Contatto con la realtà. Pur mancando di qualità, Ulrich agisce con combattività ed energia (II, 20).
L’imperatore e re di Cacania era un vecchio signore leggendario.
Ulrich va dal conte Stallburg, un funzionario della corte imperiale e gli chiede la grazia per Moosbrugger. A Stallburg questa richiesta parve un segno di combattività e di energia e raccomandò Ulrich al conte Leinsdorf
il personaggio principale della grande azione patriottica detta azione parallela poiché doveva mettere in evidenza la maggiore portata di un giubileo settantennale –quello di Francesco Giuseppe imperatore dal 1848- nei confronti di un altro appena trentennale di Guglielmo II imperatore solo dal 1888.
Urich legge la lettera che lo raccomanda e pensa: “sono stato sollevato come un sughero e sollevato in un posto dove non avevo nessuna voglia di andare” (80)
II, 21 La vera trovata dell’Azione Parallela fatta dal conte Leinsdorf
Leinsdorf era il promotore dell’Azione Parallela. Un segretario gli propone il modello dei Discorsi alla nazione tedesca (Reden an die deutsche Nation) Opera (1808) di J.G. Fichte in cui sono raccolti i testi di una serie di discorsi pronunciati durante l’inverno 1807-08, nell’Accademia di Berlino. È il periodo della sconfitta della Prussia per opera dell’armata di Napoleone, e Fichte esorta la «nazione tedesca» alla rigenerazione degli spiriti e alla rinascita nazionale della Germania oppressa e divisa. I forti toni di condanna del liberalismo pedagogico («la moralità dell’allievo si ottiene mediante il timore») convergono con il centrale richiamo all’identità tedesca; «la lingua germanica», considerata unica «lingua vivente», è lo strumento per il recupero dell’identità originaria della «nazione» e per l’organizzazione etico-politica della sua rinnovata forma di unità. Sulla base della propria filosofia della storia, Fichte avverte come necessaria l’uscita dall’«epoca presente», segnata dalla rivolta contro l’autorità e la ragione, in vista della realizzazione di un «mondo nuovo».
Ma Leinsdorf lo rifiuta per il punto di vista protestante sulla Chiesa.
I 4 punti dovevano essere: imperatore della pace, Austria pietra miliare dell’Europa, autenticità dell’Austria, capitale e cultura (p. 81)
I popoli europei stavano andando alla deriva presi nel vortice di una democrazia materialistica. Ci voleva un simbolo che fosse un monito a tornare indietro. E questo simbolo doveva essere l’ottantottenne imperatore della pace, un vero padre dei popoli.
Leinsdorf pensava del popolo che fosse buono ma non lo conosceva. Quello che non entrava nel suo quadro era ascritto a colpa di certi elementi sovversivi. Aveva idèe feudali e religiose ma voleva gettare un ponte ai socialisti poiché soccorrere i poveri è un dovere cavalleresco e per un nobile di alta nobiltà non c’è differenza tra un industriale e un suo operaio (84).
La sua sentenza favorita era: “in fondo siamo tutti socialisti”. Voleva dire che nell’altro mondo non ci sono differenze sociali.
II 22 L’azione parallela sotto forma di una dama influente d’indescrivibile fascino spirituale. Sta per divorare Ulrich (85)
Ulrich non va subito da Leinsdorf ma si propone di presentarsi alla “grande cugina” secondo la raccomandazione del padre.
Ulrich dunque conosce sua cugina Ermelinda Tuzzi che chiama Diotima come la celebre professoressa dell’amore del Simposio, siccome la donna si atteggiava a beltà spirituale. Suo marito, il capodivisione Tuzzi del Ministero degli Esteri era uno dei pochi uomini che influivano sui destini dell’Europa. Diotima accolse Ulrich con il sorriso indulgente della donna di valore che sa di essere bella e deve perdonare agli uomini superficiali di pensare sempre prima di tutto a quello (87). Anche Ulrich era un bel tipo e i due si fecero l’un l’altro una discreta impressione.
La mano di lei stava in quella di Ulrich come un petalo carnoso , un organo umano abbastanza impudico che si caccia dappertutto come il muso di un cane, mentre ufficialmente è la sede della lealtà, della nobiltà, della raffinatezza (87).
Cfr. la mano della Chauchat.
Hans osservò la mano: “aveva un che di primitivo e infantile come la mano di una scolaretta, le unghie tagliate alla bell’e meglio e ai lati la pelle irruvidita come se avesse avuto il vizietto di rosicchiarle (La montagna magica, p. 111). E’ una mano questa che spaventa meno e attira di più un uomo
La Tuzzi era una trentenne in piena e aperta fioritura, eppure nel suo aspetto c’era qualche cosa di verginale, di spiritualmente non ancora sbocciato.
Questa donna voleva invitare il mondo intero a convertirsi dalla baraonda materialistica ai fatti dello spirito. Credeva pure che l’Austria a differenza della Prussia custodisse ancora un tesoro di sentimenti. Ma Ulrich sentiva odore di sacrestia. E temeva Diotima: vedeva se stesso come un vermicello nocivo attentamente contemplato da una grossa gallina.
Temeva che quella gigantessa della morale lo provocasse a compiere piccole vigliaccherie. Non voleva entrare nell’Azione Parallela ma Diotima ne sembrava la personificazione e questa “idra di bellezza” e pure “gigantessa morale” lo attirava sebbene gli facesse paura.
Notò invece con un’impresione di piacevolezza una piccola cameriera dagli occhi palpitanti come farfalle nere. Aveva qualcosa di arabo-giudaico o di giudaico algerino e gli diede un senso straordinario di freschezza e vivacità (89)
Bologna 8 maggio 2026 ore 17, 09 giovanni ghiselli.
p. s.
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