sabato 6 giugno 2026

Massimo Cacciari Kaos il mito del globo 9, Mythologica 4. Ultima parte di questo capitolo.


 

“Già una potenza marina sarà superiore a una fluviale. Quet’ultima tenderà irresistibilmente, come la Russia nella sua storia, a sfociare nel mare”.

Ma per imporsi sull’intero globo terracqueo una potenza deve circumnavigare l’Oceano. “Ciò sembrava impossibile al Greco”.

Già l’impresa degli Argonauti con la traversata del Pomto Eusino era stata appena possibile.

 

Tuttavia “saper comprehendere  in sé, sottomettere Oceano , costituisce il fine che ogni potenza globale deve, per propria natura, finire col prefiggersi” . Nemmeno questo però basta, siccome l’Acqua è avvolta dall’Aria, dallo pneuma immateriale e apeiron, senza peirata, illimite”.

Il periplo di Oceano è finito, il suo corso è determinato.

“L’Aperto dell’Aria non ha invece soglia né limes” (27)

 

E’ quanto dice Dedalo quando clausus erat pelago: “Terras licet, inquit, et udas/ obstruat, at caelum certe patet; ibimus illac!/ Omnia possideat, non possidet aëra Minos”  (Ovidio, Metamorfosi, VIII, 185-187).

 

“La via dell’aria ha un’anima troppo profonda perché un essente sia capace di compierla? Quella dei viventi, che è parte infima dell’Anima illimite che abbraccia lo stesso Oceano non potrà mai navigarla?”

Dedalo lo ha fatto “L’aria si può navigare” (p. 28).

 

Il Prometeo di Eschilo si pregia di avere dato all’uomo il numero, la combinazione delle lettere, memoria di tutto (461) , di avergli insegnato ad aggiogare gli animali selvatici, di avere inventato le navi, veicoli dei marinai dalle ali di lino (linovptera nautivlwn  ojchvmata,  v. 468), prefigurando addirittura il volo.  

 

Nelle Argonautiche di Apolonio Rodio  la nave Argo all’andata supera le Simplegadi con l'aiuto di Atena (I libro), al ritorno evita   le terribili rupi  con il soccorso di Tetide che dirigeva la rotta, e delle Nereidi le quali sollevano Argo aerea sopra le onde, come le ragazze si passano una palla (IV, 949). Anche qui c’è un accenno di volo

 

 

“Solo possedendo le mappe per questa navigazione e  nuove navi volanti potranno essere dominate le terre, i fiumi, i mari e lo stesso Oceano (…) Tutte le relazioni spazio-temporali mutano di forma allorché l’Oceano non si dispone più orizzontalmente insieme alla terra , e Aria , apeiron periechon, diviene il suo vero nome”. E’ l’infinito che avvolge.

“L’Oceano scorre ancora in un letto che ne determina la corrente e nel suo corso si possono collocare dei porti in cui riparare e sostare. Ancora ci troviamo in un mondo, in un Weltraum”. L’Oceano dunque è ancora assoggettabile a una logica per così dire statuale.

Ma oggi “il vero Oceano diventa lo Spazio del sempre-Oltre aperto da ogni lato”. Come esercitare la volontà di potenza su questo spazio infinito e avvolgente?

Del resto “solo il dominio sull’Aria periechon è in grado di garantire un’effettiva egemonia (…) Da nessun Campidoglio è dominabile lo spazio infinito. E tuttavia quella potenza che è giunta a esercitarsi su Oceano non potrà non tentare di continuare a oltrepassarsi con una lotta aspetos, agon incessante, come la corrente del grande Fiume”.

Questo però può diventare il volo di Icaro che abbandona la guida del padre : “caelique cupidine tractus/ altius egit iter” (Ovidio, Metamorfosi, VIII, 224-225). Dedalo lo cercò invano finché vide le penne nelle onde e diede un sepolcro al cadavere (232-233). L’appetito dell’infinito dunque, la brama del cielo può essere letale.

 

Cacciari conclude il capitolo Mythologica scrivendo “Nessuna profezia può venirci né dall’ombelico di  Delfi, né da Nereo, il vecchio del mare”. Quali patti si possono fissare nell’atopia?”

Nella stranezza della mancanza di un luogo dove approdare?

“Saranno sempre egemonie effimere ; nella corrente, come nel  vento-anemos  del cosmo, nessuno può immergersi uguale due volte. Pure, simili, al “tuffatore” di Paestum, dobbiamo gettarci nel flusso; sulla Terra, un tempo ben fondata, non possiamo costruire la nostra dimora; è la nostra stessa anima a impedirci di sostare, come scrive il poeta visionario Daübler, “nel porto della sicurezza inerte” (p. 30)

Anche l’Ulysses di Tennyson (1842) non sopporta di essere an idle king, un re neghittoso (v. 1) e dice: “I cannot rest from travel”.

Bologna 6 giugno 2026 ore 16, 27 giovanni gjiselli.

p. s.

Staristiche del blog

All time2233457

Today2744

Yesterday7105

This month29027

Last month75482

 

 

 


Nessun commento:

Posta un commento