Sono Walter e Clarisse. Ulrich Va a trovarli. Suonavano al pianoforte l’Inno alla gioia.
Sentiamo Nietzsche:“Sotto l'incantesimo del dionisiaco non solo si stringe il legame fra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile o soggiogata, celebra di nuovo la sua festa di riconciliazione col suo figlio perduto, l'uomo. La terra offre spontaneamente i suoi doni, e gli animali feroci delle terre rocciose e desertiche si avvicinano pacificamente. Il carro di Dioniso è tutto coperto di fiori e ghirlande: sotto il suo giogo si avanzano la pantera e la tigre. Si trasformi l'inno alla gioia di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l'immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco. Ora lo schiavo è uomo libero, ora s'infrangono tutte le rigide, ostili delimitazioni che la necessità, l'arbitrio o la moda sfacciata hanno stabilite fra gli uomini. Ora, nel vangelo dell'armonia universale, ognuno di sente non solo riunito, riconciliato, fuso col suo prossimo, ma addirittura uno con esso, come se il velo di Maia fosse stato strappato e sventolasse ormai in brandelli davanti alla misteriosa unità originaria"[1].
"Con il termine "dionisiaco" si esprime: un impulso verso l'unità, un dilagare al di fuori della persona, della vita quotidiana, della società, della realtà, come abisso dell'oblio (…) un'estatica accettazione del carattere totale della vita ( …) la grande e panteistica partecipazione alla gioia e al dolore, che approva e santifica anche le qualità più terribili e problematiche della vita[2].
Lukács vede in Dioniso, nel Dioniso interpretato da Nietzsche il paradigma mitico della classe dominante che si è trasformata da decadente in attivista. “Dioniso è il simbolo mitico di questa conversione della classe dominante…il predominio dell’istinto sull’intelletto e sulla ragione (perciò nell’opera giovanile la figura di Socrate è contrapposta a Dioniso…Dioniso appare come il simbolo della decadenza gravida dell’avvenire e degna di approvazione, della decadenza dei forti, in opposizione al fiacco e deprimente pessimismo (Schopenhauer) e alla liberazione degli istinti con accenti plebei (Wagner)…Il dio di questa decadenza “riscattata” e convertita in attività è Dioniso; sue caratteristiche sono crudeltà e sensualità”[3].
Torniamo a Musil
Secondo Nietzsche “il vangelo dell’armonia universale riconciliava, riuniva i disgiunti (p. 43)
Il piano faceva rintronare la casa ed era uno di quei megafoni attraverso i quali l’anima grida nell’universo come un cervo in amore senza altra risposta se non quella di altre anime che bramiscono nel gran tutto.
Ulrich definiva la musica un’impotenza della volontà e una perturbazione del cuore (44).
La musica politicamente sospetta
Il personaggio Settembrini della Montagna incantata di T. Mann
disse che non gli piaceva ascoltare la musica a comando e quando puzzava di farmacia e veniva inflitta per ragioni sanitarie.- La musica è qualcosa di non completamente articolato, di ambiguo, di irresponsabile, di indifferente. Nutro nei confronti della musica un’avversione politica: l’ho in sospetto di quietismo. Settembrini è un cultore della parola doppiamente articolata in significanti e significati.
La musica deve essere preceduta dalla letteratura. Da sola è pericolosa e non fa progredire il mondo. E’ ambigua e politicamente sospetta
Può fare l’effetto degli oppiacei che provocano servile ristagno[4].
Settembrini dunque nutre il sospetto dunque che la musica sia reazionaria.
Il Giulio Cesare di Shakespeare diffida di Cassio : Would he were fatter” (I, 2), vorrei che fosse più grasso. Legge molto, è un grande osservatore, sa scrutare. Non lo temo ma se il mio animo fosse soggetto al timore, non conosco uomo che eviterei più prontamente di quell’asciutto Cassio as that spǎre Cassius. Tra l’altro he loves no plays, as tou dost, Antony; he hears no music (I, 2, 197 sgg.)
Forse anche Cassio considera la musica “politicamente sospetta”.
Clarisse era nicciana e diceva: potersi inibire una cosa dannosa è la prova della forza vitale. Ulrich gli aveva regalato le opere complete del filosofo (p. 44)
Walter era a 34 anni il tipo dell’artista fallito: era rimasto un dilettante dai molti talenti. Aveva però il talento di passare per un talento. Si opponeva a tutte le mediocrità ma favoriva la propria; non creava, sostenendo che dopo Bach (1685-1750) tutto era sovraccarico e deteriore, affettato e decadente. Un puro ingegno non poteva creare in un’epoca così corrotta fino nelle radici spirituali. Walter Suonava Wagner pur considerandolo prototipo di un’arte filistea, corrotta e degenerata. Eppure lo suonava mentre Clarisse detestava Wagner se non altro per la sua giacca di velluto e il suo berretto alla Raffaello (48).
Vediamo alcune frasi di Il caso Wagner (1888) dove Nietzsche abiura l’entusiasmo per il musicista espresso nella IV inattuale R ichard Wagner a Bayreuth 1876-, e definisce Wagner “un tipico décadent” .
Nietzsche dopo essere stato sedotto dal "vecchio mago"[5] lo rinnegò come "tipico décadant " e nel Lohengrin, che impone a Elsa di non chiedergli l'identità, ravvisa "una solenne messa al bando di ogni indagine e di ogni domanda. Wagner-continua il filosofo-rappresenta in tal modo il concetto cristiano "tu devi e non puoi fare a meno di credere"[6]. Lohengrin 1850.
E ancora: “Wagner è l’artista moderno par excellence, il Cagliostro della modernità”[7].
Secondo Clarisse il genio era una questione di volontà e da quando si era accorta che Walter non lo era, gli si negava.
L’Ottocento nella seconda metà era progredito in termini di scienza, tecnica e commercio, ma, al di fuori di questi, era muto e subdolo come una palude.
Nel giovane Novecento c’erano mode in contrasto: si amava il superuomo e si amava il sotto uomo, si adorava la salute e la fragilità delle fanciulle tisiche, si professava il culto dell’eroe e il culto socialista dell’umanità. Movimenti del resto limitati allo strato sottile e incostante degli intellettuali, non influenti sulla massa (51).
A Ulrich sembrava che ci fosse un ristagno della vita, come se qualche cosa fosse andata perduta: qualche cosa di imponderabile.
A Ulrich sembrava che ci fosse un ristagno della vita, come se qualche cosa fosse andata perduta: “Qualcosa di imponderabile. Come quando si sganciano i vagoni d’un treno. O un’orchestra si mette a suonare sbagliato (…) Tutti i rapporti si erano un poco spostati. Come se il sangue fosse mutato, o l’aria. (…) Così dunque i tempi erano cambiati, come una giornata che comincia sfolgorante di azzurro e poi va velandosi piano piano (…) Da molto tempo un’ombra di disgusto si posava su tutto ciò che egli faceva, o subiva, si posava, un soffio di impotenza e di solitudine, un’antipatia universale alla quale non sapeva trovare la complementare simpatia” (Parte prima . Una specie d’introduzione, pp 53, 54 e 55).
Walter era un sensitivo e credeva di vedere nelle cose quello che altri disattenti non vedono. Aveva una concitazione morale con la quale comunicava sempre qualche cosa: tutto in lui diventava commozione etica. Però non riusciva a creare e ne dava la colpa alla degenerazione dell’Europa. Era geloso di Ulrich e diceva che la forza dell’amico presunta da Clarisse era vuoto. Diceva: è intelligente, ma non sa cosa sia la potenza di un’anima intatta. Inoltre: per lui nulla è saldo e tutto è trasformabile, quando qualche cosa lo commuove, lui la respinge. Ogni cattiva azione sotto qualche aspetto gi apparirà buona (60)
“E’ un uomo senza qualità”, il tipico prodotto del nostro tempo dice Walter a Clarisse.
Nietzsche
Il Socrate di Platone afferma di sentire una voce (fwnhv ti~, Apologia di Socrate, 31d) dissuadente: quando si manifesta ajei; ajpotrevpei me tou'to o} a]n mevllw pravttein, protrevpei de; ou[pote, mi distoglie sempre da quello che sto per fare, non mi esorta mai. Dunque un istinto che frena, non spinge avanti, un anti-istinto. “Dover combattere gli istinti-ecco la formula della décadence: sino a che la vita si innalza, felicità è uguale a istinto”[8].
Gli antichi sentimenti fanciulleschi del più debole dei due-Walter- accrescevano la sua gelosia. Ulrich diceva che tutto era disperso e incagliato in un mare di formule , correlazioni, operazioni.
E Walter ripeteva che era necessaria la semplicità, la salute, lo stare vicini alla terra e anche un figlio (62). Cfr la fedeltà alla terra raccomandata da Zarathustra: bleibt mir der Erde teuer, meine Brüder (Zarathustra).
Notava che i discorsi di Ulrich erano disumani
Moosbrugger (I, 18, p.63) era un uomo di 34 anni, un falegname grande e grosso. Aveva ammazzato una donna, una prostituta di infimo grado recidendole le mammelle e squartandola. Era stato ripetutamente in manicomio per delitti analoghi. Non riusciva a comunicare con le donne in altro modo.
Qualche cosa di cui si ha un bisogno naturale come pane o acqua, se si può solo vederlo, dopo del tempo diventa un bisogno innaturale.
Del resto la violenza era nell’aria: un marito qualunque poteva domandare a una moglie qualunque: “che cosa faresti se io fossi Moosbrugger?”
Moosnrugger beveva ed era solo, temeva che le donne si prendessero gioco di lui. Certi pensieri sono come corde che attorcigliano le braccia e le gambe in avvolgimenti infiniti (69). Ammazzava le donne come una parte repressa di se stesso. Ulrich pensò: “se l’umanità fosse capace di fare un sogno collettivo, sognerebbe Moosbrugger” (71)
Il padre di Ulrich aveva alle spalle una vita operosa e scrive al figlio rimproverandolo in quanto carente di piani per la sua vita futura (I, 72)
Lo raccomanda al conte Stallburg preposto all’amministrazione privata della famiglia imperial regia. Il 15 giugno 1918 ci sarebbero stati i festeggiamenti per i 30 anni del regno di Guglielmo II (dal 1888) e per i settanta anni dall’ascesa al trono (1848) dell’augusto imperatore Francesco Giuseppe. I festeggiamenti austriaci dovevano superare quelli germanici ed essere estesi per tutto il 1918 che sarebbe stato l’anno dell’imperatore della pace. Ulrich deve anche recarsi dal capodivisione Tuzzi del Ministero degli esteri, la cui moglie era una sua lontana cugina.
Fine della Parte Prima
Bologna 7 maggio 2026 ore 18, 42 giovanni ghiselli
p. s.
Statistiche del blog
All time2146151
Today1415
Yesterday2039
This month17203
Last month82730
[1] F. Nietzsche, La nascita della tragedia, capitolo 1
[2] F. Nietzsche, Frammenti postumi, Primavera 1888-14 (14) , p. 216.
[3] La distruzione della ragione, pp. 399-400.
[4] T. Mann, La Montagna incantata, IV capitolo Politicamente sospetta! (p. 159)
[5] Wagner, ovviamente-
[6] Il caso Wagner , Lettera da Torino del maggio 1888.
[7] Il caso Wagner, cap. 5.
[8]F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli (del 1888), Il problema di Socrate, 11
Nessun commento:
Posta un commento