R. Musil, L'uomo senza qualità , trad. it. Einaudi, Torino, 1972. Traduzione di Anita Rho
Der Mann ohne Eigenschaften ( primo volume pubblicato nel 1930, prima parte del secondo volume edita nel 1933, e ultima parte, rimasta incompiuta, pubblicata nel 1943, dopo la morte dell'autore (1880 Klagenfurt-1942 Ginevra).
Claudio Magris, L'anello di Clarisse , Einaudi, Torino, 1984 pp. 212-240
Musil è il poeta delle possibilità.
Lo stile della decadenza è sentito da questo autore come un’espressione frammentaria adeguata a una vita che non conosce unità.
Le frasi si affrancano dalla pagina e le parole dalle frasi, come il brulichio vitale si sottrae ad ogni progetto unitario della ragione e della volontà. La totalità si è frantumata.
Il romanzo è una continua imitazione dell’incompiuto, un’incessante emancipazione del particolare dalla totalità. L’io perde il senso che aveva di un sovrano capace di governare, ed è privo di un centro.
L’uomo senza qualità è un insieme di qualità senza uomo.
Il cammino della storia è simile al fluttuare delle nuvole in cielo, un movimento che dipende da tante circostanze non tutte prevedibili. L’espressione è una circumnavigazione, un periplo (perivplouς-perĭplus) dal centro sfuggente.
Nel 1906, mentre studiava all'università di Berlino, Musil pubblicò il suo primo
romanzo intitolato Die Verwirrungen des Zöglings Törleß (I turbamenti del giovane Törless), ispirato dall'esperienza degli anni a Mährisch-Weißkirchen. Si tratta di un romanzo di educazione in collegio, dove il protagonista, cadetto Törless, sul finire dell'adolescenza, vive diversi episodi di brutalità e tensioni psicologiche e sessuali che lo portano a lasciare il collegio. Con gli amici Beineberg e Reiting, egli scopre che un tale Basini, compagno di classe codardo, ha rubato e vuole denunciarlo, ma gli amici preferiscono approfittarne e rendere il ladro loro succube. Anche Törless, come prima di lui Reiting e Beineberg, si fa coinvolgere in un rapporto omosessuale con il ragazzo, che ormai sedotto e quasi masochista non fa che aumentare il sadismo contro di sé fino alle torture che Beineberg e Reiting vorrebbero gli fossero inflitte da tutta la classe. Qui Törless decide di avvertirlo del pericolo e si auto-denuncia al direttore dell'istituto e lascia il collegio. Alla vicenda sono associati, appunto, i suoi "tormenti" interiori, dubbi di natura fisica e morale.
Törless guarda il cielo e lo vede come un immane cadavere trasparente, una luce che danza come un baluginìo latteo. Il muro del parco sembra animato da una vita segreta, un lussureggiare animato da foglie, lumache e vermi.
E’ un momento dionisiaco: la vita uscita da ogni ordine apollineo, da ogni rappresentazione razionale. Un dionisiaco però prevalentemene passivo: non è orgiastica vitalità o coribantica gioia, ma assenza di ordine, vuoto, mancanza, è un puro nulla indefinito. E’ la dissoluzione dell’unità del soggetto, della permanenza della luce.
Ogni tanto un fascio di luce strappa una porzione del mondo dal buio dell’informe come si legge nella novella Tonka[1] (1922)
Fra Ancona e Fiume c’è un faro che ogni notte spazza il mare come un colpo di ventaglio: una sventagliata di luce poi nulla, poi di nuovo qualcosa.
Cfr. La lanternino sofia di Anselmo Paleari nel romanzo Il fu Mattia Pascal di Pirandello,
La percezione del fuggevole impedisce la visione d’insieme e azzera ogni gerarchia e disgrega il soggetto. Tutto esce dai limiti della propria struttura dalle giunture allentate. Autonomia selvaggia del particolare
Cfr. del resto Amleto: il tempo è uscito dai cardini o l’acta retro cuncta dell’Oedipus (v. 367)
"The time is out of joint", il tempo si è disarticolato, dice il principe di Danimarca dopo avere visto e sentito lo spettro del padre che chiede vendetta del turpe e snaturato assassinio (Amleto, I, 5).
Nietzsche sottolinea questo aspetto di Amleto e lo avvicina in una prima battuta all'uomo dionisiaco:"In questo senso l'uomo dionisiaco assomiglia ad Amleto: entrambi hanno gettato una volta uno sguardo vero nell'essenza eterna delle cose, hanno conosciuto, e provano nausea di fronte all'agire; giacché la loro azione non può mutare nulla nell'essenza eterna delle cose, ed essi sentono come ridicolo o infame che si pretenda da loro che rimettano in sesto il mondo che è fuori dai cardini. La conoscenza uccide l'azione, per agire occorre essere avvolti nell'illusione"[2].
L'arte ci salva dalla negazione della volontà:"Ed ecco, in questo estremo pericolo della volontà, si avvicina, come maga che salva e risana, l'arte; Ed ecco, in questo estremo pericolo della volontà, si avvicina, come maga che salva e risana, l'arte; soltanto lei è capace di volgere quei pensieri di disgusto per l’atrocità o l’assurdità dell’esistenza in rappresentazioni con cui si possa vivere: queste sono il sublime come repressione artistica dell’atrocità e il comico come sfogo artistico del disgusto per l’assurdo. Il coro dei satiri del ditirambo, ecco l'azione salvatrice dell'arte greca"[3].
L’ironia dice Hegel, non risolve le contraddizioni: le sposta o le nasconde e talora ne aggiunge di nuove.
In Musil le contraddizioni si accrescono senza progresso, con una tensione ineffettuale. La follia non è oggetto di anatema, nemmeno il crimine: l’assassino Moosbrugger è il sogno collettivo dell’umanità. Quando diceva “bocca di rosa” a una donna, la parola cedeva nelle cuciture e il volto di lei diventava una rosa da recidere con un coltello. L’itinerario di Musil è un nomadismo senza fine e senza ritorno: si getta e progetta in avanti, nel vuoto.
Non c’è un’Odissea siccome non c’è mai un ritorno a se stesso.
L’Ulisse di Joyce invece è l’epos circolare. Bloom ritorna da Molly.
Ulrich cerca la vita esatta ma questa esiste solo nella letteratura: soltanto il personaggio di un libro è spoglio di tutto l’inessenziale. Allora la nostra vita dovrebbe essere letteratura libera dalla polvere e dall’opacità del contingente.
Gli uomini apparivano a Ulrich come un brulichio grigio che non diffondeva gioia né spavento.
In Musil c’è una satira che capovolge i luoghi comuni del mito asburgico: il motivo sopranazionale, quello burocratico, quello edonistico. Vengono indicate le minacciose forze irrazionalistiche che covano sotto l’aurea rispettabilità, come i fervori nicciani di Clarisse.
Il grande romanzo di Musil vuole rappresentare gli aspetti della grande crisi europea dove era più evidente: a Vienna nel 1913. La facciata di ordine viene relativizzata dal caos.
Bologna 7 maggio 2026 ore 11, 40
p. s.
Presenterò il grande romanzo di Robert Musil il 15 giugno nella biblioteca Ginzburg. Nel frattempo pubblicherò altre
parti.
Lunedì prossimo, 11 maggio, invece presenterò Svevo e Pirandello nella medesima biblioteca.
Questo è il link per seguire video-conferenza da lontano
https://meet.google.com/gpp-jiov-ybc
lunedì 11 maggio dalle 17 alle 18, 30.
Qui la pagina del sito dove si raggiunge ugualmente lo stesso link: https://www.bibliotechebologna.it/events/alle-origini-del-novecento-voci-e-visioni-della-grande-letteratura-europea
p. s.
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[1] Tonka, è la storia di una giovane e umile commessa viennese che si lega con un uomo di una classe sociale più elevata e ne resta incinta. Ma lui è malato e lei non ne ha fiducia. L’uomo d'altra parte accetta di dare il proprio cognome al figlio per sola ripicca contro la sua famiglia. La donna, però, poco prima del parto, muore.
[2] La nascita della tragedia, capitolo 7.
[3] La nascita della tragedia, capitolo 7
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