giovedì 7 maggio 2026

Ifigenia CLXXXVII. “in sul paese ch’Adige e Po riga…


 

Mia sorella mi domandò subito come andasse la nostra commedia ambientata nella scuola.

“L’abbiamo finita e la rappresenteremo presto”, rispose.

“Ci sarebbe una piccola parte anche per me?”, domandò Margherita probabilmente scherzando.

Ma la sgarbata che avevo portato con me  non era in fase ludica e mosse l’indice della mano destra per segnalare un “NO!” evidentissimo.

“In sul paese ch’Adige e Po riga

Solea valore e cortesia trovarsi” dissi, poi mormorai

“prima che questa qui mi desse briga”.

Ero schifato.

Quindi mi rivolsi a mia sorella: “mi sentirei onorato vedendoti interpretare un lavoro mio”.

Finalmente ci mettemmo a tavola. Ifigenia si comportò da nemica giurata e triviale per tutto il tempo: non faceva domande, e a chi gliene poneva rispondeva a monosillabi o addirittura con degli sgarbi. Questo non le bastava: ogni tanto accostava la sua bocca al mio orecchio che la aborriva e diceva: “Andiamo via, non ce la faccio più”. Mi impediva di ascoltare quanto dicevano gli altri e di prendere parte alla conversazione. A un certo punto mi chiese di accompagnarla fuori perché in mezzo a tale masnada non poteva resistere. La assecondai, sebbene fossi pieno di odio e  rigurgitassi ribrezzo. Non rispettava nessuno, me per primo.

Quando fummo sulla strada ghiacciata mi aggredì con la pretesa che la portassi via da quel posto infernale, immediatamente, senza salutare nessuno. Metteva alla prova il proprio potere su di me disgraziato.

“Dove vorresti che ti portassi?”

“A Milano, in una discoteca, comunque in luogo pubblico lontano da  questi quattro gatti senza razza”.

Alzai gli occhi al cielo stellato chiedendo a Dio, chiunque egli fosse, di darmi la forza di non fare una scenata, quindi le risposi con calma che poteva andarsene via da sola se voleva: nessuno avrebbe sentito la sua mancanza. Un locale aperto  l’avrebbe trovato anche lì a Bratto, magari pure una compagnia confacente ai suoi gusti da vera aristocrate quale era. Io sarei tornato da mia sorella e i suoi amici.

“Da quei borghesi insopportabili?” Osò ribattere.

“A me non hanno fatto del male. Tu, onestissima signora, vai pure a cercare dove vuoi i gentiluomini e gli artisti della tua levatura”, conclusi.

Poi le girai le spalle e mi avviai verso la casa illuminata.

Ricordai e rimpiansi la splendida amabilità di Elena con lo stile che denotava la sua nobiltà generosa.

 

“Spero che questa qui se ne vada davvero-pensavo- e che si innamori di una canaglia della sua risma, magari un giapponese in cerca di una moglie italiana, in modo che finisca dall’altra parte del mondo e che non si faccia vedere mai più”.

Ma quella, in seguito alla mia reazione aveva capito che doveva recitare tutt’altra commedia, perciò mi rivolse uno sguardo ammansito e disse: “io ti amo tanto, sai?”. Poi si diede a seguirmi  docile e pedissequa mentre rientravo nella casa che aveva tanto villanamente deprecato.

 

p. s.

 

Imprese davvero olimpiche

 

Nel gioco del tennis ero pessimo ma ultimamente sto guardando qualche partita tra ragazze, soprattutto se gioca Jasmine Paolini.

Come tale ragazza di razza, anche io mi sento in dovere di dare spettacolo a chi mi ascolta e mi legge. Un ottimo spettacolo di impegno, di scelta delle parole, di conoscenza della vita e della letteratura.

Da ragazzo, fin da bambino, era molto bravo in bicicletta. Battevo i coetanei e i ventenni in salita e a cronometro. Da adulto vincevo anche nella corsa.

 Nel campo sportivo dell’Università di Debrecen, nel 1980 a 36 anni, vinsi una gara di 1500 metri contro degli studenti ventenni.

L’ho già raccontato (capitolo CXXII)

A 42 anni raggiunsi il mio record nei 5000 metri: 18, 25 secondi.

La ragazza medaglia d’oro della gara olimpica dei 5000, ci ha messo 14, 57; l’ultima arrivata 16, 19.

Giovanissime donne che non fanno altro nella vita.

Fino a 78 anni pedalavo ancora  egregiamente la bicicletta e correvo discretamente, ma il massimo dell’impegno e del talento da alcuni anni lo metto nello studiare, nel pensare, nel parlare e  nello scrivere. Siete tanti voi che mi leggete in tante parti del mondo e voglio e devo dare spettacolo per interessarvi. Saluti e baci. Vostro gianni.

p. s.

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