“Non potrà più affermarsi il dominio di uno solo o di una sola.
Zeus è il primo, mai ab-solutus dagli altri, mai Unico, e guai se vorrà farsi tiranno!
Zeus secondo Aristofane (cfr. Nuvole) e pure secondo Ovidio è anche libertino e se vuole essere coerente non può limitare troppo la libertà altrui
Il Discorso Ingiusto nelle Nuvole[1] (del 423 a. C.) di Aristofane consiglia a Fidippide: se ti sorprendono in adulterio, rispondi al marito che non hai fatto niente di male, poi fai ricadere l'accusa su Zeus, di' che anche lui è più debole di amore e delle donne ( "kajkei'no" wJ" h{ttwn e[rwtov" ejsti kai; gunaikw'n", v.1081).
Fedra nelle Heroides di Ovidio interpreta a suo modo il passaggio dal regno di Saturno al regno di Giove: quello fu il regno della pietas e della rusticitas , questo il regno della libertà e del piacere (Her. 4. 131 sgg.): Ista vetus pietas, aevo moritura futuro,/rustica Saturno regna tenente fuit;/Iuppiter esse pium statuit quodcumque iuvaret/et fas omne facit fratre marita soror " (p. 187), questa vecchia bontà destinata a morire in futuro, c'era quando Saturno governava rozzi regni; Giove stabilì che fosse buono tutto quanto piaceva e rende del tutto naturale che la sorella sia sposata al fratello.
Torno a Cacciari: “ Egli mantiene a fatica un ordine che in sé stesso resta polare, multipolare. Impossibile decidersi per il solo Mare, come impossibile prendere stabile dimora sulla terra. Il mondo è ripartito tra distinte timai, e una sola di queste appartiene a Zeus a pieno titolo : il Cielo”.
Questa divisione dei poteri fa pensare alla democrazia.
Cfr. Alfieri
Nel trattato Della tirannide (del 1777) Alfieri distingue la religione cristiana dalla pagana rilevando l’incompatibilità della prima con la libertà: “La religion pagana, col suo moltiplicare sterminatamente gli dèi, e col fare del cielo quasi una repubblica, e sottomettere Giove stesso alle leggi del fato[1], e ad altri usi e privilegi della corte celeste, dovea essere, e fu infatti, assai favorevole al vivere libero (…) La cristiana religione, che è quella di quasi tutta la Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero: ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (…) Ed in fatti, nella pagana antichità, i Giovi, gli Apollini, le Sibille, gli Oracoli, a gara tutti comandavano ai diversi popoli e l’amor della patria e la libertà. Ma la religion cristiana, nata in popolo non libero, non guerriero, non illuminato e già intieramente soggiogato dai sacerdoti, non comanda se non la cieca obbedienza; non nomina né pure mai la libertà; ed il tiranno (o sacerdote o laico sia egli) interamente assimila a Dio” (I, 8).
Torniamo a Cacciari
Con Ade il dio celeste può soltanto comporre dei patti, e così con Poseidone. Tutti e tre “sono soggetti a Ananke, e sarà sempre Ananke, come insegna la tragedia, ad avere l’ultima parola”
(cfr, i versi 962-972 dell’Alcesti di Euripide citati sopra).
I primi tre dei dunque hanno stabilito dei patti dividendo le parti e nessuna potrà mai annullare le altre. “Se la parte vuole farsi tutto, la sua lotta sarà espressione dell’Eris cattiva e le Erinni di Dike le darano la caccia”.
Per l’Eris cattiva che gioisce del male e trattiene l’anomo dal lavoro cfr. Esiodo, Opere giorni v. 28
“Lo Spirito, il Geist, non caratterizza l’infaticabile Mare in opposizione alls Terra, ma esprime il loro drammatico rapporto. Il Mare di cui qui si tatta continua a essere pontos, il Mare che è cammino- strada tra terra e terra o tra isola e isola. Non è Okeanos, l’Oceano theon genesis, generatore degli dei, di Iliade XIV, 201 e 246 origine di tutti i numi, testimonianza forse di una teologia precedente l’esiodea, dove Oceano è figlio di Urano e Gaia” (cfr. Teogonia, 133).
“Omero chiama Oceano apsorros, rifluente su sé stesso, corrente aspetos che mai non si arresta (XVIII, 399.403).
Democrito spiega di che movimento si tratta: Okeanou periploos.- Oceano compie un periplo, è un grande giro (…) Platone nel Fedone riprende questa immagine”. Oceano è il fiume più grande che percorre il cerchio più esterno (112e) “Oceano è l’onnicircondante, se crollasse, ogni ordine andrebbe distrutto. Il suo Fiume è il Confine che contiene, che “salva” Terra e Mare, custodendo entrambi nella loro forma e nella loro in-secura relazione”p. 25
La questione Oceano
"La carta geografica di Ecateo aveva diviso il disco della terra in due parti: l'Europa da un lato, l'Asia e la Libia dall'altro; attorno al grande disco, l'Oceano si stendeva, quasi ad abbracciarlo.
I fiumi-il Fasi, il Nilo-dividevano i continenti; l'Oceano, da cui partivano i fiumi, li unificava. Le guerre persiane spezzarono quell'illusione di unità; parallelamente si andò correggendo anche l'immagine tradizionale della terra. Il vecchio Oceano di Omero e dei poeti e di Ecateo perdette il suo fascino misterioso. Erodoto dubitava fortemente che a settentrione di Europa ci fosse un Oceano"[2].
Erodoto di fatto nega l’esistenza di Oceano.
Nel secondo libro lo storiografo di Alicarnasso scrive: colui che ha parlato dell'Oceano ("oj de; peri; tou' jWkeavnou levxa"", con riferimento a Ecateo) e ha portato il discorso su cose oscure, non merita nemmeno confutazione; io infatti non so che ci sia un fiume Oceano ("ouj gavr tina oi\da potamo;n jWkeano;n ejovnta", II, 23), ma credo che Omero[3] o qualcun altro dei poeti vissuti prima di lui abbia inventato il nome e l'abbia introdotto nella poesia.
Nell'Iliade Efesto completa lo scudo di Achille, raffigurando sulla sua parte più esterna la grande potenza del fiume Oceano ("potamoi'o mevga sqevno" jWkeanoi'o", XVIII, 606) che cinge la terra.
Per quanto riguarda la poesia vicina a Erodoto, ricordo che il Prometeo incatenato di Eschilo chiama le Oceanine: figlie del padre Oceano che si avvolge intorno a tutta la terra con corrente instancabile ("tou' peri; pa'savn q j eijlissomevnou-cqon j ajkoimhvtw/ Jreuvmati pai'de"-patro;" jWkeanou'", vv. 138-140).
Del resto ancora Foscolo nel carme Dei Sepolcri connette la poesia omerica all'Oceano che abbraccia le terre:"Il sacro vate,/placando quelle afflitte alme col canto,/ i prenci argivi eternerà per quante/abbraccia terre il gran padre Oceàno"(vv. 288-291). Ndr.
L’idea universalistica dell’abbraccio dell’Oceano tornò con Alessandro Magno.
“Alessandro Magno aiutò a riscoprire il mondo di Ecateo, caratterizzato, in duplice modo, dalla esigenza unitaria della “storia universale” e dall’identità di ricerca storica e descrizione geografica. Nel 325 a. C. Alessandro fu affascinato da un’alta ambizione: mandare la sua flotta lungo il grande Oceano, dal delta dell’Indo al golfo Persico; lascia affrontare una navigazione ch’egli considerava la più rischiosa, seppure la più affascinante, delle avventure (…) La terra apparve di nuovo nella sua unità, quasi un’isola; e la geografia ellenistica, di cui Eratostene[4] fu poi massimo rappresentante, tornò ad immaginarla, di fatti, abbracciata dall’Oceano…nel IV secolo l’ideale universalistico era qualcosa di vivo, già prima di Alessandro. Vale la pena di ricordare…il cinico Anassimene[5]: questi trattava “quasi tutte le imprese dei Greci e barbari”. Eforo[6]…si meritò le lodi di Polibio che lo ritenne “primo e solo ad avere trattato storia universale”. In realtà, primo e solo Eforo non era. Quando, nel quarto dei suoi ventinove libri di Storie, trattava l’Europa, e nel quinto l’Asia, la sua opera si rifaceva, nello spirito, a quella considerazione unitaria di Grecia e Oriente, che già si trovava in Ecateo ed Erodoto”[7].
In Erodoto non direi: aveva infatti negato l’Oceano.
Polibio nota che ai suoi tempi quasi tutte le regioni del mondo sono diventate navigabili e percorribili (scedo;n aJpavntwn plwtw'n kai; poreuetw'n gegonovtwn), quelle dell’Asia grazie all’impero di Alessandro (dia; th;n j Alexavndrou dunasteivan), le altre grazie al dominio romano (dia; tw'n JRwmaivwn uJperochvn, III, 59, 3).
Bologna 4 giugno 2026 ore 11, 35 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Il predominio del fato non risparmia nessuno: il Prometeo di Eschilo, afferma consolandosi del suo martirio, che nemmeno Zeus "potrebbe in alcun modo sfuggire alla parte che gli ha dato il destino (th;n peprwmevnhn)"(Prometeo incatenato, v. 518). Ndr.
[2] Santo Mazzarino, Il Pensiero Storico Classico , I, p. 126.
[3] Nell'Iliade Efesto completa lo scudo di Achille, raffigurando sulla sua parte più esterna la grande potenza del fiume Oceano ("potamoi'o mevga sqevno" jWkeanoi'o", XVIII, 606) che cinge la terra.
Per quanto riguarda la poesia vicina a Erodoto, ricordo che il Prometeo incatenato di Eschilo chiama le Oceanine: figlie del padre Oceano che si avvolge intorno a tutta la terra con corrente instancabile ("tou' peri; pa'savn q j eijlissomevnou-cqon j ajkoimhvtw/ Jreuvmati pai'de"-patro;" jWkeanou'", vv. 138-140). Del resto ancora Foscolo nel carme Dei Sepolcri connette la poesia omerica all'Oceano che abbraccia le terre:"Il sacro vate,/placando quelle afflitte alme col canto,/ i prenci argivi eternerà per quante/abbraccia terre il gran padre Oceàno"(vv. 288-291). Ndr.
[4] 295-215 a. C. Geografikà.
[5] Anassimene di Lampsaco, seconda metà del IV sec. Scrisse Elleniche che arrivavano alla battaglia di Mantinea( 362 a. C.) , una Storia di Filippo e una Storia di Alessandro (ndr)
[6] Eforo di Cuma, allievo di Isocrate, visse nel IV secolo e scrisse Elleniche, una storia universale ellenocentrica (ndr).
[7] Santo Mazzarino, Il pensiero storico classico, II 1, pp. 4- 5.
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