lunedì 29 dicembre 2025

Seneca Epistola a Lucilio 28 I viaggi non servono a guarire le malattie dell’anima.


 

Animum debes mutare non caelum ( 1), lo stato d’animo devi cambiare non il cielo.

Sequentur te quocumque perveneris vitia, I vizi ti seguiranno dovunque sarai arrivato. Tecum fugis (2) scappi in compagnia di te stesso.

 

Sei sconvolto come la Sibilla di Virgilio: : bacchatur vates, magnum si pectore possit-excussisse deum” (Eneide, VI, 78),  è in preda al delirio bacchico la profetessa, se possa disarcionare dal petto il grande dio.

 E’ agitata da un’ispirazione non sua.

Anche tu vadis huc illuc ut excutias insidens pondus quod ipsa iactatione incommodius fit , sicut in navi onera immota minus urgent (3), vai qua e là per scuptere via il peso che grava dentro e che proprio con l’agitazione diventa più molesto, così come in una nave il carico fermo fa minor pressione.   

Se sarai libero dal male, ogni luogo ti piacerà e potrai dire: “patria mea totus hic mundus est” (4), il mondo intero è la mia patria.

 Se tu non fossi agitato, non sentiresti il bisogno di spostarti in continuazione poiché lo stare bene è un fatto interno e quindi il benessere è situato in ogni luogo bene vivere omni loco positum est (5),  

Tuttavia come ci sono luoghi malsani  ut loca gravia per la salute del corpo anche robusto, ita bonae quoque menti necdum adhuc perfectae et convalescenti  sunt aliqua parum salubria (6), così ci sono luoghi poco salutari anche a una mente virtuosa ma non ancora perfetta e in fase di crescita. Il Foro è menzionato come un turbidus turbolento dal quale è meglio stare lontani.

 L’uomo savio saprà sopportare le avversità ma non andrà a cercarsele  et malet in pace esse quam in pugna (7), e preferirà essere in pace che in guerra. 

Triginta Tyranni  Socraten circumsteterunt , nec potuerunt animum eius infringere  (8), i  Trenta tiranni circondarono Socrate ma non poterono fiaccare il suo coraggio.

 Quid interest quot domini sint? Servitus una est; hanc qui contempsit in quantalibet turba dominantium liber est, che cosa importa quanti siano i tiranni?  La schiavitù è una sola: chi l’ha disprezzata è libero in una folla per quanto grande  di tiranni. 

  Una bella massima di Epicuro: “Initium est salutis notitia peccati (…) l’inizio della salvezza è la coscienza del peccato,  deprehendas te oportet antequam emendes” (28, 9),  devi scoprirti in fallo prima di correggerti.

Sentiamo  Alfonso Traina:

Deprehendere si dice del cogliere o sorprendere qualcuno nell’atto di fare qualche cosa; come termine giuridico “prendere in flagrante”, Tale senso mal si presta alla diatesi riflessiva, presupponendo un grado d’introspezione che non fu raggiunto da nessuno scrittore latino, tranne Senreca (…) E’ vero che c’è un precedente ovidiano-e Ovidio è, dopo Virgilio, il poeta più valorizzato da Seneca. met, 3,428 s.” in mediis quotiens visum captantia collum-brachia mersit aquas, nec se deprendit in illis; ma si tratta di Narciso alla fonte, e il riflessivo postula uno sdoppiamento esteriore, anche se illusorio”[1]

Traduco Ovidio: “quante volte le braccia per prendere il collo riflesso iimmerse nelle acque ma non strinse sé stesso in quell’acque.

 

Bologna 29 dicembre 2025 ore 19, 27 giovanni ghiselli

p. s.

Statistiche del blog

All time1894349

Today340

Yesterday419

This month18164

Last month33522

 



[1] A. Traina, Lo stile “drammatico” del filosofo Seneca, Patron, Bologna 2011, p. 16


Nessun commento:

Posta un commento