domenica 1 marzo 2026

Seneca Epistola 50. Imparare la virtù equivale a disimparare il vizio.


 

Certi difetti che attribuiamo ai luoghi e ai tempi sono del nostro carattere.

Seneca scrive che sua moglie  ha ereditato e tiene in casa una fatua una buffona pazza,  ipse aversissimus ab istis prodigiis sum,  mentre io sono del tutto contrario a   questi esseri mostruosi: si quando fatuo delectari volo, non est mihi longe quaerendus: me rideo (2), se qualche volta voglio sollazzarmi con un pazzo, non devo cercare lontano: rido di me stesso.

Questa pazza è diventata cieca ma non ne ha preso coscienza nos aegrotare nescimus (4) non abbiamo coscienza della nostra malattia.

 Così tutti noi non riconosciamo i nostri difetti e accampiamo scuse attribuendo il vizio all’ambiente, ma non est extrinsecus malum nostrum: intra nos est, in visceribus ipsis sedet, non viene da fuori il nostro male: è dentro di noi, risiede nelle nostre stesse viscere.

Dunque bisogna prendere coscienza dei  difetti e curarsi: prima è meglio è, ma non è mai troppo tardi: ad neminem ante bona mens venit quam mala; omnes praeoccupati sumus;  virtutes discere, vitia dediscere est ( 7, ) a nessuno arriva la sanità mentale e morale prima della pazzia e del vizio, ne siamo invasi in anticipo;  imparare la virtù significa disimparare il vizio.

Credo che tutti noi, perfino santo Francesco si possano riconoscere in questa massima. Chi mi legge sa che sono stato giovanni peccatore.

Forse l’onesto Giovanni non ha amoreggiato mai con il vizio: perciò è stato decollato.

  Una volta imparata non dediscitur virtus , non si disimpara la virtù la quale secundum naturam est, è secondo natura, mentre  vitia inimica et infesta sunt (8) sono nemici e ostili.

Non credo che la virtù sia secondo la natura di tutti; direi piuttosto che la mimèsi, l’imitazione è l’occupazione più conforme alla natura della maggior parte degli uomini che scimmiottano i potenti veri  o presunti.   

All’inizio è difficile curarsi e la medicina è amara, ma protinus delectat dum sanat, tosto piace mentre risana. Le altre medicine sono piacevoli solo dopo la guarigione, philosophia pariter et salutaris et dulcis est, la filosofia nello stesso tempo dà salute ed è gradevole. Vale (9)

Bologna primo marzo 2026 ore 17, 51

giovanni ghiselli

p. s.

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