Parole di reazione alle calunnie dei poeti sulle delle donne nella Medea di Euripide (431) e nella Serva amorosa di Goldoni (1752).
Il coro di donne corinzie nel primo stasimo della tragedia canta:
“E le Muse degli antichi poeti smetteranno
di cantare la mia infedeltà.
Infatti Febo signore delle melodie
non accordò nel nostro spirito
suono ispirato di lira: poiché avrei intonato un inno di risposta
alla razza dei maschi. Una lunga età ha
molte cose da dire sul nostro ruolo e quello degli uomini (Euripide, Medea, vv. 421- 430).
Queste donne greche alludono all’infedeltà di Giasone, che ha abbandonato Medea la giovane donna straniera che lo ha aiutato nell’impresa del vello d’oro e gli ha dato due figli, per fare un matrimonio conveniente sposando la principessa di Corinto.
Alla fine della commedia di Goldoni, la serva amorosa Corallina potrebbe fare un matrimonio vantaggioso con un giovane ricco che era stato cacciato dal vecchio padre e salvato da lei. Questa giovane donna intelligente e buona riesce a smascherare la perfida matrigna del ragazzo e a ristabilire un rapporto di affetto tra il padre e il figlio. Questo vorrebbe sposarla ma lei si rifiuta e favorisce il matrimonio del giovane con un’altra, ricca come lui. Quindi giunge a intercedere in favore della seconda moglie del vecchio, la matrigna che aveva l’aveva maltratta e allontanata.
Queste sono le sue ultime parole che concludono la commedia:
Corallina: “Così mi vendico delle sue persecuzioni. Io non ho mai avuto odio con lei, ma tutto ho fatto per il mio povero padrone. Se non ero io, sarebbe egli precipitato. L’ho soccorso, l’ho assistito, l’ho rimesso in casa e in grazia del padre. L’ho ammogliato decentemente, l’ho assicurato della sua eredità, l’ho liberato da’ suoi nemici. Una serva amorosa che cosa poteva fare di più?
Or vengano que’ saccenti che dicon male delle donne; vengano que’ signori poeti, a cui pare di non potere avere applauso, se non ci tagliano i panni addosso. Io li farò arrossire, e ciò faranno meglio di me tante e tante nobili virtuose donne, le quali superano gli uomini nelle virtù, e non arrivano mai a paragonarli nei vizi. Viva il nostro sesso, e crepi colui che ne dice male” (III atto, ultima scena).
Bologna 11 febbraio 2026 ore 17, 52
p. s.
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