Tolstoj Resurrezione parte seconda.
Dimitri capiva che il popolo si stava estinguendo attraverso la mortalità infantile, l’eccesso di lavoro delle donne, l’alimentazione insufficiente per tutti e specialmente per i vecchi. Nel popolo c’è chi non ne vede l’orrore e molti credono che questo sia naturale. Il mezzo sicuro per salvarlo sarebbe restituirgli la terra che gli è stata tolta.
“La terra non può essere oggetto di proprietà, di compravendita, al pari dell’acqua, dell’aria, della luce del sole”. L’aveva letto in Henry George un economista americano dell’Ottocento.
Dunque Dimitri pensava di non avere diritto di tenersi la terra. Voleva fare la volontà di Dio scritta nella sua coscienza. Voleva sentirsi il servitore e non il padrone (p. 223)
La terra non è proprietà di nessuno. Essa appartiene a Dio.
Si reca nella casa delle zie e vede una foto con le due anziane, sé stesso da studente e Katiuša pura, fresca, allegra e felice di vivere (229)
Quindi torna a trovare Katiuša. Era nell’infermeria dove c’era un assistente che non le dava requie ma a lei oramai ripugnavano i rapporti fisici con gli uomini e provava rabbia anche nei confronti di Dimitri che le aveva rovinato la vita.
Il principe a sua volta sentiva ripugnanza per quella società che teneva celate con tanta cura le sofferenze patite da milioni di uomini. Non era giusto che lui vivesse in un lusso sfacciato mentre i contadini si ammazzavano di lavoro 246
Il ricorso presentato dall’avvocato venne respinto.273
“Presenteremo la domanda di grazia sovrana” dice Fanarin.
Nechliùdov avvicina gente di potere cercando aiuto per la ragazza e constata che i galeotti erano in carcere non perché avevano offeso la giustizia ma perché voleva impedire ai funzionari e ai ricchi il possesso incontrastato della ricchezza che traevano dal popolo lasciandolo nella miseria . 296
Dimitri torna a Mosca dalla Màslova per darle la brutta notizia sul ricorso respinto e la grazia molto improbabile. Dopo l’esperienza dell’alta società pietroburghese ripeteva tra sé: “Nella Russia di oggi l’unico posto degno di un uomo onesto è il carcere” 300.
Katiuša non è più nell’infermeria: l’hanno rimandata in carcere. Il portiere dice che il primario l’ha cacciata perché si è messa a fare l’amore con l’assistente.300. Si saprà più avanti che è una calunnia.
Dimitri rimane colpito da questa notizia cui dà credito e pensa che Katiuša abbia simulato le lacrime e il rifiuto di sposarlo per trarre il massimo profitto da lui. Per un momento pensa di abbandonarla ma poi si ricrede e decisìde che lasciandola punirebbe sé stesso. Vuole obbedire alla propria coscienza che esige il pentimento e l’espiazione. Se lei fa l’amore con chi le pare sono fatti suoi 301. Era contento di essere giunto a questa conclusione “Se amoreggiava con quel tizio era affar suo: egli non l’amava per sé stesso ma per lei e per Dio” 303
Intanto la ragazza sentiva di nuovo amore per lui: aveva smesso di bere, fumare, civettare e nell’infermeria aveva fatto la donna di fatica. Dimitri a sua volta era contento di occuparsi di lei invece che solo di se stesso come aveva sempre fatto. Si occupava anche di altri detenuti cercando di aiutarli ma non poteva arrivare a tutti.
Alcuni erano vittime di errori giudiziari come la Màslova ed erano completamente innocenti.
Altri erano stati condannati per delitti commessi quando erano in preda a ira, gelosia, ubriachezza.
Altri ancora avevano commesso azioni che secondo loro erano usualissime come il contrabbando.
“La quarta era formata da individui considerati delinquenti soltanto perché moralmente superiori al livello medio della società. Tali erano anche i delinquenti politici socialisti e scioperanti, condannati per ribellione all’autorità”.
Nechljùdov trovava che la percentuale di questi era molto alta. Pensava che doveva redimere la Màslova per redimere se stesso 312 “Perché lei è stata punita ma il colpevole sono io”313
Parlando con la sorella, Dimitri le dice che lo scopo dei tribunali non è la Giustizia ma quello di sostenere gli interessi di classe 317, i furti
di quelli che rubano ai poveri. Siamo noi latifondisti che abbiamo rubato la terra che deve essere patrimonio comune. Questo romanzo contiene i prodromi dell’ideologia rivoluzionaria. Le parole citate possono piacere o no. Sono di Tolstoj. Perciò chiedo a quanti non piacciono risparmiare gli insulti. Secondo me Tolstoj non li merita.
Bologna 9 dicembre 2025 ore 20, 07 giovanni ghiselli.
p. s.
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