lunedì 8 giugno 2026

Viaggio in Grecia agosto 1981 XIX parte. Pensieri notturni con il ricordo dell’identità smarrita e ritrovata.


Dopo avere coperto le nostre nudità scellerate con stracci sudici e ancora sudati uscimmo di corsa e seguendo le indicazioni dateci dal portiere andammo a cambiare le lire in una strana banca ipogea aperta fino alle ventidue.

Poi tornammo nell’albergo,  facemmo una pace precaria, ci lavammo  e finalmente si andò a cenare. Per fortuna in Grecia si può mangiare fino a tardi.  Ci diede argomenti comuni e una schiarita all’umore il cibo gustoso preparato da un cuoco epicureo. Poi andammo nel teatro di Erode Attico situato sotto l’acropoli  rischiarata dalla luna. L’orchestra suonava la musica di Mendelsshon che ci rasserenò ulteriormente. Sicché potemmo tornare nella nostra stanza e metterci a letto abbastanza concordi per augurarci la buona notte con baci pudichi  e sorrisi. Tuttavia evitammo di fare del sesso. Ci sapeva di ybris che prima verdeggia poi diventa una spiga di acciecamento che, appena falciata, dà una messe di lacrime[1].  

Spenta la luce e rimasto solo con il tempo di concedermi un poco di otium cum dignitate, cioè con pensieri forse non sciocchi del tutto, mi domandai come avessimo fatto a trasfigurare il nostro amore che era bello, gioioso e variopinto come una festa panatenaica, riducendolo a un susseguirsi  di lamenti e gemiti  intervallati da esplosioni di rabbia. C’erano state offese reciproche, atti di egoismo sfacciato, indifferenze disumane  dell’uno alle umane sofferenze dall’altro. Avevamo perduto del tutto la fiducia reciproca. Ifigenia cercava altre guide, altri modelli nell’ambiente dello spettacolo. Io dubitavo della mia identità di educatore visto il risultato di questa relazione nata con l’intento della paideia reciproca.

Mi tornava in mente, con brividi di raccapriccio e spavento, la crisi di identità sofferta fino a volerne morire quando ebbi terminato il liceo. Quasi  due anni durò. Non sostenevano più la mia vita lo studio e lo sport: le  due colonne che l’avevano retta dai 6 ai 19 anni.

All’università la buona riuscita negli esami dipendeva da un sapere mnemonico di manuali e appunti presi a lezione su un corso monografico molto particolareggiato e isolato da tutto il resto, compresa la vita che stavamo vivendo. Dovevo imparare una congerie di nozioni slegate tra loro: un sapere senza sapienza [2].

Ho sempre avuto una memoria straordinaria, ma usare soltanto quella non mi bastava più: avrei voluto avere una visione d’insieme della letteratura, della storia, della filosofia, e a quell’età avevo bisogno di una guida, per lo meno di imparare un metodo per fare ricerca. Ma tutto si riduceva ai tecnicismi delle lingue, alla visione molto particolareggiata di alcune parole isolate. Un panorama della materia insegnata non me lo mostrava nessuno, a parte il professore di lingua e letteratura inglese, Carlo Izzo che ricordo con stima e affetto, ma la sua disciplina nel mio corso di studi era solo complementare.

Il corso di letteratura latina, un esame invece fondamentale, tanto per fare un esempio, verteva su “La corrispondenza poetica di Dante e Giovanni del Virgilio”. Mai sentito nemmeno nominare Lucano, per fare un altro esempio. Avrei scoperto da solo che Leopardi lo considera il poeta più libero tra quelli della prima età imperiale.  

Quando iniziai a insegnare latino avevo sentito nominare  Lucano e Stazio soltanto da Dante. Sentivo che la preparazione richiesta per gli esami non era adeguata al lavoro che avrei voluto fare insegnando: non bastava  a informare, e, tanto meno a educare. Intanto mi limitavo a studiare solo per superare gli esami senza che le nozioni mi spingessero a conoscere la mia persona per svilupparla fino al compimento di quello che sono.

 

 Cercavo consolazione nel cibo, ingrassando e perdendo sia la lena sia la voglia necessarie per gareggiare. Insomma la mia vita durante quell’età tragica  fu occupata da una sola sapienza: quella mortifera detta silenica siccome esposta dal Sileno al re Mida[3]. Avevo perduto la mia fierezza di adolescente diverso dalle persone mediocri, prive di spirito critico e, anzi,  cercavo di conformarmi a loro, assai goffamente oltretutto, senza riuscirvi, per cui venivo disprezzato da quelli che un tempo ero io a disistimare. Nel 1981, passati i trentacinque anni non sarei ricaduto nell’errore che mi aveva annientato tre lustri prima, però temevo che sbagli del genere potesse farli Ifigenia.

 A ventun anni grazie al cielo, per il risveglio della mia coscienza e con l’aiuto di  Euripide che lessi per conto mio, e di Fulvio ora amico celeste, avevo capito che alla gente usuale non mi sarei potuto assimilare mai, né del resto sarei  stato accolto da quanti erano troppo diversi da me e mi trattavano male proprio perché non ero come loro[4], sicché mi adoperai per recuperare la mia vera natura fisica, culturale e morale. Il movimento del ’ 68 mi diede un grande aiuto, poi gli scolari della scuola media Ugo Foscolo di Carmignano di Brenta e la collega umanissima Antonia, vicepreside e mamma vicaria.

Divenni capace di solitudini anche lunghe e paurose eppure sempre meno difficili e dolorose  dei tentativi maldestri di riuscire gradito a gente cui non piacevo e che non  mi piaceva.

Temevo però che Ifigenia non fosse capace di tanto e che si imbrancasse con uomini avvezzi al male più che al bene e che fissando a lungo l’abisso finisse per cascarvi dentro.

Pensavo all’incirca queste parole: “ Ifigenia dovrà passare una crisi di progresso, o, dio non voglia, di regresso, sulla nuova strada che ha preso. Se mi chiederà aiuto, glielo darò. Ha quasi dieci anni meno di me e la sento anche un poco quale figlia sostitutiva di quella abortita da Päivi. Ci siamo pure amati e perfino educati, reciprocamente, in questi tre anni. C’è del vero in quanto mi ha rinfacciato oggi. E’ un dato di fatto  che io mi guardo dall’irrazionale perché ce l’ho dentro e mi spaventa, ed è vero che coltivo maniacalmente l’ordine e la disciplina siccome temo di ricadere nel caos. Noi detestiamo con forza gli orrori vissuti e mai superati del tutto. Ciò che è  completamente estraneo alla nostra natura non ci fa tanto ribrezzo. Perciò i monchi minacciano i monchi, gli orbi detestano gli orbi e gli storpi sputano in faccia agli storpi

Mi apparvero immagini di stampelle, di occhi spenti,  di sputi  che turbinavano  e mi addormentai.

Avvertenza: il blog contiene altre due note.

Nota 14

 La risposta del Sileno al re Mida

“L’antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde fra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Rigido e immobile il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: ‘Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è-morire presto”  (Nietzsche, La nascita della tragedia Capitolo III )

 

 

Bologna  8 giugno 2026 ore 10, 18 giovanni ghiselli

p. s

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Perché continuo a ricordare, a correggere e riproporre questi avanzi di me stesso? Perché tra le pagine che scrivo nel blog e in face book queste  sono le più lette. Da qualche tempo sono diverse  migliaia al giorno i miei lettori. Mi sembra che mi chiedano di scrivere ancora.

Ricordo che martedì 16 giugno prossimo tornerò nella biblioteca Ginzburg per presentare la  mia narrativa già pubblicata, Tre amori a Debrecen, che racconta la crisi dei venti anni e l’uscita dalla crisi con le borse di studio all’estero, l’esperienza del ’68, i primi amori e l’inizio della mia vita da insegnante nella scuola media, poi i grandi amori con le finlandesi e l’arrivo sulla soglia dei trentanni, dell’insegnamento liceale e della vita adulta.

Questo libro si trova in prestito nella biblioteca Ginzburg. Quindi non compratelo. Ieri sera ho visto un film documentario su Giorgio Bassani che vinse il premio strega con Il giardino dei Finzi Contini che mi influenzò quando ero adolescente ed è un libro discretamente pregevole.

Non provo dispiacere per non avere vinto lo Strega o altri premi cui del resto non ho mai cercato di partecipare. Il mio premio sono i milioni di lettori in tutto il mondo.

Eccoli divisi per nazioni. K significa da moltiplicare per mille.

Italy

849k

United States

731k

Hong Kong

107k

Singapore

89.9k

Germany

79.3k

Russia

28.1k

France

23.3k

China

19.8k

United Kingdom

18.2k

Ireland

14.2k

Vietnam

12.8k

Mexico

11.4k

Brazil

10.3k

Netherlands

7.85k

Austria

7.81k

Finland

7.3k

Unknown Region

7.25k

Spain

7.17k

Ukraine

6.75k

Other

207k

 

Questi sono i conti del blog. Face book non li tiene ma registra i commenti quasi tutti positivi

 

 

 

 



[1] Cfr. Eschilo, Persiani, 821-822.

15 Cfr. “to; sofo;n d’ jouj sofiva” ( Euripide, Baccanti, v. 395). Il sapere non è sapienza

 

[3] “L’antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde fra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Rigido e immobile il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: ‘Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è-morire presto”

Nietzsche, La nascita della tragedia Capitolo III  .

 

16 Mi devono snobbare, dire che sono un ingenuo e un demagogo, non mi devono onorare come uno di loro, perché non sono come loro” (Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani, L’esilio di Barbiana, Introduzione di Tomaso Montanari, p. 7) .

 


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