Ieri sera la 7 televisiva ha commemorato la tragedia del Vajont che causò 1917 morti il 9 ottobre del 1963 a partire dalle 22, 39.
Cazzullo ne ha fatto una buona commemorazione. Mi interessava perché questo disastro ha influito sulla mia vita: il giorno seguente andai a Bologna con una fiat 600 da Pesaro per iscrivermi alla facoltà di medicina secondo il desiderio di mia madre, ma trovai chiuso il portone di via Zamboni 38 dove si trovavano le segreterie e non potei farlo. Quindi seppi della catastrofe avvenuta la sera precedente. Lo presi come un segno del destino che mi suggeriva di seguire il mio istinto e diventare quello che sono iscrivendomi a Lettere antiche quando tornai per l’iscrizione fatale.
Mi appoggiarono le zie Rina e Giulia cui sono grato. Ma devo e voglio scrivere altro.
Seguendo la ricostruzione dell’antefatto presentata da Cazzullo ho compreso che questa fu la strage di Stato più grave subita dal popolo italiano, friulano in particolare. I segni premonitori del disastro c’erano stati ma vennero ignorati da quanti cercavano di trarre soldi e fama dalla costruzione della diga sotto il monte che sarebbe crollato nel lago formato dallo sbarramento del fiume causando il precipitare di una valanga d’acqua che scavalcò la chiusura e trasformò Longarone in un deserto di aspetto lunare. Questa storia dunque comprende dei criminali rimasti impuniti e un’eroina giornalista dell’Unità, Tina Merlin, che aveva previsto, presofferto tutto e lanciato l’allarme finendo sotto processo per diffusione di notizie false. Poi venne necessariamente assolta. Uno dei tanti delitti attribuiti ancora ai comunisti italiani da gente come gli epigoni di Berlusconi che non vengono mai contraddetti da alcun parlamentare in carica. Ecco perché la maggioranza non va a votare. Questi cosiddetti criminali all’epoca erano milioni. Oggi chi viene invitato in televisione dice, come minimo, di non essere mai stato comunista.
Cazzullo, cui questa volta rendo merito e ringrazio, ha ricordato che i giornalisti di regime come Giorgio Bocca, che non era neppure uno dei peggiori, scrissero che era stata la natura, né cattiva né buona, a causare quell’ecatombe. Tina Merlin ribattè che erano stati gli uomini preposti dal regime all’impresa. Del resto erano in corso dei cambiamenti con il governo di centro-sinistra e il quinquennio del papa buono Giovanni XXIII morto in giugno. Il presalario per gli studenti ad esempio. La mafia dei potentati tuttavia funzionava ancora.
Credo che questa giornalista, Clementina Merlin detta la Cassandra del Vajont, ossia rinominata come la figlia di Priamo invasata e pazza da legare, dovrebbe avere un monumento in molte città d’Italia. Non ho mai incontrato una donna di tale valore. Ieri sera ne ho pianto
Bologna 15 dicembre 2026 ore 9, 17 giovanni ghiselli
p. s.
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