Didone sempre più tormentata decide di uccidersi ma lo dice alla sorella
Didone soffre, ha visioni e ode voci che accrescono il senso di colpa, quindi decide che si è meritata la morte.
"Agit ipse furentem/in somnis ferus Aeneas; (semperque relinqui/sola sibi, semper longam incomitata videtur/ire viam et Tyrios deserta quaerere terra:/Eumenidum veluti demens videt agmina Pentheus/et solem geminum et duplicis se ostendere Thebas,/aut Agamemnonius scaenis agitatus Orestes/armatam facibus matrem et serpentibus atris/cum fugit ultricesque sedent in limine Dirae " (Eneide, IV, 465-473) spietato Enea la incalza nei sogni rendendola pazza: e sempre le sembra di essere lasciata sola, sempre di andare senza compagnia per una lunga strada e di cercare i Tirii in una terra desolata: come Penteo pazzo vede schiere di Eumenidi e il sole doppio e doppia mostrarsi Tebe, o quando Oreste figlio di Agamennone incalzato sulle scene fugge la madre armata di fiaccole e di neri serpenti e le Furie vendicatrici seggono sulla soglia.
-ferus (466) : solo nella situazione onirica, causata dal risentimento esasperato della donna, Enea viene qualificato con l'aggettivo che gli pertiene e che lo caratterizza quale davvero è.
-semperque(…)sola sibi: allitterazione insistente che sottolinea la solitudine.
-desertā(…)terrā : la desolazione della donna ricade sulla terra di cui è regina per il principio della responsabilità collettiva. E' lo schema dell' Edipo re di Sofocle dove la terra tebana è avvelenata dal mivasma costituito da Edipo.
Eumenidum: sono le Furie che perseguitano Oreste divenute "benevole" dopo avere ricevuto un culto ad Atene per intercessione della dea eponima della città[1].
Qui, forse sulla scorta di Pacuvio o di Accio, vengono identificate con le Baccanti che combattono Penteo, il re di Tebe ostile alla religione dionisiaca.-solem geminum…duplicis (=duplices)…Thebas : questa immagine invece deriva proprio dalle Baccanti di Euripide quando Penteo farneticante dice:"kai; mh;n oJra'n moi duvo me;n hJlivou" dokw'-dissa;" de; Qhvba" kai; povvlism' eJptavstomon" (vv. 918-919), veramente mi sembra di vedere due soli e doppia anche Tebe la città dalle sette porte. La pazzia indotta dalla religione è simile a quella provocata dall'amore.
-Orestes : il figlio di Agamennone che per ordine di Apollo ha ucciso la madre e deve subirne le Furie vendicatrici.
-sedent: l'immagine delle Furie in sosta sembra dipendere dalle Eumenidi di Eschilo:"provsqen de; tajndro;" tou'de qaumasto;" lovco"-eu{dei gunaikw'n ejn qrovnoisin h{meno" " (vv. 46-47), davanti a quest'uomo una strana torma di donne dorme seduta nei troni. Verranno svegliate poco dopo dall'ombra di Clitennestra.
Didone quindi decide di morire, ma parla con la triste sorella nascondendo con l'aspetto il suo proposito:"Ergo ubi concepit furias evicta dolore/decrevitque mori, tempus secum ipsa modumque/exigit et maestam dictis adgressa sororem/consilium voltu tegit ac spem fronte serenat" ( Eneide, IV, 474-477) come sopraffatta dal dolore, ebbe accolto le furie e decise di morire, stabilisce da sola tra sé il tempo e il modo e, rivolgendosi con queste parole alla triste sorella, copre il proposito con il volto e fa brillare la speranza sulla fronte.
-concepit furias: le furie sono dunque interiorizzate e diventano parti dell'anima. Tali le Erinni nell'Oreste di Euripide: quando Menelao, vedendo il nipote tormentato, gli domanda: "tiv" s j ajpovllusin novso" ; " quale malattia ti distrugge?, Oreste risponde :" hJ suvnesi", o{ti suvnoida deivvn j eijrgasmevno" " , l'intelligenza poiché ho coscienza di avere compiuto atti orrendi ( vv. 395-396).
Bologna 15 dicembre 2025 ore 15, 54 giovanni ghiselli
p. s.
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