Musil, 21- L’uomo senza qualità II 50 Altri sviluppi.Il capodivisione Tuzzi decide di venire in chiaro della persona di Arnheim.
Il nababbo prussiano aveva visto che il seno di Diotima veniva sollevato e mossi dal potere inequivocabile dei suoi libri e della sua persona, e ne era rimasto turbato. La sua idea di fondo era trasportare i pensieri nella sfera del potere e trattare gli affari in connessione con i problemi dello spirito. La parte della finanza gli sembrava simile a quella della Chiesa cattolica e talora paragonava la propria opera a quella di un cardinale.
Erano poteri che agivano dietro le quinte.
Arnheim si considerava in un periodo di vacanza dalla ragione mettendosi in una disposizione d’animo fantasiosa e illogica.
Davanti a Sua Signoria dichiarò ateo il presente e lasciava intendere che solo il cuore poteva riscattare l’uomo da un’esistenza così negativa.
Per Diotima il grande finanziere aggiunse che solo la civilissima Germania meridionale sarebbe stata capace di liberare l’anima tedesca, e forse il mondo, dagli eccessi del razionalismo e della smania di calcolare (192).
La stanchezza del razionalismo lo spingeva verso il mondo dei sogni e il paese delle meraviglie.
Era necessario organizzare la finezza dei sentimenti per salvare il mondo dagli armamenti e dalla mancanza di anima. Quindi Arnheim commentò la sentenza di Hölderlin che in Germania non ci sono più uomini ma soltanto professioni e aggiunse che nessuno può bene operare nella propria professione se non ha il senso di una superiore unità, e meno di tutti il finanziere 192
Alla fine del romanzo epistolare Iperione (1799) di Hölderlin il protagonista eponimo arriva tra i Tedeschi come Edipo a Colono “ Arrivai umile , come il cieco e senza patria Edipo alle porte di Atene, dove il bosco sacro lo accolse e anime nobili gli si fecero incontro. Come fu diverso ciò che accadde a me! Barbari da tempi immemorabili, resi ancor più barbari dal loro zelo, dalla loro scienza e dalla religione stessa, profondamente incapaci di ogni sentimento divino, troppo corrotti fino al midollo per cogliere la gioia delle sacre grazie, offendevano un’anima delicata con i loro eccessi e con la loro meschinità ed erano vuoti e disarmonici come i cocci di un vaso gettato”(Iperione a Bellarmino, p. 164)
Lo ascoltavano volentieri perché era bello che un uomo ricco di tanti pensieri lo fosse anche di quattrini.
Tuzzi invece lo trovava sommamente antipatico
Diotima diceva al marito che Arheim veniva tanto spesso a Vienna poiché quel clima di antica cultura si confaceva al suo spirito. Tuzzi del resto non le credeva. Comunque sentiva che la donna stava sfuggendo all’educazione che le aveva dato. Egli non aveva mai preso le aspirazioni di sua moglie più sul serio dei problemi di sartoria. Era stato sempre contento che gli uomini la ammirassero ma negli ultimi tempi si stava preoccupando per nuovi segnali che venivano da lei.
Una notte Diotima gli disse brusca e dura: hai un sonno così agitato che è impossibile dormirti accanto. Il marito capì che c’era in lei qualcosa di cambiato.
Un cambiamento di questo genere non può essere casuale e Tuzzi che era un diplomaticom certo uso agli arcana imperii si trova disorientato di fronte a questo arcanum domestico, nuovo e inquietante.
Bologna 23 maggio 2026 ore 18.07 giovanni ghiselli
p. s.
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