Ieri sera ho visto un film di una regista giapponese, Hikari, ambientato in una grande città del Giappone, parlato in parte in giapponese con i sottotitoli. Un vantaggio data la pessima qualità dei doppiaggi.
Mi è piaciuto perché tratta il problema dell’identità che è cruciale per quanti non si accontentano di un gregariato avvilente assunto per vari motivi: dalla necessità di fare qualsiasi lavoro alla paura della solitudine, due condizioni molto diffuse oggi sicuramente in Italia e a quanto pare anche in Giappone. Non racconto il film: vi suggerisco di vederlo.
Vedrete un uomo sensibile, un uomo buono che non riesce a recitare la parte che ha dovuto accettare per bisogno. Quando gli viene imposto un comportamento che porterebbe dolore a un vecchio e a una bambina, ne soffre lui stesso per primo e diventa un uomo in rivolta. Il film finisce bene, forse con troppo ottimismo.
Ma forse no. E’ capitato anche a me di rivoltarmi contro ordini iniqui o stupidi ricevuti in varie circostanze e me la sono sempre cavata.
Il filosofo stoico Epitteto diceva, nelle sue lezioni tramandateci da Arriano, che noi siamo gli attori ma non i registi della parte che dobbiamo recitare nella vita. Personalmente ho constatato che abbiamo comunque la possibilità di cambiare regista se questo ci assegna un ruolo che non ci è congeniale e recitiamo male. Dobbiamo uscire dall’ambiente dove non funzioniamo nel modo migliore e cercare quello dove possiamo impiegare bene i nostri talenti.
Bologna 9 marzo 2026 ore10, 39 giovanni ghiselli
p. s.
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