mercoledì 6 maggio 2026

Ifigenia CLXXXIII. La fine dell’anno 1980. Un pomeriggio tragico nella stazione di Milano. L’ottenebrato di Pesaro.


 

Epigrafe. Il dubbio esistenziale,

  

 “Un pedante, mezz’orbo, non vedea
a legger la lezione agli scolari
(…) 

Utrum. Debb’io chiamarmi ottenebrato?

Cfr. Pietro Aretino - Dubbj amorosi (XVI secolo)

Dubbio XIX

 

 

A metà dicembre, quando fummo sicuri che la mia pièce aveva raggiunto la migliore delle sue forme possibili, convocammo alcuni dei miei ex alunni e proponemmo loro di partecipare alla recita. Ifigenia ne fece una lettura interpretativa. Le ragazze e i ragazzi offrirono volentieri la loro collaborazione.

La mia compagna si impegnò a prepararli e a sostenere la parte principale: quella dell’educatore bravo, studioso, preparato, seguito dagli studenti eppure ostacolato dall’ambiente .

 

Il 27 dicembre andai a Milano dove si trovavano i miei genitori. Ifigenia mi avrebbe raggiunto il pomeriggio del trenta. La sera saremmo andati alla Scala dove la Fracci e Nureyev ballavano il Romeo e Giulietta di

Prokof ’ev. Mio padre mi aveva procurato i biglietti. Quando ci eravamo salutati a Bologna, Ifigenia aveva detto di amarmi. L’avevo contraccambiata e sembrava che tutto procedesse bene, come doveva. Mentre l’aspettavo nella cupa stazione sormontata da una tetra gabbia per elefanti, pregustavo la gioia di vedere spuntare dalla pianura nebbiosa e gelata la splendidissima amante tutta per me.

Ma quando il treno arrivò e, dieci minuti più tardi, dopo l’uscita degli ultimi viaggiatori, apparve Ifigenia, costei aveva un’espressione ostile nel volto, un ceffo con il ghigno della canaglia plebea. Doveva avere incontrato da poco un altro corteggiatore che le si addiceva e la mia presenza ingombrante, importuna, le dava fastidio. Avrebbe preferito rimanere con quello. Era fatta così, e se volevo restare con lei dovevo accettarla com’era, senza soffrirne. Non ero ancora abbastanza vecchio e sfiatato per subire anche questo.

Insistevo a volere cambiarla. Un altro errore da adolescente o da adulto inesperto. O da adulto cretino, ottenebrato mentale.

 “Ermes in lei ha posto una mente da cane”, pensai ricordando Esiodo e aggiungendo  la mia antipatia, la mia paura dei cani dovuta agli inseguimenti subiti più volte da bestiacce randage, ringhiose, furiose mentre pedalavo da solo in luoghi deserti.  Avevano tentato di farmi subire la sorte di Atteone, il figlio di Autonoe e nipote di Cadmo, mutato in un cervo da Artemide offesa. Era stato sbranato dai suoi stessi cani mostri omicidi.

Ho subìto le loro aggressioni fin da bambino. Fiutano la mia antipatia della loro bestialità priva di qualsiasi grazia e la contraccambiano.

Appena mi fu arrivata accanto, Ifigenia mi domandò: “che cosa vuoi?”. Era il suo modo di manifestare insofferenza e disprezzo.

“Niente da te”- risposi- almeno fino a quando sarai tanto scortese”.

Rispose che la imbarazzava incontrare i miei genitori che ci ospitavano fino al pranzo del 31. Dopo saremmo andati in una casa di Bratto dove ci aveva invitati mia sorella che passava il Capodanno lassù con suo marito e alcuni loro amici, persone  piccolo borghesi verso le quali Ifigenia era maldisposta, pregiudizialmente, cioè senza conoscerli punto. Anche l’idea di andare tra i monti le dava fastidio. A parte la Scala, tutto le spiaceva di quella trasferta. Me compreso. Qualche giorno più tardi mi rinfacciò il proprio sacrificio dicendo che avrebbe preferito andare in una bellissima discoteca con un paio di amiche conosciute nella scuola di danza.

Per addolorarmi intanto disse che in treno  Milano aveva conosciuto un uomo interessante: si erano scambiati gli indirizzi e ed era rimasta cinque minuti a parlare con lui dopo l’arrivo alla stazione.

Voleva liquidarmi o sottomettermi. Fatto sta che ne provai ripugnanza.

Con il senno di oggi la canzonerei o la caccerei via con il primo treno retrogrado e veloce. Ho imparato a stare solo piuttosto che con certe donne.

Il mio dramma non era bastato a salvare la dignità del nostro rapporto. Probabilmente le avevano detto che non valevo niente, che  ero solo un pedante mezz’orbo, un perdente a vita, e che lei  mentre stava con me si lasciava sfuggire stupidamente ben altre occasioni, molto migliori e degne della sua avvenenza scultorea. L’uomo del treno probabilmente le aveva promesso qualcosa che l’attirava assai e lei ce l’aveva con me per non avere potuto accettare subito. “Ogni lasciata è persa” avrà pensato,  oppure “avrei dovuto acciuffare l’occasione che è calva di dietro”. Questo gliel’avevo insegnato io stesso.

 

 

Bologna   6 aprile 2026 ore 18, 13. giovanni ghiselli

p. s.

Il link per seguire la mia prossima conferenza da lontano.

 

Questo è il link  per seguire la prossima video-conferenza da lontano relativa a Svevo e Pirandello.

 https://meet.google.com/gpp-jiov-ybc

Presenterò questo percorso nella biblioteca comunale Ginzburg di Bologna lunedì 11 maggio dalle 17 alle 18, 30.

 

Qui la pagina del sito dove si raggiunge ugualmente lo stesso link: https://www.bibliotechebologna.it/events/alle-origini-del-novecento-voci-e-visioni-della-grande-letteratura-europea

 

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