lw/ podiv con il piede intero: Argonautiche, IV, 1165.

La vanificazione di ogni cosa. Alla fine del romanzo Ulrich si definisce “un nichilista che sogna i sogni di Dio”. Lui e sua sorella potevano essere nichilisti e attivisti secondo i casi” (1091

C’è sempre in agguato il molosso nequiquam: "Eximia veste et victu convivia, ludi, /pocula crebra, unguenta coronae serta parantur, /nequiquam, quoniam medio de fonte leporum/surgit amari aliquid quod in ipsis floribus angat ..." (vv. 1131-1134):"si preparano conviti con apparato e portate sfarzose, giochi, tazze fitte, profumi, corone. ghirlande, invano poiché dal mezzo della sorgente dei piaceri sgorga qualche cosa di amaro che angoscia persino in mezzo ai fiori

Nequiquam –invano-è una parola chiave: puù riassumere la vanità di tanti dei nostri sforzi per migliorare "La pesante parola, che costituisce un molosso (una sequenza, cioè, di tre sillabe lunghe) ed è collocata nel risalto della sede iniziale davanti a cesura semiternaria, non lascia scampo alle illusioni degli amantes "[1].

 

 

Cfr. quanto dice Solone in Erodoto " Così dunque l'uomo, o Creso, è del tutto in balìa degli eventi pa'n ejsti a[nqrwpo" sumforhv, I, 32, 4)

 

 

 

 Pensava alle contraddizioni dell’umanità che produce Bibbie e cannoni (p. 22). Il mondo avanza con un piede e indietreggia con l’altro.

 

Una donna si china su di lui e Ulrich sente intorno a sé qualcosa di maternamente sensuale, una nube leggera di soccorrevole idealismo.

Questa donna, Bonadea, divenne la sua amante. Sembra sempre che possiamo fare progetti, invece siamo noi in balia delle cose (p. 27).

(Parte prima, capitolo 8, La Cacanìa. p. 27)

 

 

 

 

Le 4 pareti dove viviamo non sono ferme: viaggiano e proiettano davanti a sé le loro rotaie come lunghi fili adunchi senza che noi si sappia dove vadano. 

 

Intanto in Kakania (Kaiser Königlich, imperial regio veniva chiamato lo Stato  multietnico in ogni documento) c’era velocità ma non troppa. Le strade cingevano le province con il braccio cartaceo dell’amministrazione. Non c’era niente di troppo: automobili ma non troppe. Ogni tanto partiva una nave ma non troppo spesso. C’era una burocrazia occhiuta che guardava il genio con sospetto.  Il paese era vario, era centrale, era medio.  Si faceva del lusso ma non così raffinato come in Francia, dello sport ma non accanito come in Inghilterra.

Davanti alla legge tutti i cittadini erano uguali, ma non tutti erano cittadini.

Oggi non tutti siamo uomini.

 

C’era un Parlamento il quale faceva un uso così eccessivo della libertà che lo si teneva sempre chiuso.

Nel dramma di Grillparzer Ein Bruderzwist in Habsburg  (1848)  I fratelli rivali d’asburgo l’imperatore Rodolfo II (1572-1612) dice : “ecco la maledizione della nostra nobile casa: tendere esitanti con mezze misure e con mezzi espedienti a una mezza azione”

 

La terra era varia: notti sull’Adriatico con stridìo di grilli inquieti, grano della Boemia, pietre del Carso e villaggi slovacchi dove il fumo usciva dalle narici come da un naso camuso. C’era il sentimento collettivo dell’ostilità verso il concittadino e c’era anche la diffidenza verso se stessi e il proprio destino (p. 29). Si viveva con una libertà negativa, ossia con la sensazione che la propria esistenza non avesse ragioni sufficienti. Ulrich era stato ufficiale, pensando prima all’eroismo, ma poi gli era passata la voglia.

Prendeva parte ai concorsi ippici e divideva l’umanità in tre classi: ufficiali, donne, borghesi che erano uomini moralmente e fisicamente inferiori  le cui mogli e figlie erano selvaggina riservata agli ufficiali (p. 31).

Da ragazzo voleva essere l’eroe di avventure strabilianti, ma poi aveva visto un giovanotto ubriaco fare baccano in un grande spazio vuoto senza altri interlocutori che i sassi. (Cfr. Il fu Mattia Pascal e lo strappo nel cielo di carta del teatrino che ci rende conto della pupazzata.

 

Passò alla tecnica ma si stancò anche di quella. C’era il sospetto che la tecnica, il ragionare logico e rigoroso danneggiasse l’anima. L’uomo non nutriva più in cuore la fede, l’innocenza, l’amore, la bontà, bensì sete di denaro, freddezza, violenza.

Chi pensa  queste cose-quorum ego- però da ragazzo era stato un pessimo matematico. Più tardi costoro pensarono che la matematica, madre delle scienze esatte, nonna della tecnica, fosse anche la matrice dello spirito che ha poi prodotto i gas asfissianti e gli aeroplani da bombardamento (p. 36).

Ulrich amava la matematica, se non altro perché ragiona in maniera diversa dall’uomo comune. Se gli uomini sapessero almeno lontanamente come si fa a pensare, vivrebbero in modo diverso.

Bonadea era capace di dire il Vero, il Buono, il Bello, con la frequenza con cui un altro avrebbe detto giovedì e si era sposata per ragionamento, non per un impulso di cuore.

Ulrich aveva letto in un giornale “geniale cavallo da corsa”, una straordinaria trovata suggerita dallo spirito collettivo (p. 40),

In effetti le capacità di un cavallo o di un atleta sono misurabili con precisione e sono controllabili dal pubblico. Per questo lo sport ha soppiantato gli antiquati concetti di genio e di grandezza umana, rimasti nella testa dei professori di ginnasio.

 

 La mattina dopo gli parve indicibilmente assurdo mettersi a fare ginnastica pensando che le avventure degne di una simile preparazione non si presentano mai, pensando che all’amore ci si prepara in maniera eccessiva e nella scienza si sentiva come un alpinista che scavalca una catena dopo l’altra senza mai vedere una meta (42)

Egli vedeva in sé tutte le qualità e le capacità ma non le sapeva usare. Allora decise di prendersi un anno di vacanza dalla vita.

 

Bologna 7 maggio 2026 ore 17, 10 giovanni ghiselli.

 

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[1]G. B. Conte, op. e p. citate sopra.


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